Prendi campo

 

 

 

Sport nazionale nel nostro paese (e in pratica di tutti quelli europei), il calcio è da considerarsi un medium tra i più pervasivi della contemporaneità, costitutivo della nostra identità nazionale ed individuale. Non soltanto il pubblico del calcio è uno dei più eterogenei per estrazione socioeconomica e regione di appartenenza, ma i suoi linguaggi mutuano linguaggi altri, come quelli della politica e del giornalismo non sportivo, della letteratura e del cinema, ma soprattutto della televisione. Nella scansione temporale quanto nei linguaggi e nelle modalità fruitive, la Tv ha fatto di calcio e dintorni, un bersaglio centrale d’interesse e del calciatore un uomo di spettacolo, del quale la televisione(anche quella postgeneralista)non può fare a meno(anche per l’eterogeneità del pubblico del calcio). Proprio il calciatore và sostituendo nell’immaginario di massa, la star del cinema e della musica. Ricchezza, forza e mondanità sono valori centrali di un’etica ed una estetica del loisir, e il calciatore, più della popstar e del divo, viene oggi ad esser eletto quale legittimo rappresentante dei nostri desideri. Ciò che interessa ai fini del nostro discorso è sì la versatilità mediale dell’eroe calcistico, (in forza della sua pervasività nell’immaginario), ma soprattutto la figura dell’eroe- calciatore fuori dal campo e senza pallone, e in particolare il telefonino cellulare come pallone, e l’utente della telefonia mobile come calciatore(e quindi eroe). “Prendere campo”, diviene metafora e imperativo di un presente che sublima l’etica del sacrificio nel “dover vincere a qualunque costo”(esemplare la polemica Zeman, eroe morale versus gli eroi estetici del calcio, non come accusa-ammissione di colpa di un certo calcio, quanto la re-definizione dei labili confini de e tra gli immaginari) e nel quale gli esiti (successo e notorietà, incarnazione nell’eroe) della vittoria sono sempre meno vincolati dal contendersi la vittoria in campo. Le campagne pubblicitarie delle compagnie di telefonia mobile, fanno del calcio il volano principale del nuovo; non solo servizi ma anche tecnologie vengono esperite dal pubblico televisivo(che per il 70% è costituito dal pubblico calcistico) attraverso servizi che comunque rimandano al calcio e alla figura eroica del calciatore. Il calciatore è il presente, così com’è e come vorrebbe essere; è il punto G dell’immaginario: è ciò che l’uomo vorrebbe essere e ciò che la donna vorrebbe avere(possedere ed essere posseduta). E’ e rappresenta la democratizzazione del desiderio e la androginizzazione del presente. Proprio per questo calcio e telefonia cellulare fanno l’amore. Il calcio nel telefonino però non fa degli utenti dei giocatori di squadra: la connettività non è un essere in campo, ma essere virtualmente prossimi quando c'è campo. E non c'è scampo dalla parzialità di questo esserci. Il telefonino cellulare( finanche l'UMTS) è un pallone sgonfio, tanto più sgonfio quanto lo si gonfi.

 

 

 

 





di Andrea Silvestri