LA
STRUTTURA DEL MITO EROICO
(nella
sceneggiatura moderna)
INTRODUZIONE
Il mito come fondamento della tradizione
I
miti hanno sempre accompagnato la storia
dell’uomo, in tutti i tempi e in tutte le
regioni della Terra. Il mito è una
storia che racconta di dei e forze creatrici
e del rapporto di tali forze con gli esseri
umani.
Tutte le storie, le fiabe, i racconti popolari,
i romanzi che accompagnano la vita dell’uomo,
si basano sui miti, su storie millenarie
che si ripropongono di generazione in generazione
perpetuando la magia ed il fascino dell’antichità.
Il modello che maggiormente influenza tutte
le culture di tutte le epoche, sia nella
tradizione orale che in quella scritta,
è, senza dubbio, il mito dell’ EROE:
l’Eroe è colui o colei che è
in grado di superare le proprie limitazioni
personali ed ambientali e raggiungere le
forme universalmente valide. L’ Eroe simboleggia
quell’immagine divina, creativa e redentrice
che è nascosta in ognuno di noi e
che attende solo di essere trovata e riportata
in vita. Le storie di cui è protagonista
l’ Eroe riflettono i meccanismi della mente
umana, sono una sorta di mappa della psiche,
valide dal punto di vista psicologico e
realistiche dal punto di vista emotivo.
Tutte le storie mitiche di eroi ed eroine
sono caratterizzate da una parabola convenzionale
dell’avventura che costituisce la riproduzione
della formula dei riti di passaggio: Separazione-
Iniziazione- Ritorno.
L’ Eroe abbandona il mondo normale per avventurarsi
in un regno meraviglioso e soprannaturale,
qui incontra forze favolose e riporta un’importante
e decisiva vittoria; finalmente vittorioso,
l’ Eroe fa ritorno dalla sua avventura dotato
del potere di diffondere la felicità
fra gli uomini.
Questa struttura del mito eroico è
stata oggetto di un lungo studio da parte
di Joseph Campbell, che ne ha teorizzato
la sua validità universale.
1) “L’EROE DAI MILLE VOLTI”: Campbell ed
il suo studio sul mito
Joseph
Campbell, studiando i racconti e le mitologie
sul mondo degli eroi, scoprì che
tutti sono, fondamentalmente, la stessa
storia narrata più volte con infinite
variazioni. Tutta la narrativa segue gli
antichi modelli della mitologia e tutte
le storie possono essere ricomprese nei
termini del Viaggio dell’ Eroe. Egli espose
le tappe fondamentali di tale Viaggio all’interno
di un libro dal titolo “ L’eroe dai mille
volti”.
Campbell aveva fatto del mito il suo terreno
di ricerca e di esperienza e lo aveva analizzato
profondamente, includendo nei suoi studi
le fiabe dei fratelli Grimm, le varie leggende
sul Sacro Graal, i miti greci e romani,
le narrazioni bibliche e religiose. Con
rigore scientifico, egli mise a confronto
queste centinaia di racconti e leggende
tribali e, gradualmente, arrivò a
scoprire una sorta di schema, di trama generale,
un “monomito” comune a tutte le storie,
un Viaggio dell’ Eroe in diciannove tappe
presenti, tutte o in parte, in ogni mito.
Secondo Campbell, il tema del Viaggio dell’
Eroe è universale e atemporale: il
Viaggio dell’Eroe mitologico può
avvenire materialmente, ma la sua valenza
va ben al di là della semplice esecuzione
fisica, il Viaggio è, fondamentalmente,
un viaggio interiore, un percorso verso
profondità in cui oscure resistenze
vengono vinte e resuscitano poteri a lungo
dimenticati, che vengono messi a disposizione
del mondo.
Le tappe individuate da Joseph Campbell
e che caratterizzano il Viaggio dell’Eroe
sono diciannove:
1.
Ambiente quotidiano
2. Richiamo all’avventura
3. Rifiuto del richiamo
4. Aiuto soprannaturale
5. Varco della prima soglia
6. Il ventre delle balena(l’eroe è
inghiottito dall’ignoto e creduto morto)
7. Percorso delle prove
8. Incontro con la dea
9. La donna come tentatrice
10. Riconciliazione con il Padre
11. Apoteosi
12. L’ultimo dono
13. Rifiuto del ritorno
14. Fuga magica
15. L’aiuto dall’interno
16. Varco della soglia del ritorno
17. Ritorno
18. Signore dei due mondi
19. Libero di vivere
Questa
schematizzazione riconduce allo schema canonico
dell’avventura e dei riti di passaggio dell’antichità:
le prime sei tappe possono includersi nel
momento più generale della Partenza
o Separazione, le successive, dalla settima
alla dodicesima, compongono la fase dell’Iniziazione
ed infine, le ultime sette costituiscono
il momento del Ritorno.
Lo studio di Campbell è la palese
dimostrazione del fatto che, tutte le storie
che da millenni accompagnano la vita dell’uomo,
provengono da una medesima radice mitica,
che ha influenzato le fiabe, i racconti
ed i romanzi su cui si sono costruite le
nostre identità individuali e comunitarie.
2) Vogler e la struttura eroica nel linguaggio
cinematografico
Con
l’avvento e la massiccia diffusione della
comunicazioni di massa, la letteratura è
stata sempre di più relegata ad un
ruolo di secondo piano, perdendo il rilievo
che la caratterizzava in precedenza, specie
con la prepotente ascesa ed imposizione
della forma spettacolare del cinema.
Il cinema è la lingua franca del
XX secolo, è stato il primo mezzo
di comunicazione capace di affascinare un
pubblico di massa attraverso la narratività:
il cinema ha, in qualche modo, sostituito
i libri nel ruolo di creatori di mondi fantastici
ed irreali in cui lasciarsi trasportare
e perdersi.
Il cinema ha ammaliato e continua ad ammaliare
moltitudini di persone, grazie alla sua
capacità di regalare sogni di fornire
agli individui la possibilità di
fuggire alle vicissitudini della vita quotidiana
ed immergersi in una realtà diversa,
di fingere di poter essere qualcun altro.
Il cinema si basa essenzialmente su storie,
su sceneggiature che racchiudono gli elementi
fondanti del racconto che viene, poi, messo
in scena di fronte alla macchina da presa.
E, in quanto storie, si riallacciano anch’esse
alla matrice mitica individuata da Campbell
nella sua opera.
La scoperta del legame tra l’analisi del
Viaggio dell’Eroe e la struttura della sceneggiature
cinematografiche, si deve a Christopher
Vogler.
Vogler era un “lettore” di sceneggiature
che lavorava presso numerosi Studios di
Hollywood e, nel corso della sua carriera,
aveva avuto modo di avvicinarsi anche a
numerose fiabe e leggende di culture diverse.
Egli era intenzionato a capire quali potessero
essere i segreti di una buona sceneggiatura
e, quando nel 1985 venne a conoscenza dell’opera
di Campbell, “L’eroe dai mille volti”, tutto
gli sembrò molto chiaro: nel Viaggio
dell’Eroe, Vogler capì di aver trovato
“gli antichi strumenti dell’arte del narrare”
e, con essi, l’elemento principale che sottende
le sceneggiature dei film di successo hollywoodiani.
Egli utilizzò le idee di Campbell
per cercare di capire il successo straordinario
di film come “Guerre stellari” e “Incontri
ravvicinati del terzo tipo”, e scoprì,
al loro interno, gli elementi universali
ed appaganti che Campbell aveva individuato
nei miti: in quei film c’era qualcosa di
cui la gente aveva bisogno. Le storie basate
sul modello del Viaggio dell’Eroe esercitano
un fascino su tutti, perché scaturiscono
dall’inconscio collettivo e riflettono preoccupazioni
universali.
Per rendere disponibile tale schema agli
Studios di Hollywood, nel 1985, Vogler adattò
e semplificò l’Eroe di Campbell per
adeguarlo alle esigenze degli sceneggiatori
e della scrittura cinematografica: le tappe
vennero ridotte da diciannove a dodici e
descritte in un memorandum di sette pagine
che divenne subito lettura obbligata per
i dirigenti del settore sviluppo della Walt
Disney Corporation, dove Vogler lavorava
nella divisione animazione. Ben presto,
il lavoro di Vogler diventò di dominio
pubblico e, nel 1993, il memorandum venne
da lui stesso ampliato in un libro dal titolo
“Il viaggio dello scrittore” , divenuto
lettura obbligata per ogni sceneggiatore
alle prime armi.
Vogler effettua un’accurata rilettura dell’
Eroe dai mille volti alla luce della scrittura
contemporanea della sceneggiatura: il percorso
è molto affascinante e profondamente
pertinente all’elaborazione della sceneggiatura
classica occidentale. Le tappe superate
dall’eroe vogleriano portano, infatti, alla
luce la costruzione di un intreccio basato
sul conflitto, sul combattimento e sull’ottenimento
della vittoria, elementi caratterizzanti
di ogni sceneggiatura cinematografica che
si rispetti.
2.1. Le fasi del Viaggio dell’Eroe
La
struttura del viaggio rielaborata da Vogler
si compone delle seguenti dodici tappe:
1. Il Mondo Ordinario:
l’Eroe viene descritto e ritratto all’interno
del suo mondo abituale, nella vita di tutti
i giorni, per creare un forte contrasto
con il mondo nuovo, Stra-Ordinario, in cui
sta per entrare
2.
Il Richiamo all’Avventura:
all’Eroe si presenta un problema, una sfida
o un’avventura da intraprendere. Tale tappa
chiarisce quale siano la posta in gioco
e l’obiettivo dell’Eroe, una volta avvenuta
l’Eroe non può più vivere
nel mondo familiare ordinato
3. Rifiuto del Richiamo:
rappresenta la comune debolezza umana, la
Paura. Il rifiuto è comprensibile
perché la persona deve affrontare
il terrore dell’ignoto
4. L’incontro con il Maestro:
una volta risposto all’appello, l’Eroe entrerà
in contatto con qualche fonte di saggezza
o aiuto prima di intraprendere il Viaggio,
a volte dovrà dare una vera e propria
spinta all’Eroe per indurlo ad accettare
5. L’attraversamento della Prima Soglia:
è l’atto con cui l’Eroe si dedica
completamente all’impresa, superando la
paura, confrontandosi con il problema e
cominciando ad agire. E’ un passaggio che
va fatto con fede, che conduce l’Eroe nel
Mondo Stra-Ordinario del racconto da cui
non si torna indietro
6. Prove,alleati,nemici:
varcata la Prima Soglia, l’Eroe si imbatterà
in nuove Sfide e Prove, si creerà
Alleati e Nemici ed inizierà ad imparare
le regole di questo Mondo Stra-Ordinario.
E’ la tappa dell’incontro con i Guardiani
della Soglia, il cui compito principale
è proprio quello di mettere alla
prova l’Eroe
7. Avvicinamento alla caverna più
recondita:
l’Eroe giunge ai confini di un luogo pericoloso
dove si cela l’oggetto della ricerca e dove
dovrà varcare la Seconda Soglia.
A questo punto, l’Eroe può sostare
per prepararsi, fare strategie ed organizzarsi
per superare non solo i Guardiani ancora
più potenti, ma anche le sue resistenze
e paure
8. La Prova Suprema:
è il momento in cui l’Eroe ha un
rovescio di fortuna ed affronta la sua paura
più grande, ovvero la possibilità
di morire. Durante questo momento, l’Eroe
deve morire o essere sul punto di farlo,
per poter rinascere e ritornare cambiato,
trasformato
9. La Ricompensa:
l’Eroe entra in possesso di ciò che
stava cercando e può finalmente sentirsi
realizzato, rendersi conto di ciò
che è realmente
10. La Via del Ritorno:
questa fase mette in evidenza la decisione
di tornare al Mondo Ordinario, non però,
senza affrontare nuovi pericoli, tentazioni
e prove
11. La Resurrezione:
è il culmine di ogni film, l’Eroe
deve rinascere ed essere purificato in un’ultima
difficile Prova prima di ritornare al Mondo
Ordinario. L’Eroe deve dimostrare che la
sua vecchia personalità è
del tutto morta e che la nuova è
immune dalle tentazioni di cui era prigioniero
12.
Ritorno con l’Elisir:
l’Eroe ritorna nel Mondo Ordinario portandosi
dietro qualche tesoro o lezione dal Mondo
Stra-Ordinario
Le dodici tappe individuate da Vogler continuano,
ancora oggi, con successo, ad essere alla
base di numerose opere cinematografiche:
al di là di quei film che rimandano
in modo più che esplicito al mito
del Viaggio dell’Eroe, la maggior parte
dei film contemporanei riflette, con maggiore
o minore precisione, tale percorso.
L’ordine delle fasi è solo uno dei
tanti possibili, spesso, infatti, possono
essere assenti una o più tappe, oppure
può verificarsi che siano disposte
in modo differenziato rispetto allo schema
basilare classico, senza perdere però
in efficacia. L’importante è, infatti,
l’insieme dei valori insiti in tale modello:
gli elementi del Viaggio tipico sono rappresentazioni
simboliche di esperienze universali della
vita e possono cambiare per adeguarsi a
ciascun racconto e ai bisogni della società
a cui esso è diretto.
Grazie a molti dei film che vengono prodotti,
soprattutto ad Hollywood, l’eterna tradizione
dei miti e dei racconti ha trovato la strada
più naturale per continuare a tramandarsi
e giungere fino alle anime delle nuove generazioni.
Andando al cinema, il pubblico continua
a combattere “empaticamente” al fianco dell’Eroe
dai mille volti, trasfigurato in personaggi
ogni volta diversi che, nonostante i molti
fallimenti e gli ostacoli apparentemente
insormontabili, alla fine arrivano alla
comprensione e alla trasformazione, generando
nel pubblico una sensazione di completezza
e di appagamento interiore.
In fondo, la storia dell’Eroe rimane sempre
un Viaggio, non solo fisico, ma anche un
viaggio della mente, del cuore o dello spirito.
In ogni storia, l’Eroe cresce e cambia compiendo
un cammino da un modo di essere ad un altro.
Sono questi percorsi emozionali che avvincono
gli spettatori e rendono la storia interessante
e coinvolgente. Le fasi del Viaggio dell’Eroe
possono essere percorse in ogni genere di
racconto: il protagonista di ogni storia
è sempre l’Eroe di un viaggio, anche
se interiore o legato alla sfera dei suoi
rapporti.
3)Analisi di tre differenti figure eroiche
del cinema
La seguente analisi prende in considerazione
tre film che, in modo completamente diverso,
evidenziano una struttura narrativa fondata
sul viaggio dell’Eroe:
•
BALLA COI LUPI (Dances with Wolves,1990,
di Kevin Costner), che riprende la tipica
struttura del Viaggio dell’Eroe maschile
• POMODORI VERDI FRITTI (Fried green tomatoes
at the Whistle Stop Cafè, 1992, di
Jon Avnet), trasposizione di un Viaggio
eroico declinato al femminile ed equivalente
ad un profondo viaggio psichico ed interiore
• APOCALYPSE NOW (id., 1979, di Francis
Ford Coppola), che descrive il Viaggio dell’Eroe
in forma anomala ed incompiuta
3.1. La struttura mitica di BALLA COI LUPI
BALLA
COI LUPI, film del 1990, scritto da Michael
Blake e diretto ed interpretato da Kevin
Costner, non è solo un tentativo
di ridare fascino ad un genere in crisi
come il western e di rileggere la storia
degli Stati Uniti anche dalla parte degli
Indiani, ma è anche un’efficace trasposizione
della struttura mitica del Viaggio vogleriano.
Un eroe solitario, un mondo sconosciuto,
l’incontro con un popolo “diverso” da cui
uscirà trasformato, con una nuova
identità ed una nuova coscienza di
se stesso: sono gli elementi basilari che
richiamano alla mente il percorso eroico
classico.
Analizziamo la struttura del film in relazione
alle dodici tappe descritte da Vogler:
1.
Il Mondo Ordinario:
il protagonista, il tenente John J. Dunbar,
all’inizio del film, si trova in un mondo
caotico, in preda alla guerra e alla distruzione,
metafora del mondo Occidentale dei Bianchi,
che prima lo spinge al suicidio, poi alla
fuga
2. Il Richiamo all’Avventura:
Dunbar chiede di partire per un luogo puro,
mitico, “la frontiera”, prima che scompaia
3. Rifiuto del Richiamo:
la frontiera rivela il suo squallore: il
maggiore Farmbrough, comandante dell’ultimo
avamposto prima della frontiera, dopo aver
consegnato a Dunbar l’ordine, si spara alla
testa, il conducente del carro che trasporta
Dunbar non fa che mostrare paura per gli
Indiani e vuole che il tenente ritorni alla
civiltà, all’arrivo a Fort Sedgewick,
il tenente trova un luogo totalmente abbandonato
e fatiscente. Solo dopo la bonifica del
fiume e il risanamento dell’avamposto, Dunbar
potrà rinascere alla bellezza e alla
serenità dello stato selvaggio. Possiamo
intravedere qui già un primo accenno
della quinta tappa, una sorta di preludio
all’attraversamento della Prima Soglia
4.
L’incontro con il Maestro:
il primo incontro è quello con Due
Calzini, il lupo solitario che egli addomesticherà
e che lo avvertirà, più avanti,
della presenza estranea del Sioux Aquila
Scalciante che, alla sua vista fugge ma
che si rivelerà, poi, guida indispensabile
per la conoscenza da parte di Dunbar del
mondo Sioux
5. L’attraversamento della Prima Soglia:
Dunbar riporta ai Sioux la figlia adottiva
di Aquila Scalciante, Alzata con Pugno,
che ha tentato di suicidarsi dopo la morte
del marito. E’ la prima penetrazione del
tenente nel Mondo Stra-Ordinario della tribù
indiana e che lo pone di fronte alle prima
difficoltà di accettazione
6. Prove,alleati,nemici:
Dunbar affronta una serie di prove per conquistare
la fiducia del popolo Sioux, la più
importante ha luogo quando si reca al campo
indiano per annunciare l’arrivo dei bisonti.
La successiva scoperta della carneficina
di centinaia di bisonti uccisi dall’uomo
bianco unicamente per il pellame, fa comprendere
al tenente l’orrore del massacro e mette
alla prova la sua coscienza ed identità
di “bianco”, che inizia a vacillare
7. Avvicinamento alla caverna più
recondita:
Dunbar penetra lentamente nel cuore della
cultura indiana in una lunga sequenza ricca
di eventi: la caccia ai bisonti, le lezioni
di lingua Sioux, l’amicizia sempre più
forte con Aquila Scalciante e Vento nei
Capelli, le discussioni sull’arrivo dell’uomo
bianco ed infine, a completamento, la trasformazione
di Dunbar in Balla coi Lupi
8. Prova Suprema:
in vista di una controffensiva ad un attacco
dei Pawnee, Aquila Scalciante chiede a Balla
coi Lupi di occuparsi del campo e della
figlia. Balla coi Lupi torna a Fort Sedgewick
e scrive sul diario “Amo Alzata con Pugno”,
firmando col proprio nome indiano. La sequenza
si chiude con l’attacco dei Pawnee al campo
Sioux e l’efficace difesa condotta da Balla
coi Lupi. La significatività di tale
Prova è racchiusa nella frase che
chiude l’intera sequenza: “Non avevo mai
saputo chi fosse John Dunbar, ma quando
sentii il mio nome Sioux risuonare dappertutto,
seppi finalmente chi ero!”
9. La Ricompensa:
Balla coi Lupi sposa Alzata con Pugno
10. La via del Ritorno:
Balla coi Lupi prende la via del ritorno
per recuperare il proprio diario, strumento
pericoloso in mano ai soldati bianchi. Sarà
doppiamente punito: verrà fatto prigioniero
e giudicato come traditore; Due Calzini
e Cisko, simboli mitici dello stato di natura
e della civilizzazione, verranno entrambi
uccisi
11. La Resurrezione:
Sul punto di morire in mano agli uomini
bianchi, Balla coi lupi verrà salvato
dai Sioux e partirà con loro verso
territori più lontani
12. Ritorno con l’Elisir:
Balla coi lupi ritorna presso gli indiani,
con la piena consapevolezza della sua nuova
e reale identità, ma, per non mettere
a repentaglio le loro vite, li lascia, portando
con sé la moglie incinta
All’interno di questo film, il Viaggio si
compie ciclicamente, però l’Eroe
non torna nel Mondo Ordinario da cui aveva
avuto inizio la sua avventura, ma nel “nuovo”
mondo, la sua nuova patria, che ha rappresentato
la scoperta della sua reale identità
e la fonte di una nuova consapevolezza.
John Dunbar, ormai, non esiste più,
e il ritorno di Balla coi Lupi nel mondo
dei Sioux, diventata la sua nuova casa,
sancisce, in modo definitivo, l’annullamento
della sua precedente identità di
“uomo bianco”.
E’ evidente come questo film moderno, ricalchi
in modo esplicito e completo il mito dell’Eroe
vogleriano, rispettando pienamente la sequenza
delle tappe e l’evolversi del Viaggio.
3.2.
POMODORI VERDI FRITTI: declinazione al femminile
del Viaggio eroico
L’Eroe
non deve essere inteso come una figura esclusivamente
maschile, anzi, soprattutto le produzioni
del cinema contemporaneo, presentano un
gran numero di protagoniste femminili la
cui evoluzione nel corso dell’opera può
essere ricondotta all’interno dello schema
eroico classico.
In quest’analisi ho deciso di soffermarmi
su un film come POMODORI VERDI FRITTI che,
oltre ad essere caratterizzato da una notevole
presenza femminile, presenta una struttura
molto interessante e particolare che rispecchia
una sorta di doppio e parallelo percorso
eroico che coinvolge due eroine che, in
epoche completamente diverse, vivono esperienze
individuali, differenti ma parallele, e
ne escono entrambe rinate e con una nuova
consapevolezza di se stesse.
Evelyn, la casalinga obesa e frustrata,
che compie un percorso di crescita interiore
e maturazione, lo fa attraverso l’aiuto
di Ninny, ottantaduenne arzilla vecchietta
ospite della casa di riposo dove lei si
reca, in compagnia del marito Ed, per far
visita ad un’anziana zia. Ninny le narra
la storia, ambientata negli anni ’20-’30,
di Idgie, giovane e ribelle ragazza dell’Alabama,
che, traumatizzata dalla tragica morte del
fratello buddy, troverà nell’amicizia
di Ruth, una nuova ragione di vita. Idgie
salverà l’amica dalle grinfie del
marito violento ed arriverà a farsi
accusare dell’omicidio dell’uomo, per coprire
l’amica di colore che ha salvato il bambino
di Ruth.
Attraverso le avventure di Idgie, Evelyn
compie una profonda riflessione sulla propria
vita, arrivando alle radici della propria
insoddisfazione e trovando il coraggio di
modificarla in positivo: la sua evoluzione
si lega, quindi, alla scoperta di un Mondo
Stra-Ordinario in cui si svolgono le vicissitudini
di un’altra eroina.
Seguiamo il particolare percorso compiuto
da Evelyn:
1.
Mondo Ordinario:
Evelyn è una casalinga quarantenne
insoddisfatta della propria vita che scorre
tra la casa, le cene preparate al marito
Ed, sempre distratto dallo sport in tv,
e le visite all’anziana zia Vesta nella
casa di cura Rose Hills. Unica consolazione
sono le barrette di cioccolato che divora
in qualsiasi momento della giornata
4. Incontro con il Maestro:
in una delle consuete visite alla zia, Evelyn
incontra nella casa di cura l’anziana Ninny
Threadgood. A questo punto avviene la tappa
numero 2
2. Il Richiamo all’Avventura:
Ninny comincia a raccontare ad Evelyn le
avventure di Idgie, conducendola nell’Alabama
degli anni ‘20
3. Rifiuto del Richiamo:
Evelyn deve lasciare la casa di cura per
tornare a casa. Non è un vero rifiuto
volontario, ma un’azione necessaria
5. L’attraversamento della Prima Soglia:
Evelyn ritorna appositamente alla casa di
cura per incontrare Ninny e continuare ad
ascoltare la storia di Idgie. Veniamo, così,
trasportati, insieme al lei, all’interno
di questo nuovo mondo: assistiamo alla morte
di Buddy, alla nascita e allo sviluppo dell’amicizia
tra Idgie e Ruth, alla fuga di Ruth dal
marito violento, grazie all’intervento di
Idgie, alla nascita di Buddy junior, il
figlio di Ruth, e all’apertura del Whistle
Stop Cafè
6. Prove,alleati,nemici:
Evelyn viene presa in giro da un giovane
al supermercato, si sente sola ed inutile
e si confida con Ninny che l’aiuta a guardarsi
dentro e ad affrontare ciò che c’è
di negativo nella sua vita
7. Avvicinamento alla caverna più
recondita:
le avventure di Idgie, che si fa accusare
dell’omicidio del marito di Ruth, pur di
difendere una sua amica di colore, portano
Evelyn ad acquistare sempre più coraggio
e nuova fiducia in se stessa
8. Prova Suprema:
Evelyn, al parcheggio del supermercato,
viene presa in giro ed derisa da due giovani
donne. La sua reazione è tamponare
più volte la loro auto: è
un gesto di liberazione attraverso il quale
Evelyn segnala il suo cambiamento, il suo
rifiuto di essere calpestata e la volontà
di imporsi e farsi valere. Tornata a casa,
distrugge alcune pareti dell’abitazione
9.
Ricompensa:
Evelyn comincia una dieta e si mette a praticare
sport, l’amicizia con Ninny si consacra
attraverso la preparazione, per il compleanno
dell’anziana, dei pomodori verdi fritti,
specialità del Whistle Stop Cafè
gestito da Idgie e Ruth. Il marito le regala
i suoi fiori preferiti: la sua vita sta
acquisendo un nuovo volto
10. La via del Ritorno:
Evelyn non trova più Ninny nella
casa di riposo e, per un equivoco, crede
che sia morta. In realtà, è
solo tornata a casa, inconsapevole che la
sua casa non esiste più, è
stata abbattuta
11. Resurrezione:
Evelyn va da Ninny e la convince ad andare
a vivere con lei ed il marito, ormai e una
donna nuova e completamente serena e lo
deve soprattutto al suo aiuto
12. Ritorno con l’Elisir:
le due donne vanno via insieme, Evelyn non
ha solo scoperto una nuova ragione di vita
ed una diversa identità, ma ha incontrato
la cosa più preziosa che possa esistere,
un’amica vera. Il suo Viaggio può
quindi concludersi in modo più che
positivo, grazie all’acquisizione di più
di un unico Elisir
In questa storia, la protagonista viene
catapultata in un mondo distante e completamente
estraneo a quello della sua quotidianità:
il suo non è, però, un viaggio
fisico, ma unicamente mentale e psicologico.
Le vicende di Idgie, Ruth e gli altri personaggi
del Whistle Stop Cafè, le permettono
di arrivare a comprendere le reali ragioni
che sono alla base dell’amicizia e dei veri
valori della vita: in un mondo dominato
dal razzismo, dalla violenza e dall’ingiustizia,
Idgie e Ruth trovano il coraggio di ribellarsi
e di agire in nome di un presente e di un
futuro migliore. Il loro esempio mostra
ad Evelyn quanto siano molto più
semplici i problemi che l’assillano, e la
induce ad affrontarli e a non abbattersi
di fronte alle prime difficoltà.
Alla fine del Viaggio, Evelyn è pronta
ad affrontare una nuova vita, con un bagaglio
di esperienze e coraggio che prima le era
sconosciuto.
3.3. Il Viaggio dell’Eroe in APOCALYPSE
NOW
APOCALYPSE
NOW, realizzato nel 1979 da Francio Ford
Coppola, è l’adattamento, scritto
dallo stesso Coppola insieme a John Milius,
di “Cuore di tenebra”, un romanzo di Joseph
Conrad, pubblicato in Inghilterra nel 1899.
L’adattamento comporta una trasposizione:
l’ambientazione non è più
l’Inghilterra e l’Africa del 1890, ma gli
USA, o meglio il Vietnam, in preda alla
sanguinosa guerra, del 1968.
Sia il racconto che il film sono costruiti
sulla base di uno schema eroico, caratterizzato
da una sorta di discesa agli inferi, ma
mentre nel romanzo di Conrad il ciclo si
completa, nel film di Coppola rimane incompiuto.
Il viaggio di Willard, spazialmente, rimanda
ad una discesa nell’inferno, attraverso
il superamento di diverse soglie, di cerchi
successivi che sprofondano sempre più
nell’orrore.
Rileggendo lo schema narrativo del film
attraverso il Viaggio declinato da Vogler,
otteniamo la seguente analisi, all’interno
della quale è possibile riscontrare
alcune anomalie rispetto al percorso tradizionale:
1.
Mondo Ordinario:
già all’inizio del film è
individuabile un’anomalia poiché
Willard non è in patria, ma già
a Saigon, nel pieno della guerra. Il Mondo
Ordinario presenta già tratti anomali
poiché non è il reale ambiente
di vita quotidiana del protagonista
2. Richiamo all’avventura:
Willard viene mandato in missione dall’esercito
USA per ritrovare Kurtz, il colonnello dell’esercito
che, nel cuore della foresta, ha creato
un personale regno della follia, all’interno
del quale viola le regole e le leggi militari
3. Rifiuto del Richiamo:
Willard appare restio e titubante all’idea
di accettare la missione, ma viene convinto
dall’insistenza dei superiori
4. L’incontro con il Maestro:
intrapreso il viaggio, Willard si avvicina
al personaggio di Kurtz esaminando il dossier
consegnatogli dai superiori. Anche qui è
presente un’anomalia, perché, in
questo caso, non siamo di fronte ad una
vera e propria guida caratterizzata da un
personaggio fisico, anche se, successivamente,
è possibile rintracciare tale ruolo
nel personaggio del fotoreporter interpretato
da Dennis Hopper, poiché guiderà
Willard alla scoperta dei segreti del regno
di Kurtz
5. L’attraversamento della Prima Soglia:
non è riscontrabile un momento preciso
in cui avviene tale prova, ma è possibile
rintracciarla nelle varie sequenze che permettono
al protagonista di assistere allo spettacolo
della guerra, rivelandogli le menzogne dell’esercito:
l’attacco degli elicotteri al villaggio
Vietnamita al suono della “Cavalcata delle
Valchirie”, lo show delle ballerine al campo
USA
6. Prove,alleati,nemici:
è il superamento di varie soglie
di orrore e devastazione che conducono il
nostro eroe nel mondo del male ideato da
Kurtz: il passaggio del ponte di Do Lung
affollato di soldati folli e drogati e il
percorso di risalita del fiume mettono alla
prova la resistenza di Willard in questo
mondo irreale che lentamente si rivela di
fronte ai suoi occhi
7. Avvicinamento alla caverna più
recondita:
il nostro eroe è ormai giunto nel
“cuore delle tenebre” e si avvicina al momento
decisivo, l’incontro con Kurtz, che si rivelerà
la luce del mondo oscuro della foresta.
L’incontro con il generale folle e dominato
da un delirio di onnipotenza, condurrà
Willard ad una profonda riflessione sull’assurdità
della guerra e sul significato della violenza,
spingendolo ad una sorta di identificazione
con l’uomo che rappresenta l’oggetto stesso
della sua ricerca
8. Prova Suprema:
Willard porta a termine il suo compito uccidendo
Kurtz, quasi come in un rito sacrificale,
e lascia il suo regno della follia e dell’orrore
Il film si conclude con un finale aperto
che non permette al protagonista di completare
il Viaggio eroico: Willard non torna a casa,
non trae nessun riconoscimento dalla sua
azione “eroica”, non riceve alcuna ricompensa,
né condivide alcun sapere.
Inoltre, il film di Coppola può essere
interamente letto come un “contro-Viaggio
dell’Eroe” che, durante tutta la durata
del film, con l’uso della voce-off, esprime
i propri dubbi e la propria colpa: Willard
è un personaggio in crisi fin dalle
prime scene, mosso da motivazioni ambigue
e caratterizzato sempre da un senso di spossatezza;
più che protagonista attivo, sembra
quasi uno spettatore, un personaggio lucido
e solitario incapace di cambiare il corso
delle cose, di agire sulla Storia e sulla
sua vita personale.
Nel film vediamo, quindi, un Eroe atipico,
che non possiede tutte quelle caratteristiche
che ne fanno una figura mitica, superiore
rispetto agli uomini qualunque grazie alle
diverse prove che è riuscito a superare,
anzi, il protagonista appare il più
debole ed inerme all’interno del film, reso
ancor più fragile dal gravoso ed
arduo compito che gli è stato affidato
e che lo induce a mettersi alla prova e
ad interrogarsi profondamente sul senso
della guerra e sul significato più
generale della violenza e dell’ORRORE, menzionato
nelle ultime parole di Kurtz in fin di vita.
BIBLIOGRAFIA
Joseph
Campbell, L’eroe dai mille volti, Feltrinelli,
Milano, 1958
Christopher
Vogler, Il viaggio dello scrittore: la struttura
del mito per autori di racconti e sceneggiatori,
Dino Audino Editore, 1992
Dominique
Parent-Altier, Introduzione alla sceneggiatura,
Lindau, Torino, 1997
Francio
Vanoye, Sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Lindau, Torino, 1997
FILMOGRAFIA
1979-
Apocalypse now (id.)- Francis Ford Coppola
1990-
Balla coi lupi (Dances with Wolves)- Kevin
Costner
1992-
Pomodori verdi fritti alla fermata del treno
(Fried green tomatoes at the Whistle Stop
Cafè)- Jon Avnet
di
Milena Comuniello