E’ “TROY” IL VERO CAVALLO DI TROIA


Con l’espressione “cavallo di Troia” si intende, detto in maniera molto spicciola, “qualcosa” che in realtà nasconde un “qualcos’altro”di molto negativo. Un tranello, insomma.
Anche l’informatica ha preso a prestito da Omero questa espressione per etichettare applicazioni e programmi apparentemente innocui esecutori di semplici operazioni di gestione file etc., ma che in realtà nascondono virus tutt’altro che innocui. Così, una volta istallati i primi, i secondi invadono l’hard disk impossessandosi, in pratica, del computer.
Come fecero gli Achei con Troia. Dieci anni di guerra non ne avevano abbattuto le mura, e allora l’astuto Ulisse intuì che Troia andava colpita dall’interno. Costruirono un gigantesco cavallo di legno, lo riempirono di guerrieri e a tradimento lo lasciano dinanzi alla città come dono fatto ad Atena per propiziarsi il viaggio di ritorno. Le sue enormi dimensioni avrebbero impedito ai troiani di impadronirsene e conquistare in tal modo i favori delle dea. I troiani , allora, abbattono parte delle mura per portare il cavallo in città, ma giunta la sera gli achei uscirono dal ventre e misero a ferro e fuoco la città.
Una storia, questa, che si racconta da millenni, che ancora studiamo a scuola. E che la grande macchina holliwoodiana ha riportato sul grande schermo con tanto di Brad Pitt nel ruolo del Pelide Achille. Ma, ahimè, questa volta la pellicola non regge. Bravi gli attori, suntuosi i costumi e bellissime le scenografie, ottime inquadrature… se non fosse che in “Troy” gli americani hanno raccontato un’altra storia, non quella di Omero.
Lo ammetto, mi avevano avvisato: “Nel film c’è qualche errore, del tipo che Patroclo viene presentato come il cugino d’Achille.”
Questo, a mio avviso, è il più innocuo degli errori che avrebbero potuto commettere, ed in parte giustificabile. Un po’ per quella tendenza americana finto-puritana che non poteva accettare che il più forte degli eroi fosse ambiguo sotto le coperte, e un po’ perché in tal modo sono riusciti a spiegare, in modo rapido e veloce, il profondo legame che univa i due.
I problemi sono altri. E ben più gravi.
In primis, nessun riferimento alla partecipazione divina: non si vede Afrodite alle spalle del suo protetto Paride; latitante Atena nel match Achile vs Ettore; così pure Apollo nello scoccar della freccia fatale ad Achille.
Conseguenza diretta di tale “vacatio dei” è la “rivisitazione” di momenti cruciali della storia: nello scontro tra Paride e Menelao, quando questi sta per avere la meglio sul troiano, viene ucciso da Ettore accorso in difesa del fratello. L’originale vuole che sia stata Afrodite a togliere Paride dalla vista del marito tradito, per portarlo, avvolto in una nube, dalla sua bella. E che il marito tradito sia ritornato sano e salvo a casa.


Anche Agamennone fa una brutta fine non prevista dall’originale: viene ucciso durante la razzia della città. E da Briseide. Patetico. Per non parlare che con quella
scena hanno cancellato un’intera trilogia, l’Orestea. E già, perché l’avido Agamennone dovrà tornare in patria per essere ucciso da sua moglie Clitennestra e essere, poi, vendicato dal figlio Oreste.
E arriviamo ad Achille: passi che ne abbiano negato l’amore per Patroclo; passi che l’abbiano fatto innamorare di Briseide (per la cronaca, questa signorina per l’eroe era solo un bottino di guerra, e la sua indignazione contro Agamennone che gliel’ha porta via-e non gliela restituisce!-, è solo la reazione orgogliosa di un guerriero che pretende di essere riconosciuto come il più forte e valoroso. Qualcosa di molto lontano dall’amore, direi!) ma farlo morire dopo la presa di Troia questo è troppo. Achille nel cavallo non c’era! Era troppo impegnato ad attraversare l’oltretomba, perché Paride lo aveva colpito al tallone dopo aver saputo che quello era il suo punto debole da Polissena, di cui, invece, Achille si era davvero innamorato, e stava lì lì per abbandonare tutto e tornare a casa con lei e vivere felici e contenti.
La freccia in questione, poi, era avvelenata, perché nessuno morirebbe per una semplice ferita al tallone, figuriamoci Achille. E sempre tale freccia fu guidata fino a quel lembo di pelle scoperta da Apollo: fosse stato per Paride, Achille sarebbe diventato nonno!

Ovviamente queste variazioni sul tema sono costruite ad hoc, mi rifiuto di pensare che una produzione da non so quanti milioni di dollari si basi sui vaghi ricordi scolastici di qualcuno che non si prende neanche la briga di controllare ciò che sta raccontando.
Almeno, però, avrebbero potuto aggiungerci un sottotitolo del tipo : Liberamente ispirato ai poemi omerici.
In un mondo dove cinema e tv spesso soppiantano le tradizionali fonti di conoscenza, non mi stupirei di vedere, in uno dei tanti quiz televisivi, un concorrente rispondere che Achille muore dopo la presa di Troia.
Risposta sbagliata. Peccato.


di Andrea Silvestri