Dallo zapping alla realtà virtuale:
i rifugi della mente moderna



Seduti pressoché immobili, rilassati, con gli occhi sullo schermo…. le dita scorrono veloci sui tasti del telecomando. È sufficiente premere il pulsante per essere trasportati da un luogo all'altro… lo sguardo si concentra sulle immagini, ma solo per pochi secondi, poi parte alla ricerca spasmodica, attraverso i canali, di un'alternativa, di qualcosa di più bello, più attraente, più eccitante… e in questo stato solitario, in questa realtà onnipotente e gratificante (un mondo infinito di immagini delle quali usufruire a piacimento) si perdono i pensieri, il tempo si dissolve, si diventa tutt'uno con l'universo televisivo che avvolge benevolo. Si instaura praticamente con la "scatola magica" una nuova relazione psicologica.
Dunque, non solo una conseguenza delle estenuanti interruzioni della reclame: lo zapping (questi passaggi fugaci da canale a canale, senza una meta, senza un preciso piano) offre una particolare esperienza sensoriale, secondo Caretti una sorta di trance dissociativa, temporanea, che permette di uscire transitoriamente dalla realtà e di fuggire nelle zone della psiche dove regna l'onnipotenza.
Per Steiner ci portiamo in questi rifugi della mente ogni qualvolta vogliamo sottrarci all'ansia, alla depressione, a contenuti emotivi forti o inaccettabili che viviamo nella nostra quotidianità. Releghiamo questi vissuti in aree della nostra psiche dove restano indisponibili per il sé, compartimenti a tenuta stagna che difendono la propria immagine idealizzata.
Si tratta di meccanismi di sopravvivenza emotiva naturali (direi talvolta indispensabili in una società che è insieme stimolante e frustrante come la nostra), ma il sollievo che se ne ricava ha in sè dei rischi: come nel mito di narciso, che muore di languore contemplando la sua immagine, si può restare invischiati e risucchiati quando il rifugio diventa l'unica possibilità per affrontare il disagio emotivo, e la compensazione narcisistica uno stile di vita. Come succede ai numerosi dipendenti dal video e da internet, persi nei meandri di una realtà virtuale, isolati, alienati da rapporti autentici.

Steiner J. (1996), Rifugi della mente, Bollati Boringhieri, Torino
Caretti V., (2000), Psicodinamica della trance dissociativa da videoterminale, in Cantelmi T. e al., La mente in Internet, Piccin, Padova







Di Stefania Marini