Neoindividualista:esteta
e ludens
Ha
tentato ogni possibile tattica per far parlare di
sé, per farsi notare, per farti voltare passandoti
accanto. E’ l’uomo contemporaneo, di inizio secolo,
il Neoindividualista. Là dove uomo espone entrambi
i sessi sembra difficile capire a chi ci si riferisce.
Chi è il Neoindividualista oggi? Non può
essere confuso con il borghese-marxista, razionale
e attivista; non è il post-moderno come semplice
evasore dei doveri di classe sociale. E’ molto di
più perché rappresenta chiunque si trovi
bene con ciò che un contesto sociale contemporaneo
offre: dall’ambiente urbano al letto in camera, dall’abbigliamento
alle stoffe di un locale, dall’acqua sorseggiata in
casa al drink energizzante che precede lo sforzo fisico,
dall’aria ionizzata ai fumi della metropoli. E’ l’uomo
che sopravvive alle difficoltà di una vita
perché brevettato per stilemi crudi e frivoli;
confuso in convenzionalità e somiglianza eccessiva,
griffato o underground, ma sempre cool.
Individualista perché pur essendo incastrato
in una società sempre più standardizzata
nei canoni di estetica e bellezza, in realtà
scopre – avendo occhio per scovare e coraggio per
agire- una smisurata libertà di autoidentificazione
in proprie condotte, propri stili, propri gusti. Colui
che G. Morra ha definito quarto uomo, homo ludens,
in realtà non vuole esser altro che un aspetto
dell’individualista contemporaneo. E’ egoista, se
ne frega del lavoro, getta buona parte delle proprie
energie nella vita ludica fatta di hobby, amicizie
più o meno d’occasione, cultura del fisico,
internauta per comunicare e privo di responsabilità
sociali collettive nello stesso momento in cui pubblico
e privato tirano fuori le strategie più nevrotiche
orientate al valore sociale di un gesto politically
correct.
Ogni forma di consumo è l’humus caratterizzante,
l’agire della new generation di individualisti. Spendono
per divertirsi o per prodotti dal semplice bisogno
vitale, ma ludici e free nei contenuti valoriali.
L’estetica dei loro contesti quotidiani è invece
la cornice che maggiormente apprezzano e personalizzano.
Si parla di estetizzazione del quotidiano perché
ormai non si condivide un oggetto non sottoposto ad
azione estetizzante. La comunicazione è invasa
da vene artistiche e l’arte, da tempo, non è
più esclusivamente localizzata in nicchie spaziali
ben circoscritte. Il design italiano – quando negli
anni ’50 diveniva l’elemento identificante il prodotto
industriale – è stato il primo fatto concreto
capace di imporre estetica ad ogni artefatto d’uso
comune. Così oggi l’abbigliamento è
dotato di esclusività artistiche alla portata
di molti, la pubblicità è neo-arte vibrante
in nuove tecnologie e nuove prassi economiche, la
formazione impone discipline umanistiche e artistiche
intrecciate con studi tipicamente tecnico-scientifici.
Tutto ciò che non segue le nuove norme dell’estetica
camuffante è automaticamente respinto dall’uomo
contemporaneo e condannato a fallire in un mercato
ricco e caotico. Ma se si pensa che l’estetica definisce
il profilo di un logo, introduce o meno un elemento
cromatico, stabilisce il senso di un’azione, è
facile comprendere come con poco si possa venire inclusi
nel gruppo ampio e indefinito -nei margini- di individualisti
sostenitori inconsci del concetto di estetico e ludico.
Ne deriva una sola realtà certa: molti di noi,
se non tutti, siamo oggi neoindividualisti; per capirlo
basta osservare il nostro agire quando pensiamo di
prendere un caffè lì e non qui pur se
lì è Illy e qui è ancora Illy.
Forse interessa l’estetica del locale moderno, o l’estetica
del tavolo dove sedere, o l’estetica comportamentale
di chi rilascia lo scontrino, o l’estetica di chi
affolla quell’ambiente?
Esteta contemporaneo, di massa, non è comunque
banale o superficiale perché fermo all’ epidermide
di ogni realtà. Egli osserva a fondo le opportunità
offerte e si concede il lusso di decidere, senza lasciar
cadere nella paludosa casualità tutto ciò
che lo riguarda e lo tange nel quotidiano. Di più:
anche quando dichiara una propria scelta come puramente
pratica, comoda, semplice, in realtà è
la risposta all’estetismo di un agire minimalista
e funzionale con propri frame valoriali e propri tratti
superficiali di risposta. Una donna che agisce per
praticità difficilmente indossa una liseuse
in seta; ma questo non esclude le sue scelte frutto
di canoni personali di bellezza pura e semplice ma
comunque bellezza. Canoni individuali, egoistici e
anche ludici perché comodi (laddove la comodità
cela una sottile e molto personale forma ludens).
di
Alessandro Leucci