Quello
che in cielo è decadenza, in terra è
degenerazione. Fine Ottocento. Il ventinovenne
Joseph Vacher , militare in congedo, esperisce
le teorie di De Sade, commettendo una serie di
stupri e omicidi nelle campagne francesi. Vacher
stuprò, seviziò e assassinò
sette donne e quattro maschi, oltre ad esser sospettato
di almeno altri sedici omicidi. Ghigliottinato
il 31 dicembre 1898, entrò non soltanto
nel folclore contadino, come era facile attendersi,
ma la vicenda giudiziaria ebbe vasta eco nell'opinione
pubblica francese, ponendosi come evento spettacolare
della devianza e della nascente scienza criminolgica
(il cui impianto teorico era piuttosto labile,
a dispetto della sua fortuna popolare) e della
psichiatria . Un fenomeno criminale della provincia
assurse a dispositivo di comprensione dell'immaginario
metropolitano. Una nuova soggettività entra
nella terminologia medica ottocentesca e nell'immaginario
sociale, attraverso la letteratura (da De Sade,
riscoperto, e sulla scia sadiana dei decadenti)
e pratiche devianti: quella del sadico. La letteratura,
pensiamo , per citarne alcuni tra i più
grandi, ad Apollinaire, Bloy, Bourget, Goncourt,
o Rachilde, sfruttò allora in maniera più
o meno spregiudicata , suggestioni e pratiche
legate al sadismo. E un Vacher vive nel decadentismo
sacrilego dello Huysmans di Là-bas(1891),
nel quale il nobile Gilles de Rais sventra dei
fanciulli e si masturba con le loro viscere. Ma
se per alcuni il sadismo era il vessillo di una
sfrontata volontà di trasgressione, per
altri era, per quanto sublime, pura avversione
per la società di massa(che avrebbe poi
fatti propri alcuni codici del sadismo nei suoi
linguaggi espressivi), le donne e le convenzioni
borghesi. E i sadici, al di là delle profezie
dei letterati, sarebbero venuti dal fondo di una
società che essi stessi disprezzavano.
La società di massa aveva prodotto i propri
bestiari di sadismo, attingendo alla scandalistica,
alla cronaca nera, a una certa lettertura e divulgazione
scientifica-feticistica, come Vampirisme: Necrophilie,
nècrosadisme, nècrophage(1891),
di Alexis Lepaulard. Il sadismo ossessiona e affascina
l'Ottocento, e minaccia la crisi identitaria e
sessuale del maschio, identità che andava
costituendosì non tanto nella definizione
dei caratteri tipici della mascolinità
( al quale era peraltro prescritta una certa dose
di aggressività, perchè atavica
e naturale, e purchè non degenerasse dalla
teatralizzazione dello stupro ancestrale alla
riconduzione del piacere sessuale al solo inferire,
o peggio ricevere, violenza), quanto nella demarcazione
della devianza. La mancanza di appropriazione
di ruolo del normale, mancanza esibita dal calo
del tasso demografico e dall'incedere sempre più
netto del femminismo, accompagna questa ridefinizione
del concetto di mascolinità non deviante.
E la devianza discipilna il comportamento della
norma. Basti pensare alla campagna per la fustigazione
dei controtipi della mascolinità (quali
il pervertito, il travestito o il protettore),
nell'Inghilterra di fine Ottocento, e alla sessualizzazione
della punizione inferta come vizio del "normale".
Contemporaneamente, un'ondata moralizzatrice gridava
alla censura e alla repressione della pornografia,
condannando gli stimoli "degenerati"
dei nuovi linguaggi della fotografia, del cinema
e della pubblicità, in quanto la sovraccitazione
avrebbe naturalmente condotto al sadismo, alla
dissolutezza e all'eccesso. Si è maschi,
lo si è per conrasto rispetto a tutto quello
che non può esser definito virile(virile
non più in qualità di aggettivazione
di ciò che non può esser definito
fanciullesco, quindi non più riferito all'età,
ma rispetto al genere). Si è maschi perchè
non si è femmine, e perchè non si
è omosessuali. Si è maschi all'interno
di una società prescrittrice di norme di
rispettabilità e produttività(nella
duplice accezione produzione e riproduzione).
La fustigazione, così come la estenuante
(perchè l'acquisizione dello statuto di
maschio, al contrario di quanto accadeva per le
donne, non presupponeva necessariamente percorsi
meritocratici) proposizione di exempla di virilità
come il cowboy e l'eroe, spiegano una percezione
allarmata di penuria di "uomini veri"
(e quindi il ricorso a figure stabili e rassicuranti
per far fronte al cambiamento e all'icertezza)
più che per il dilagare della devianza
(la cui entità era palesemente irrisoria
rispetto alla norma), per l'avanzamento del movimento
femminista (termine etimologicamente legato alla
devianza maschile e poi ripreso in termini positivi
dai movimenti per l'emancipazione della donna)
più che per la trasgressione (di norme
culturalmente e non naturalmente stabilite). E
si definiva per contrasto, ciò che in realtà
andava facendosi meno opponibile. Pubblico e privato,
maschio e femmina, produzione e consumo, proprio
nella loro confusione non potevano richiamare
una ridefinizione concettuale rassicurante e pacifica,
ma il profilarsi di nuove soggettività,
niente affatto classificabili all'interno delle
vecchie griglie interpretative. Intanto il sadismo
stava tacitamente contagiando i codici genetici
di una società che per troppo tempo avrebbe
sacrificato le soggettività in nome della
produttività e della volontà di
potenza: la virilizzazione(o meglio: ipermascolinizzazione)
della società di massa condusse alla femminizzazione
dell'immaginario. E nella costruzione-costrizione
della sessualità e del genere erano inscritti
gli sconfinamenti delle perversioni e delle sensualità,
della società che adesso viviamo e che
già ci lasciamo alle spalle.