SQUILLETTOFILIE
La
pratica dello squilletto può essere considerata
, a parere di chi scrive, uno dei più interessanti
dispositivi per la comprensione delle attuali tendenze
dei legami affettivi , e delle relazioni fra i sessi
nelle nuove generazioni. Se il walkman degli anni
Ottanta aveva mosso, se non i primi i più importanti,
passi verso la personalizzazione del panorama metropolitano,
attraverso la sonorizzazione personalizzata dell'ambiente(estendendo
il dentro della stanza, come prolungamento del sé,
all'esterno della strada) e lo straniamento del soggetto,
il cellulare realizza un ventennio dopo la possibilità
di azzerare il territorio, in nome di una soggettività
perennemente connessa ad altre soggettività
virtualmente presenti. A questo si aggiunga la plasmabilità
del cellulare, non solo e non tanto alle esigenze
dell'utente, ma agli stili di vita del soggetto attraverso
le molteplici possibilità di personalizzazione
del telefonino(temi, sfondi, loghi, suonerie, cover,
menu e modi d'uso). Il walkman viene fagocitato dal
cellulare, che non si limita a contenere brani musicali
nei più svariati formati(soprattutto mp3) ,
ma incorpora tutta una serie di media quali tv, fotocamera
digitale, camcorder, pocketdiary, ecc. più
che all'insegna della polimedialità, a quella
della polindividualità: alla possibilità
di raccogliere in un unico dispositivo elettronico
i tanti sé, attraverso la citazione piuttosto
che l'accumulo, prima diffratti in una miriade di
dispositivi portatili(dal gameboy al gamegear con
tv, dalla smemoranda al mypocketdiary). Secondo l'analisi
di Bauman nella modernità liquida (si rimanda
a tal proposito a Modernità Liquida e Amore
liquido) in cui viviamo, anche i legami affettivi
diventano fragili, mutevoli, razionali e perennemente
in discussione. Nella sessualità ad esempio
la qualità (la ricerca del sublime) viene sacrificata
alla quantità(il nuovo come promessa di felicità),
e nella ricerca del piacere(sempre al di sotto della
soglia promessa), si rinuncia ad esperire l'altro(riducendo
la sua unicità ad un oggetto di consumo perennemente
sostituibile e smaltibile), eludendo la solitudine
con dei surrogati di relazione. Se questi nuovi tipi
di legami non prevedono costrizioni e promesse a lungo
termine(e il tempo è costitutivo del desiderio,
qui a gratificare è la rapidità del
cambiamento), si accumulano però ansie (non
solo di prestazione) e incertezze (tutto viene percepito
precario). Siamo tutti, più o meno consapevolmente,
abitanti della Leonia de Le città invisibili
di Calvino? Secondo Bauman “l'avvento della prossimità
virtuale rende le connessioni umane al contempo più
frequenti e più superficiali, più intense
e più brevi.Le connessioni tendono a essere
troppo superficiali e brevi per condersarsi in legami[...]occorre
meno tempo e fatica tanto per creare contatti quanto
per romperli”; e ancora: “essere connessi è
meno costoso che essere sentimentalmente impegnati
ma anche considerevolmente meno produttivo in termini
di costruzione e preservazione dei legami” [1] . La
separazione tra comunicazione e relazione, ha importanti
conseguenze nella definizione della soggettività
e nella sua necesittà di rapportarsi ai mondi
inesplorati dell'alterità. Se le nuove generazioni
tendono a messaggiare più che a chiamare, e
a farsi squilletti più che messaggiare, tendono
allora a mantenersi in contatto col minimo investimento
cognitivo ed emozionale, oltre che economico. Le funzioni
della comunicazione vengono sbilanciate a vantaggio
di quella fatica e, similarmente alla chat, il messaggio
perde quasi completamente di significato:mai come
prima il medium è il messaggio e il messaggio
la connessione. Lo squilletto riflette esattamente
questa necessità di essere in contatto senza
dover necessariamente impegnarsi in una conversazione,
di sentirsi meno soli pur non essendo affatto meno
soli. Se lo short message è il petting della
comunicazione, lo squilletto può essere considerato
un atto di autoerotismo(meccanico e senza alcun investimento
immaginativo). L'unica funzione del cellulare poco
plausibile(e non certo sul piano tecnologico)è
quella di “squillettare” tutta la rubrica in automatico:più
che dichiarare l'elaborazione di nuovi codici(un Morse
tramite squilletti?), o la possibilità di comunicare
anche con un credito esiguo(a questo ci hanno pensato
servizi come la sos ricarica o la pay for me), dichiarerebbe
la solitudine del soggetto di fronte alla sua flebile
emanazione di presenza. E a nessuno piace sentirsi
solo, ancor meno che sia qualcun altro a ricordarglierlo.
A ciò si aggiunga la sovrabbondanza della capacità
della rubrica rispetto ai contatti che l'utente possa
realisticamente includervi(la pratica dell'accumulo
e dello smaltimento dei contatti in rubrica: contatti
fantasma, senza volto o dai tratti evanescenti, contatti
rubati o obsoleti...ripulitura della rubrica spesso
accompagnata da un malinconico sentimento di “perdita”...).
La colpa, se di colpa si può parlare (e senza
concedersi nessuna velleità apocalittica di
fronte al nuovo che avanza), ovviamente non può
essere imputata al telefonino, che anzi fa di tutto
per far sentire “tutto(e tutti) attorno al sè”.
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[1]
Bauman Zygmunt, Amore Liquido , Bari:Laterza, 2004,
cit. p.87
di
Andrea Silvestri