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Viva
l'Italia
Viva
l’Italia. Non quella del 12 Dicembre. Quella della Moratti
e degli otto licei.
E già, perché se c’era una cosa, in Italia,
cha andava più o meno bene era la scuola. Da
più parti, intellettuali di ogni schieramento
e di paesi diversi hanno ripetuto che quella di Gentile
fosse una delle migliori riforme scolastiche di tutti
i tempi.
E’ passato più di mezzo secolo d’allora, e, ovviamente,
qualche ritocco andava fatto. Come quando riprendi un
paio di pantaloni di quale tempo fa e magari sei dimagrito…
tòh un centimetro a destra, uno a sinistra e
ti va a pennello.
E invece la Moratti non ci sta, e, in perfetta sintonia
con la fede consumistica che regna sovrana in questo
nostro mondo, che fa? Prende il pantalone, lo getta
e ne compra uno nuovo di zecca.
Ma non scende proprio a pennello! Che fa, l’importante
è che sia nuovo!
Quando ero al liceo, ricordo benissimo, i miei professori
ci facevano studiare. Davvero. E quando dico studiare,
dico studiare, che un’interrogazione di storia era tosta.
Non che ti limitavi a raccontare la storiella dei mille
che sbarcano in Sicilia e si fanno un marsala!.
Certo, non era la scuola di trent’anni fa, però
si studiava. Anche quelli dello scientifico studiavano,
eccome.
Poi c’erano quelli degli istituti tecnici. Quelli si
dividevano in due scaglioni:da una parte c’erano quelli
che volevano effettivamente imparare qualcosa e quindi
studiavano ciò che gli veniva assegnato (e, per
fortuna, credo siano i più), e dall’altra c’erano
quelli che non facevano nulla, ma davvero nulla, tanto
passavano. Con tre o quattro riserve. Ma passavano.
L’interrogazione andava da pag.10 a pag 17, non una
pagina di più né una di meno. Poi c’era
la professoressa che dava le tracce del compito in classe
il giorno prima “così sapete su cosa prepararvi”,
il che si traduceva nell’individuare la persona più
adatta, e disponibile, a farti quel tema. Il giorno
dopo fingevi di scrivere qualcosa, poi sostituivi il
foglio e il gioco era fatto. Per non parlare di quelli
che a fine anno andavano imploranti dal professore per
il sei di fine anno con frasi del tipo “Professò,
se ti porto due capitoli me lo metti sei, dai!”.
Roba che all’esame di qualifica tecnica in un istituto
chimico-biologico la professoressa d’italiano chiedeva
in una frase del tipo “ieri ho comprato un libro” quale
fosse il complemento oggetto. Non fossi stata presente
non ci crederei.
Ammetto quindi che qualcosa di sbagliato c’era. Perché
poi ti ritrovavi con una massa di diplomati tanto per
dire. Di quelli che avevano preso il pezzo di carta
e chi si è visto si è visto.
Stando così le cose, a mio modesto avviso, andava
fatta una riforma che puntasse sulla qualità.
Una riforma che rivedesse, ad esempio, i programmi ministeriali
per l’insegnamento della lingua inglese. Pretendono
ancora di insegnare la lingua inglese propinando soltanto
tutto Shakespeare tragedia per tragedia, Marlowe e i
suoi rivali, la Woolfe e le sorelle Bronte … e la conversazione?
Praticamente nulla. E poi ti ritrovi con gente (presente!)
che prendeva buoni voti, capace di scrivere un tema
in lingua sul problema del teatro, ma che se deve dire
ad un turista come arrivare alla stazione termini comincia
a gesticolare all’impazzata, tipo gioco dei mimi, fingendo
un’afasia improvvisa. Tutto pur di non pronunciare monosillabi
incomprensibili.
Chi creda che stia esagerando, scagli la prima pietra.
Ma a tutto questo, la risposta quale è stata?
Semplice, chiamiamo tutte le scuole licei, così
tutti studieranno di più. Insomma più
studio per tutti.
Geniale! Come quel tale che ha detto che per risolvere
la crisi della Fiat bastava sostituirne il nome con
Ferrari.
Sarà
per questo che da un po’ di tempo a questa parte sto
prendendo in seria considerazione l’idea di cambiarmi
il cognome. Credo che Bellucci andrà bene!
Non trovate?
di
Mariagrazia Sena
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