Microtecnologia addosso

 

 

L’amico Gimmy circola di recente con un rossetto appeso al collo come mio nonno appendeva anni fa un semplice paio di occhiali, ricordando il gatto quando circola tra i divani di casa con il collarino decorato con un gingillo scampanellante e penzolante sotto il suo peloso gargarozzo.
L’amico Gimmy, l’anticipatore delle tendenze nel suo gruppo, fa una panoramica delle funzioni di quel pezzo di plastica metallizzata e tutti gli altri rimangono ad ascoltare e osservare la sua comica veste da saputello perché, seppur conoscitori del nuovo passatempo tecnologico a portata di tutti, ancora non si sono curati di provarlo.
L’amico Gimmy da ieri indossa un lettore MP3/WMA, 1Gb, con FM, pendrive USB.
Sappiamo bene che in breve molti altri del gruppo, vogliosi di far vedere che tutto è un bisogno vitale, si caricherà al collo quei grammi tecnologici.
La stessa cosa infatti è accaduta con il proliferare del telefonino con telecamera per fotografare in giro per il mondo cittadino, ancora prima fu fatto per il telefonino con schermo a colori e, ultimo, quello con “occhio” puntato su chi telefona per vedersi mentre si parla (videofonino). Hanno quasi tutti un PC portatile e tre di loro vantano una piccola, ma possente nelle caratteristiche, fotocamera digitale.
Il loro obiettivo futuro? Un buon palmare completo nei suoi optional. Circolano già le informazioni e Gimmy inizia a consigliare al riguardo. Il futuro tecnologico vuole includere telefonino, lettore mp3 e smarthphone in un unico palmare; non mancherà sul palmo delle loro mani.
Il gruppo conta sei ragazzi tra i 24 e i 30 anni. Ma il gruppo può contare la mid-class del pianeta terra tra i 6 e gli 80 anni!
La nuova tecnologia diventa un accessorio di piccole dimensioni sempre più alla portata di tutti. Questo può essere considerato positivo perché tende a opacizzare la stratificazione sociale ma riserva macigni di problemi sul consumismo-cult.
Se il telefonino si è dimostrato un utile -oggi indispensabile- oggetto in più nelle nostre tasche, a cosa ci potrà servire un videofonino? È vero, molto spesso fare una foto di un ladruncolo che borseggia o di un incidente, in real time, è da considerarsi valido motivo per una fotocamera in tasca, ma guardarsi in faccia mentre si telefona per dirsi poche parole a cosa mai servirà? O meglio, vale la tariffa telefonica in vigore? Vale il lavoro di menti esperte? Vale il tentativo di renderlo un articolo accessibile all’economia della massa?
Se vogliamo considerare il piacere che ci dà un oggetto capace di rendere nuovo, giocoso, insolito anche un banale momento di comunicazione telefonica, allora siamo certi che ogni cosa è lecita. La voglia di sradicare le prassi quotidiane e trasferirle in un contesto surrogato del reale perché costruito curando una pura texture frivola, ridente e soft ci conduce alla completa sottomissione a manovre economiche di grossi prestigi industriali, perdendo la gerarchia dei valori umani. Se poi gli stessi poteri ci rendono noto che loro operano per profitto ma nel rispetto di importanti valori sociali allora la narcotizzazione è massima pur se impercettibile.
Il divertimento è un bisogno riconosciuto da quando il tempo viene frazionato, di diritto, in tre momenti differenti: momento da dedicare al lavoro, momento per bisogni fisiologici e momento di riposo. Il riposo lo abbiamo confuso con svago, mercificato come un semplice artefatto quotato nei mercati e laccato con il divertimento più eclettico oggi concepibile. E crescerà ancora se lavoro e necessità quotidiane non assumeranno naturalezza vivibile contro l’attuale rigore dilaniante e alienante.
Bisognerebbe riuscire a coltivare le proprie passioni nel rispetto di scelte razionali e non forzate da altri. Qualcuno però ribatterebbe precisando che questo è un iter che porta al blocco dell’economia di un paese sviluppato come il nostro. Ma tanti, come l’amico Gimmy, chiuderebbero la questione dicendo: “Ma cosa mi importa se alla fine con un videofonino in mano posso vedere il volto di chiunque, cosa che prima non potevo fare…”.
Non per niente il videofonino scivola bene anche fra le mie dita!



di Alessandro Leucci