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novembre 1965: esce "Donna la prima donna",
il primo 45 giri ufficiale
dei Nomadi, gruppo composto da Beppe Carletti (tastiere),
Augusto Daolio
(voce), Franco Midili (chitarra), Gianni Coron (basso)
e Bila Copellini
(batteria). Da allora sono passati 40 anni di incisioni
e il gruppo ha
attraversato, con gli inevitabili cambiamenti di formazione,
quattro decenni di storia della musica italiana, lasciando
in ognuno un segno tangibile della propria esperienza
artistica, proiettandosi con versatilità stilistica
ed artistica nel quinto decennio di attività.
Incuranti di ogni moda e stile, i Nomadi hanno saputo
conquistare un pubblico sempre più ampio che
ancora oggi segue la band in ogni concerto ed iniziative
di solidarietà. Un successo meritato ed arrivato
in maniera graduale, che ha saputo resistere anche
alla scomparsa del cantante Augusto Daolio, avvenuta
nell'ottobre 1992, pochi mesi dopo la pubblicazione
dell'album Ma noi no! Spronato dai numerosi fans Beppe
Carletti ha continuato a portare avanti il progetto
musicale e sociale dei Nomadi, che si stabilizza definitivamente
con una formazione che comprende, oltre al fondatore
Carletti, il chitarrista Cico Falzone, il batterista
Daniele Campani, il cantante Danilo Sacco, il bassista
e cantante Massimo Veccchi e il polistrumentista Sergio
Reggioli. All'attività musicale il gruppo accompagna
da tanti anni anche importanti iniziative sociali
e di solidarietà, facendo proprio il binomio
"musica e solidarietà". Ne sono una
dimostrazione i numerosi viaggi tenuti in paesi in
difficoltà (Cuba, Cile, Vietnam...), dove il
gruppo ha sempre portato un segno tangibilite di solidarietà,
il tutto lontano dai riflettori delle televisioni.
I Nomadi si sono conquistati nel corso degli anni
il più vasto seguito di pubblico. Ci sono persone
che percorrono tanti chilometri per andarli a sentire,
anche 30 volte in un anno. Un pubblico che non può
vantare nessun'altro artista in Italia. Proprio questo
forte legame con il pubblico ha portato molti ad accostare
la band emiliani ai Grateful Dead. Nelle loro canzoni
non c'è solo la storia del gruppo e del periodo
in cui sono state scritte, ma anche quella della gente
che li segue constantemente.
di
Antonio Ranalli
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