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Nostalgia caustica


Ci sono momenti in cui anche il più autoconservativo tra gli individui ha bisogno di diventare parzialmente masochista, per questo annusa la fonte di dolore più prossima e beve fino all’ultima goccia della magica pozione che fa inumidire gli occhi. I ricordi appaiono così tutti meravigliosi e anche la peggiore delle figuracce non provoca altro che sorrisi, mentre in momenti tranquilli farebbe ancora arrossire come un coniglio. Il presente, in questi istanti di black out temporale, assume lo sfumato connotato del sogno, talvolta anche dell’incubo, in ogni caso sembra molto più lontano degli stessi ricordi. Il futuro è una variabile non considerata, visto che sia i desideri che le paure sono collegate esclusivamente a quel momento fuggente che si vive. Il passato è l’unico pensiero costante, e poco importa se quel passato è stato tale nella ragione in cui si aspirava, o si temeva, un presente quale esso è.
Quattro anni fa cadevano le torri gemelle, il movimento dei movimenti progettava la riscossa dopo i cosiddetti fatti di Genova, il mondo intero era in subbuglio; qualcuno cucinava, qualcun altro non trovava di meglio da fare che saltare uno stop, certi leggevano la settimana enigmistica; gli ultimi villeggianti si preparavano per il controesodo, alcuni universitari mettevano mano ad esame precoce, i bambini facevano brutti sogni pensando di dover rivedere la maestra con la cipolla sul naso.
Personalmente, facevo i primi preparativi per una mediamente imminente partenza; cosa vuol dire imminente? Allora: prossima ad accadere. Si, ho capito, ma in che senso ‘prossima’? Nel senso che dovrà accadere in un tempo mediamente imminente… mmh… è imminente una cosa che accadrà in venti giorni? Dipende: se si tratta di una visita dal parrucchiere o di una cena fuori in pizzeria con la famiglia forse no; se si tratta del matrimonio o di un esame di stato magari sì. Consideravo la partenza per l’erasmus imminente, guardavo un telefilm di avvocati su rai due, attonita osservavo l’edizione straordinaria del tg, e in tutto ciò mi rendevo conto che la storia, quella solo mia e quella di tutti, subiva una brusca manovra.
Stupore e incomprensione erano i sentimenti dominanti la società civile (non civilizzata, che è ovunque opinabile.. civile.), mentre timore e curiosità dominavano invece solo me, e pochi altri sconosciuti. Sconosciuti… W.B. Yeats: “i’m not a stranger, i’m only a friend you haven’t met yet” (non sono uno sconosciuto, sono solo un amico che devi ancora conoscere). Avevo molti sconosciuti da conoscere di lì ad un mese, e questa cosa aveva un deciso sapore agrodolce; è rimasto agrodolce anche dopo averli conosciuti, ed era un perfetto equilibrio di zucchero e aceto, riso e pianto, sobrietà e follia, studio e divertimento (quest’ultima è un po’ banale, ma è la realtà). Quali sono gli anni che considereresti della svolta nel tuo personale percorso su questo pianeta? Il 1999, il 2001, un po’ anche il 1997, cioè dare un’occhiata fuori, sperimentare tutto il nuovo che c’è e poi viverlo in senso assoluto.
Allora, la prima occhiata fuori è la scoperta del mondo delle possibilità, delle probabilità che ci si aprono davanti, è il sospetto della negazione delle certezze fino a quel momento acquisite, è vedere la fine dell’autostrada e iniziare a concepire l’inizio della strada di campagna, con le sue curve morbide e con quelle più strette, con i suoi incroci imprevedibili e sempre con qualche enorme animale che attraversa.
Sperimentare il nuovo che c’è equivale ad andarci in vacanza in quella campagna, e vedere se si riesce a cogliere il bello di stare un quarto d’ora fermi per attraversamento ovini, come anche non disdegnare il brutto di un’”ape” con vecchina al comando che rifiuta il concetto di specchietto retrovisore.
Vivere in senso assoluto è meglio di un trip, quando si dice così per intendere tutte le vertigini che si provano, quelle della gioia, come quelle dell’imbarazzo o del dispiacere; è assaporare qualsiasi emozione cercando di salvarla ogni trenta secondi nel disco rigido, per essere sicuri di non doversi mai trovare un giorno ad annaspare nel tentativo di ricordare un luogo, o peggio un volto.
Ecco, adesso tutto appare con sufficiente chiarezza da non sembrare passato remoto… dalle cene in venti a quelle completamente sola, dalle serate ad elevato tasso alcolico (preferibilmente birra non pastorizzata, weizen, o se proprio fa freddo un bel gluh wein, meglio noto come vin brulé) a quelle più calme (appunto camomilla, al massimo tisana ai frutti); dalle notti sulla scrivania a quelle in bici, dal febbraio più freddo a –18 al giugno più caldo a +35. I volti sono tuttora indimenticabili, anche se certe volte sfuggono leggermente alcuni nomi ‘marginali’ (ah, queste cellule celebrali vuoto a perdere…), e però le situazioni che riaffiorano sono talmente tante che il disco rigido ci sembra in ottimo stato (alla faccia delle cellule sterili).
È inutile mettersi a raccontare, o cercare di trasmettere un solo grammo di questa meravigliosa sensazione, solo l’esperienza in sé è in grado di dare abbastanza consapevolezza per far comprendere uno stato d’animo irriproducibile; è come il primo bacio, si può raccontare mille volte, ma solo sentire il sapore di un’altra persona ci spiega ciò che è stato descritto. Avrei voglia di scrivere un paio di aneddoti rimasti famosi nel circondario alpino, ma è come raccontare una barzelletta sui carabinieri al cugino di un maresciallo; sta lì, ascolta, e alla fine guarda inebetito come a dire A) che cavolo la dici a me?? Lo sai che siamo parenti… Sei un deficiente.. B) e cosa c’è da ridere? … insomma, l’effetto sarebbe doppiamente negativo, per chi ascolta (in questo caso legge), che si ritrova a guardare l’orologio chiedendosi “e c’ho perso mezz’ora a leggere ‘sta cosa?” e per chi racconta (in questo caso scrive) che si ritrova tramortito a terra, visto che nessuno sembra minimamente trasportato da quello che sembrava essere un vagone della tav…
Comunque, tutto ciò per dire che… è stato l’anno più bello dei primi tre quarti della mia egocentrissima vita. E sarà l’europeismo dilagante, ma se si può si deve partire, che “il mondo davvero” adesso sta in altri continenti, e ci vogliono troppi soldi, quindi prima di diventare anacronistici conviene sbrigarsi a conoscere la nostra di terra emersa.


di Vanessa Ianni