ACCERTAMENTI
DI VIOLAZIONE & Co.
Ritengo
sia d’obbligo dedicare questa breve parabola alla
più grande seccatura dell’esclusivo ed intimo
microcosmo dell’automobilista, quella terribile
noia che ordinariamente, o al contrario di rado
per i più disciplinati , trafigge gli animi
e colpisce come un fulmine a ciel sereno: la multa.
Costei entra nelle nostre abitazioni, dissemina
il malcontento e crea un clima di astio che pervade
le case ed infervora gli animi di tutti i membri
della famiglia. Qualcuno potrà dire che una
contravvenzione, generalmente , non potrà
mai essere un argomento degno di essere raccontato
in una esposizione con cotanta minuziosità
e profondità; ma state pur certi che se un
giorno, come nel mio caso, dovreste ricevere quattro
multe contemporaneamente, capirete ben presto che
una agghiacciante disgrazia si è appena abbattuta
su di voi e avrete una voglia matta di manifestare
il vostro malumore. Come ben noto, il popolo degli
automobilisti, in particolar modo a Roma, la città
in cui vivo da oltre 20 anni, affronta ogni giorno,
sprezzante del pericolo, i numerosi intralci stradali
che come le margherite nella stagione primaverile,
sembrano germogliare rigogliosamente di giorno in
giorno sulle strade. La moderna società post
capitalista ha imposto inoltre inconsciamente in
ognuno di noi un senso di irrequietezza e dinamicità
che costringe l’automobilista a sollecitare se stesso
e spesso maleducatamente gli altri ad abbreviare
i tempi di percorrenza. Ed ecco che molte volte
si è vittime, come topi fuggitivi che sgattaiolano
in casa, della trappola metropolitana della contravvenzione.
Nel mio caso la violazione del codice stradale è
avvenuta parte per necessità logistica e
parte per distrazione. Quel giorno avrei dovuto
recarmi alla facoltà di Scienze della Comunicazione,
la mia facoltà, nel minor tempo possibile,
dato che fino ad allora ero stato dell’opinione
che svegliandomi alle 9 del mattino avrei potuto
raggiungere tranquillamente l’università
in 15 minuti, dopo aver calcolato con straordinaria
cura i dettagli in termini di percorrenza e durata
del tragitto, come un pilota professionista si prepara
ad una gara di rallye. Effettivamente devo riconoscere,
nonostante la mia cocciutaggine, di aver sbagliato
clamorosamente i miei calcoli, non avendo incluso
nelle mie congetture il fattore determinante X di
cui parlavo prima, ovvero il traffico, e un altro
inopinabile fattore Y: l’incidente, l’incognita.
Ma senza soffermarci sull’ enigma della strada perché
rischieremmo di precipitare nel buio e di perderci
in indeterminati interrogativi mistici, torniamo
alla multa come ingrediente amaro e destabilizzante
dell’esperienza umana. Il mio caso assume particolare
rilevanza dal momento che, come studente universitario
o qualsivoglia denominazione mi si possa dare, sono
vincolato ai miei genitori secondo un fantasioso
contratto per il quale ricevo il denaro proporzionalmente
al mio profitto universitario. Che lo voglia o no,
questa è stata l’unica possibilità
offertami e ho dovuto necessariamente soggiacere,
dato che la ricerca di un lavoro, conoscendomi,
sarebbe stata altamente inutile e improduttiva.
La quota della paghetta mensile, e non potrei nemmeno
descrivervelo a parole quanto questo termine possa
farmi incazzare, è stata stabilità
in un tardo pomeriggio di inizio Settembre 2004,
davanti a un aperitivo in un gradevole bar del centro
a 140 euro lordi mensili divisi rispettivamente
in 70 euro da mio padre e i restanti da mia madre.
Una misera spettanza insomma. La maggior parte del
mio denaro, ahimé , viene sperperato tra
aperitivi, benzina per auto e motorino, spesi inoltre
senza che riesca ad accorgermi di aver speso euro
alcuno; ovvero ,per intenderci, una via di mezzo
tra il buttare i soldi nel cesso e mangiarli. Recentemente
però il caso è stato reso più
aspro dalle famigerate raccomandate della polizia
municipale, che come un lontano parente rincoglionito
sperduto chissà dove ogni tanto si ricorda
di spedire la sua cartolina di auguri che sistematicamente
arriva in ritardo, così fan loro, e dopo
due tre mesi circa inviano le loro letterine di
rimprovero, un rimprovero assai salato e doloroso.
La cassetta della posta solitamente non la apro
mai, non l’ho mai considerata come attività
domestica di particolare rilievo e infonde un senso
di angoscia perché lo scambio epistolare,
caduto ormai in disuso grazie alle e-mail, è
sinonimo di grane economiche, vedi bollette varie
, e fastidi burocratici. Il destino vuole che dopo
13 ore di instancabili e ardue trattative sia riuscito
a trovare un compromesso per il quale la spesa per
le mie traversie stradali debba essere dilazionata
in soli 16 mesi decurtando 10 euro mensili dalla
paghetta. Con questa storia non pretendo nel modo
più assoluto di poter rivelarmi il precettore
ideale della scuola anti-contravvenzionistica ne
tanto meno di disporre della facoltà di infondere
negli animi umani quel senso innato di paraculaggine
stradale che ogni automobilista tra noi ha appreso
con la pratica, per potersela svignare tra le tante
avversità del mondo delle infrazioni sulle
due o quattro ruote, bensì di illustrarvi
brevemente una storia, una triste storia fra le
tante esperienze comuni ,che come una buona novella
ha una morale: rispettare il codice della strada.
E se proprio non si può, per un motivo o
per un altro, o non si riesce a comportarsi da coscienziosi
e zelanti automobilisti, sperate che nessuno , ma
proprio nessuno, in quella occasione si sia accorto
di voi.
Di Richard Trenta