“Tre
ore al fischio di inizio”
Già
dalle 6 la radio parte con il conto alla
rovescia...al fatidico momento in cui
l’ Italia, dal centro del campo, colpirà
quel pallone in pelle fabbricato chissà
dove...come se quel calcio d'inizio e
l’ esito di quella semifinale potesse
risolvere i problemi del mondo o potesse
portare chissà quali conseguenze
.
E
allora tutti pronti tre ore prima alla
ricerca di un parcheggio per prendere
un buon posto davanti al maxischermo o
in trepidazione di fronte alla tv di casa
,con l’ansia fin dal mattino e la trombetta
a partire dalle 4 del pomeriggio .
Si
cena prima, ci si organizza giorni addietro,
ci si attrezza per bene con: bandiere,
bombolette, colori e fantasia.
Si
cammina in mezzo alla polvere e al casino:
tutto per il fatidico momento in cui la
partita avrà inizio.
Da quel momento in poi tenzione, ansia,
furore, insulti si alterneranno a momenti
di gioia o solidarietà... perchè
un goal ci fa sentire tutti più
vicini, più amici….
Aleggia
una falsità incredibile. Si fa
pace con il nemico.Metti
da parte i problemi, esiste solo il campo
verde, gli undici con la maglietta blu
e il tuo vicino di partita...che per quanto
tu possa odiare sarà tuo amico
nei momenti di gloria.
E
succede che sebbene la cosa non ti è
mai davvero interessata ti ritrovi anche
tu coinvolto nel trepidio generale.
Anche
li nella tua stanza, alla ricerca di un
pò di concentrazione, riesce a
raggiungerti la gioia di un goal o la
tristezza di una sconfitta.
Che
tu lo voglia o no, sei comunque partecipe
dell’evento.
Il tempo sembra essersi fermato. Sembra
che tu abbia vissuto fino a quel momento
solo per vedere quella partita. C'è
solo quello...
Cominci
addirittura a capirne di più. Con
o senza voglia capisci che Geraldino è
un figo, che anche se non puoi conoscerla
la madre dell'avversario è comunque
una puttana, che se i nostri si fanno
male è valido il rigore altrimenti
no, che le bestemmie sono il principale
ingrediente necessario alla partita, che
Totti non si è ancora ripreso o
forse sì, che l arbitro è
comunque di parte (l'altra, mai dalla
nostra), che quella parata era buona e
che in un calcio d'angolo, a nome dei
cronisti, può esserci poesia.
Tra
dubbi ,incertezze, domande, che non ti
saresti altrimenti mai posto, partono
i tempi supplementari...mai visti ne sentiti…Dureranno
un quarto d'ora: tre minuti.
Forse
non lo scoprirai mai, ma capisci, perchè
te lo impongono i vicini. Quei vicini
stanchi di ascoltare le tue domande stupide,
troppo presi dal calcio d’angolo, quegli
stessi vicini che poi ti abbracceranno
a fine partita, dopo averti insultato
per le tue stupide domande.
Ed
arriva cosi l’ ultimo quarto d'ora: due
goal in 40 secondi e la folla è
in delirio.
Tutti
si abbracciano e anche tu chissà
perché provi il desiderio di alzarti
,abbracciare il vicino sconosciuto e sentire
uno slancio di felicità dentro.
Nel
mio caso dura quei trenta secondi post
partita. Alle interviste all’ allenatore
già mi sento stanca e pronta a
tornare alle mie cose.
Ma
è un caso eccezionale il mio: tutti
gli altri, non so da dove, prendono una
carica, diventano instancabili, cominciano
ad avere così caldo da dover girare
in moto a petto nudo ore ed ore in piazza
o sul corso ad intonare cori, gettare
inutili insulti che non fanno che esaltarli,
girare in auto, moto, jeep aperte con
la bandiera al vento e la voce al massimo.
E
si và avanti per ore, si corre
sulle strade,si cade, ci si rialza , si
rischia….E ancora slogan infamanti, si
vedono vecchi amici innegiare a petto
nudo nel mezzo della strada, si passa
sotto bandiere tricolore.
Io
in questo caos ed esaltazione di massa,
non riesco proprio a fare altro che sentirmi
stupida, non riesco a concepire gli inni
contro la madre del nemico né i
vaffanculo ai rappresentanti dell’ altra
squadra...né trovo qualcuno disposto
ad ascoltare le mie repliche sull’argomento.
Mi
sento proprio fuori. Sempre piu stanca.
Continuo a chiedermi quale sia il motivo
d tanta eccitazione.
Cosa cambia la vittoria o la sconfitta?
la mia vita migliorerà? E la tua?
Di Serena
La Daga