"Ti
amo feticcio”
“Un certo grado di feticismo è di regola
proprio dell’amore normale” (…) con queste parole,
Freud sorregge l’idea che in ognuno di noi c’è
una qualche forma di feticismo, in particolar modo
negli stadi di innamoramento, quando “la meta sessuale
appare raggiungibile o sembra negato il suo adempimento”
(…)
Il feticismo è una delle più comuni
parafilie, o perversioni sessuali, assieme all’esibizionismo
e al voyeurismo. Le caratteristiche essenziali di
una parafilia sono fantasie, impulsi o comportamenti
eccitanti sessualmente riguardanti oggetti inanimati,
persone non consenzienti o anche la sofferenza e
l’umiliazione inflitta al proprio partner. Nel feticismo,
la focalizzazione parafiliaca riguarda appunto i
feticci, cioè oggetti inanimati. E se un
tempo dichiararsi feticisti era una vergogna, oggi
“va di moda”. Il termine nasce nel 1700 quando gli
schiavi portoghesi, entrando in contatto con i culti
animasti degli africani, diedero il nome feitico
a oggetti di culto. Come gli africani venerano il
totem, così i feticisti desiderano calze,
indumenti intimi, scarpe e accessori femminili se
non singole parti del corpo, in particolar modo
i piedi. Sono proprio i piedi a scatenare quel desiderio
incontenibile di baciarli e toccarli, a volte diventando
una possessione diabolica. Paradossalmente per Freud
il feticismo è anche una fantasia inconscia
che prende forma (nell’infanzia) quando il maschio
difende l’idea che la donna abbia il pene, contro
la presa di coscienza della sua mancanza. Questa
“castrazione” viene sostituita con il feticcio esorcizzando
il fatto che anche lui potrebbe essere evirato.
Il caso patologico si verifica, proprio, quando
“l’oggetto” diventa l’unico mezzo per arrivare all’orgasmo,
rendendo inutile il rapporto sessuale. Il puro piacere
si trasforma in un ossessione maniacale.
L’animista, dunque, crede nell’energia che scaturisce
dalla natura, attribuisce un’anima agli alberi deformi,
agli animali mostruosi delle leggende, a ogni oggetto
simbolico del creato. Il pensiero animista venera
Dio come una forza sovrastante che non ha tempo
da dedicare agli uomini, così l’Onnipotente
invia loro spiriti e demoni del simbolismo, che
vengono interpellati durante i rituali magici. Ecco
perché si pensa che le popolazioni nere dell’
Africa siano di religione feticista e considerino
feticcio tutti gli oggetti degni di culto. Traslato
nel mondo occidentale, il feticismo è infatti,
l’insieme di rituali che porta beneficio e complicità
…. E’ uno spostamento della meta sessuale dall’essere
umano a qualunque oggetto inanimato.
Così, prende piede l’idea che ogni senso
abbia il suo feticismo:c’è chi si eccita
guardando scene erotiche, ascoltando una musica
particolare o, più facilmente, gemiti sessuali.
Lo stesso accade col profumo della pelle e gli odori
delle parti intime, gustando un cibo assimilabile
al sesso e non manca, ovviamente, il piacere di
toccare le parti del corpo.
Il feticismo, quindi, non è solo una patologia
sessuale, è forse il richiamo di quella sensualità
che si va perdendo in “questo mondo di ladri”, è
forse il desiderio di sentirsi donna in quest’ epoca
dove non esiste più la differenza tra maschio
e femmina. Una differenza che si annulla soltanto
a letto. E’ solo nell’ intimità che si sfoggia
qualsiasi arma per conquistare il proprio uomo,
si esibiscono reggicalze e babydoll mozzafiato,
calze seducenti e magari si arriva, perché
no, a condire il tutto con un po’ di pepe.. Quale
ragazzo, oggi, riuscirebbe a resistere ad un completino
sexy e un paio di tacchi a spillo? E questo stesso
completino sexy visto in una vetrina non gli farà
pensare a quella “magica” serata? Beh se questa
non è lussuria…allora è feticismo!
Non c’è niente di patologico a “giocare”
con il proprio partner, attenzione solo a non fissarsi
sul feticcio…il sesso ha tutto il suo gusto!
di Giovanna Guarino