C’era una volta un uomo

 

C’era un volta un uomo venuto da lontano. Era polacco. Era alto, biondo, di bella presenza. Amava sciare e da giovane voleva fare l’attore. Si chiamava Karol.
Recitava in piccoli teatri clandestini attrezzati in casa, perché il regime aveva dichiarato illegale il teatro.
Poi entrò in un seminario. Ma anche questo era clandestino, perché il regime non voleva alcuna forma d’indottrinamento religioso.
Lui, però, il seminario lo finì, e divenne prete. Insegnò all’università, e poi divenne vescovo. Si fece notare al Concilio Vaticano II, e poi divenne cardinale.
Arrivò così il 1978, quando fu eletto Papa, quando quell’uomo venuto da lontano fu posto sulla pietra più importante per dare una scossa al mondo.
Disse solo tre parole, Papa Giovanni Paolo II:”NON ABBIATE PAURA”.
E quelle tre parole furono capaci di grandi cose. Cominciarono a cadere i muri che separavano popoli una volta fratelli, e cominciarono a cadere i regimi che li alimentavano; chi non conosceva la libertà cominciò a cercarla, e chi credeva in un altro Dio cominciò a credere che un dialogo con “gli altri” fosse possibile.
Fece molte cose Karol.
Cominciò presto a viaggiare, per parlare a tutti, per parlare con tutti.
Un giorno gli spararono, ma lui si rialzò e riprese a girare. Parlò ai cristiani, agli ebrei, agli ortodossi, ai musulmani. Fece mea culpa degli errori del passato, per secoli volutamente dimenticati dalla Chiesa. Chiese perdono e ripartì.
Ricominciò il viaggio puntando ai giovani, alle “sentinelle del mattino, nell’alba del terzo millennio”, perché aveva capito che erano loro il futuro, perché aveva capito come parlare loro, perché aveva capito come incontrarli.
E così ogni anno dava loro appuntamento in un posto diverso, a Roma, a Parigi, a Toronto. E quando arrivava, loro erano là ad attenderlo, con cori da stadio, con bandiere e facce di ogni colore, con vere emozioni e forti sentimenti, in quelle giornate di festa che lui aveva pensato apposta per loro.
Poi cadde di nuovo. Questa volta fu la malattia a metterlo alla prova. Ma neanche stavolta si arrese. Continuò il suo cammino, i suoi viaggi, le sue giornate di festa. C’era chi voleva mandarlo in pensione e chi girava lo sguardo per non vedere quella mano tremolante, quasi fosse una vergogna, la malattia. E lui, invece, ridiede dignità all’uomo malato, diede forza a chi, come lui o peggio di lui, si ritrovava in un corpo divenuto fardello.
Un giorno, infine, si arrese. Dovette.

C’era una volta un uomo che ha lasciato un segno indelebile nella storia, che tutti, credenti e non credenti hanno definito “Grande”.
Un uomo decisamente carismatico, non sempre compreso, da qualcuno persino odiato. La sera che se n’è andato molti hanno pianto.
Perché uomini così sono rari al mondo. Perché di uomini così ce ne vorrebbero di più al mondo.


di Mariagrazia Sena