La psicologia
dello sport
“Lui è la mente e lui
è il braccio”, “Chi ha buone gambe non ha
testa”; sono degli esempi che esprimono una convinzione
diffusa di una sostanziale e netta separazione tra
le attività psicoideative e quelle psicomotorie.
Tanto è che uno sportivo ben dotato sul piano
fisico è immaginato come ipodotato sul piano
intellettuale e uno studioso è concepito
come sportivamente non idoneo. La conseguenza di
tale ragionamento cartesiano è stata un’educazione
separata rivolta o al fisico o all’intelletto rafforzando
e confermando l’errata scissione mente-corpo. Fortunatamente,
negli ultimi anni si sta assistendo ad un movimento
che va rilanciando il famoso aforisma di Giovenale,
che considera la motilità, l’intelligenza
e l’affettività come aspetti diversi e strettamente
correlati. Si tratta, in sostanza, del concetto
di integrazione psicofisica, che vede protagonisti
la psicologia e lo sport in più campi di
applicazione. Alcuni esempi:
- La psicologia e lo sport a livello amatoriale,
che coinvolge un numero sempre più ampio
di persone, al fine di raggiungere un benessere
olistico;
- La psicologia e lo sport a livello terapeutico,
che interessa persone diversamente abili e soggetti
con difficoltà psichiche e relazionali, allo
scopo di sviluppare capacità, potenziare
risorse esistenti, gestire ansia e canalizzare aggressività;
- La psicologia e lo sport a livello agonistico,
che coinvolge gli atleti ad alto livello, con lo
scopo di potenziare le abilità cognitivo-emotive
dello sportivo agonista, migliorandone le sue capacità
di attenzione e concentrazione, la sua capacità
e rapidità di giudizio, i suoi tempi di reazione,
il controllo e la gestione dello stress e dell’ansia
e la sua capacità relazionale soprattutto
laddove svolge uno sport di squadra.
In questa accezione, la psicologia dello sport,
nei suoi campi di applicazione, non ha come obiettivo
quello di fabbricare atleti invincibili, fare miracoli
o avere un effetto dopante, ma verosimilmente consente
di potenziare le abilità di base dello sportivo,
migliorandone le capacità comunicative e
il controllo degli agenti ansiogeni e stressanti,
che possono inficiarne la prestazione.
Di Katia Carlini