Sul finire
degli anni Sessanta irrompe l’elemento erotico nella
cinematografia nostrana: “si tratta di una vera e
propria rivoluzione copernicana nel costume italiano,
frutto della modernizzazione forzata del periodo e
della trasformazione dell’Italia da paese agricolo
a potenza industriale, con la conseguente urbanizzazione
che comporta anche un superamento dei valori propri
del precedente modo di vivere” (S.Della Casa)[1]. Sono anche
gli anni in cui il cinema italiano non gode
di quella che si definirebbe propriamente una “buona
salute” (a differenza di oggi che si rimpiange Fellini,
si manda Bellocchio a rappresentare l’Italia nei festival
e, nel frattempo, si fanno fare i “film” a Muccino...),
influenzato com’è dal cinema a stelle e strisce, e
del quale gran parte della cinematografia indigena
(nel senso di nostrana e di “primitiva”) non ne costituisce
che il pallido riflesso (ma ci sono anche grandi autori
del calibro di Leone e Argento). Trattremo brevemente
la storiografia del filone (e dei suoi sottofiloni),
nel corso di questo lavoro.
L’erotico
casereccio, che secondo C.Cosulich si ricollega alla
tradizione fescennina, oltre ad essere un prodotto
davvero “made in italy” in tutte le sue componenti
(luoghi, circostanze, situazioni e la componente erotica
che attinge all’immaginario erotico collettivo dell'italiano
medio), pur possedendo alcuni tratti propri del “genere”
- “décors e personaggi ricorrenti, distribuzione dei
ruoli, codici linguistici particolari, presenza di
garanzie fisse per lo spettatore del genere in cui
si iscrive il film singolo, richiami interfilmici,
con le stesse scene trattate alla stessa maniera”
(G.Buttafava)- è da considerarsi piuttosto un filone.
La nostra attenzione si focalizzerà proprio sull’immaginario
erotico che questo filone sottende, rappresenta e
propone.
La
commedia sexy, che ha sorretto con i suoi incassi
gran parte del cinema cosiddetto “nobile” di casa
nostra, “esplode”
nei primi anni Ottanta a causa della proliferazione
delle tv private e dell’affermazione (sia pure in
una dimensione di nicchia) delle pellicole a luci
rosse, e delle sale ad esse dedicate. “Esplode” nel
senso letterale del termine: quest’artefatto della
fabbrica[2], è
talmente “condensato” nell’immaginario del pubblico,
che non trova più spazio all’interno delle sue coordinate,
così come erano state tracciate dalla sua evoluzione.
In pratica, ciò che avviene non è la morte della commedia
sexy, ma la sua reincarnazione nei consumi degli anni
Ottanta. La sua diffrazione nelle forme stesse del
consumo degli anni a venire. “La poliziotta della
squadra del buoncostume” (1979) di Michele Massimo
Tarantini e “La ripetente fa l’occhietto al preside”
(1980) di Mariano Laurenti sono, a parere della critica,
gli episodi più degni prodotti in questa fase. Azzardando:la
commedia sexy si pone come “teoria”[3], una delle
teorie, con cui l’Italia degli anni Ottanta si sarebbe
rappresentata nelle forme stesse del consumo. Questo
punto verrà trattato con più attenzione pur senza
alcuna pretesa di totalità.
Una pellicola,
letta in controluce, sa dirci molto dello spirito
del tempo. Quello che cercheremo di fare in questo
lavoro è essenzialmente cogliere l’istanza dello sguardo,
o meglio:degli sguardi, che sono alla base della bistrattata
commedia sexy. Perché “alla base di un film ritroviamo
l’atto di uno sguardo, gettato sul mondo e disposto
ad interpretarlo, ad attribuirgli un significato”[4].Ci concentreremo
su alcune rappresentazioni, escludendone molte altre,
sia pur non meno interessanti, e inevitabilmente
(per ragioni di spazio e nei limiti di chi scrive)
semplificando molto…
Breve storiografia
della commedia sexy
Si rende
necessaria, per meglio inquadrare la comprensione
dei fenomeni in esame, una sia pur breve storiografia
della commedia sexy (nella coscienza che non si avanzerà
un lavoro storiografico vero e proprio, e che questo
paragrafo non pretende di ricostruire esattamente
la “filologia” della commedia sexy, quanto piuttosto
definire alcune coordinate entro le quali muoverci).
La commedia
sexy, va ad inserirsi in un terreno già “concimato”,
da un un filone che si tende a con-fondere con la
la commedia sexy stessa, ma che è qualcosa di evidentemente
diverso: il decamerotico. L’importanza di questo filone
ai fini di questo lavoro, non è data tanto dalla sua
genesi e dalla sua evoluzione, quanto dalla sua definizione
di una estetica nel pubblico, e la sua capacità di
iniziare un discorso che la commedia sexy porterà
avanti: la liberalizzazione del nudo, la rappresentazione
di una nuova poetica della femminilità, nonché la
distanza imposta tra il corpo nudo di questa femminilità
e lo sguardo del pubblico[5]. Questo
filone esploso per una sorta di “filiazione volgarizzata”
dalla trilogia della vita pasoliniana, ha passato
alla commedia sexy non solo gran parte del suo canovaccio,
ma anche una certa predisposizione del pubblico ad
accoglierlo ed amarlo (davvero mutate saranno solo
le ambientazioni) e della critica a denigrarlo (troppo
facile sparare sulla commedia sexy, dando di fatto
del deficiente al pubblico che pagava la fruizione
di questa “pornografia dell’imbecillità”[6] ).
Il decamerotico,
vero e proprio filone meteora, ha prodotto dal
1972 al 1975 una cinquantina di pellicole, dall’alterna
fortuna, e naturalmente di diverso valore. Sarebbe
noioso e peraltro inutile elencarle tutte, basterà
citare alcuni titoli. Il primo “omologo” pasoliniano
è stato Una cavalla tutta nuda(1972, F.Rossetti),
anche se una certa aria boccaccesca si respirava già
in Sexy proibitissimo(1963, O.Civirani) che
ha anticipato di qualche anno lo stesso Pasolini.
Da Boccaccio(1972, B.Corbucci) fino alla
morte del decamerotico, vengono prodotti film dal
cast piuttosto modesto, con l’apparizione di tante
meteore del cinema nostrano e attrici che non facevano
in tempo a denudarsi del tutto prima di sparire completamente,
e da budget ancora più esigui. Il minimo comun
denominatore tra questi film è la struttura a cornice
e l’ambientazione. Tra le varie rivisitazione delle
novelle boccaccesche e la scrittura di soggetti più
o meno originali, si inserisce il brancalerotico Quel
gran pezzo dell’Ubalda, tutta nuda e tutta calda(1972,
M.Laurenti), vero e proprio cult , che oltre a lanciare
la sensualissima Fenech e vantare la presenza del
dominatore del filone decamerotico, Pippo Franco,
va a costituire un sottofilone, la cui differenza
dal filone principale non si dà tanto nei contenuti,
quanto nella funzione poetica dei titoli. Ecco allora
l’aretiniano La bella Atonia, prima monica e poi
dimonia (1972, M.Laurenti), sempre con la Fenech,
Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno(1972,
A.Albertini), Racconti proibiti di niente vestiti(1972,B.Rondi),
Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti
penitenti(1972,A.Massaccesi), Donne e magia
con satanasso in compagnia(1973,R.Bianchi), Frà
Tazio da Velletri(1973, R.Gastaldi), Novelle
licenziose di vergini vogliose(1973, A.Massaccesi),
I racconti di Viterbury(1973, E.Re), e Quant’è
bella la Bernarda tutta nera e tutta calda(1975,L.Dandolo).
La lista
sarebbe ancora lunga, ma tra i tanti è doveroso ricordare
La principessa sul pisello(1976, P.Regnoli)
che detiene un (imbarazzante) primato nel decamerotico:
è riuscito a incassare appena settemila lire, e per
un film dal titolo così allusivamente illuminante,
che non aveva neppure la pretesa di essere, sia pur
vagamente, impegnato è davvero un bel guinnes!
Per arrivare
al filone di cui questo lavoro si occupa, dobbiamo
aspettare la metà degli anni Settanta, anche se i
“modelli colti” dai quali la commedia sexy prende
le mosse, escono nelle sale già un decennio prima
dell’esplosione del filone. Modelli colti quali Signore
& Signori(1966, P.Germi), Grazie zia(1968,
S.Samperi) e Malizia(1973, S.Samperi), che
sono espressione di un certo cinema, che certo la
commedia sexy non è interessato a portare avanti e
forse neppure a “volgarizzare”. Certo è che il marchio
di Saperi si fa sentire, seppure il nome di questo
giovane regista “arrabbiato” ha poco in comune con
gli “artigiani” della commedia sexy. In effetti ciò
che il pubblico ricorda dei film di questo filone,
piuttosto che i registi e la loro professionalità,
sono comici del calibro di Pippo Franco (per
il decamerotico in particolare), Lino Banfi (e la
sua inconfondibile cadenza), Renzo Montagnani (per
la sua disinvolta eccitabilità), Alvaro Vitali (il
Peter Pan del “pruriginoso casto” dei pierini) e Lando
Buzzanca (che in realtà ha frequentato la commedia
sexy con meno pervasività di quanto il senso comune
gli attribuisca). Sono ancora la sensualità
di attrici quali Edwige Fenech, Nadia Cassini, Gloria
Guida, Annamaria Rizzoli, Lilli Carati, Lory Del Santo,
Carmen Villani e Carmen Russo. Il tutto condito da
caratteristi come Aldo Maccione, Pino Colizzi, Enzo
Cannavale, Carlo Giuffrè, Bombolo, e Roberto Cenci
(come dimenticare il suo infaticabile onanismo?).
Detto ciò bisogna sicuramente sottolineare quanto
poco importasse agli “artigiani” della commedia sexy,
sottolineare qualsiasi presunta autorialità. Ciò che
interessava loro era filmare, e spesso con
budget davvero ridotti, piuttosto che firmare
(tant’è che molti registi utilizzavano pseudonimi,
e non solo per una sorta di imbarazzo da serie Z).
I “grandi” nomi della commedia sexy sono, per un equilibrato
rapporto qualità-quantità, comunque tre: Fernando
Cicero, Michele Massimo Tarantini e Mariano Laurenti.
Da ricordare è anche la professionalità di Roberto
Bianchi Montero, Mario Girolami, Adalberto Alberini
e Giuliano Carnimeo.
Dopo
questa doverosa premessa, è altrettanto doveroso
porci una domanda: cos’è la commedia sexy? Una prima
definizione della commedia sexy è quella di un prodotto
audiovisivo che si caratterizza per la miscela di
tre caratteristiche fondamentali: la comicità (più
o meno triviale) di comici e caratteristi e del rapporto
con il loro corpo[7], l’elemento
sexy ovvero la nudità (più o meno esibita) delle attrici,
e infine ma non meno importante, la serialità (di
tematiche, ambientazioni, situazioni oltre che di
attrici, comici, e registi). E’ quindi lecito, anche
se l’elemento “commedia” è piuttosto marginale o manca
del tutto, inserire all’interno di questo lavoro
sulla commedia sexy , i filoni erotici-famigliari
di “derivazione maliziesca”, gli psicologici-adolescenziali,
in quanto è riscontrabile in essi gli elementi (schemi
e figure) che andranno a caratterizzare la commedia
sexy “pura”. Nella protocommedia sexy dobbiamo
annoverare il mitico Giovannona Coscialunga, disonorata
con onore(1973, S.Martino) e All’onorevole
piacciono le donne(1972,L. Fulci), il quale
viene ricordato per la censura che incontrò, non per
forma e contenuti, ma perché sembrava ispirarsi a
un ministro democristiano di quegli anni(interpretato
tra l’altro da Lando Buzzanca, con sottotitolo Nonostante
le apparenze e purchè la nazione non lo sappia…censura
a parte, alla sua uscita questo film venne decisamente
stroncato). E ancora Sessomatto(173, D. Risi),
il “bidone”[8] La signora
gioca bene a scopa?(1974, G. Carnimeo), nonchè
lo scollacciato filone nato con Quando le donne
avevano la coda(1970, P. Festa Campanile) fino
ad arrivare a Quando gli uomini armarono la clava
e con le donne fecero din-don(1971,B.Corbucci)
nel quale ha lavorato una futura icona della commedia
sexy:Nadia Cassini. Dal 1974 e per un paio d’anni,
si impone (più che dal sapore samperiano antiborghese
di Malizia, dalle cosce della Antonelli,) l’
erotico-familiare, che porterà nella commedia sexy
cugine, zie, cognate, nipoti, matrigne ecc. pronte
a iniziare l’onanista capellone di turno o la gelosa
bambina edipica che fa gli occhi dolci al paparino
con l’amante. Ecco allora La cugina(1974, A.Lado),
L’amica di mia madre(1975,M.Ivaldi) con la
presenza di Barbara Bouchet e il lancio di Carmen
Villani, La cognatina(1975, S.Bergonzelli),
Le dolci zie(1975,M.Imperioli), La nuora
giovane(1975, L.Russo), La nipote del prete(1976,
E.Greco), e così via. La malizia si concentra ora
sull’età ed è proprio Quell’età maliziosa(1975,
S.Amadio) a lanciare la bellissima sempregiovane Gloria
Guida. E’ l’età del La minorenne(1974, S.Amadio),
La ragazzina(1974, M.Imperioli), L’adolescente(1975,
A.Brescia) e la lista sarebbe lunga davvero…
Dai vizi
di famiglia, passando per i peccati delle ragazzine,
la commedia sexy si dirama in una miriade di sottofiloni
che rappresentano, e in parte saturano, le fantasie
erotiche del maschio siculo-latino: ce n’è praticamente
per tutti, o meglio: c’è di tutto per tutti, ma si
vede poco di quel Solco di pesca(1976, M. Liverani)
che la commedia sexy sembra promettere fuor di metafora.
Ne parleremo più avanti. Intanto, per concludere questa
breve storiografia della commedia sexy, dobbiamo ricordare
proprio quei sottofiloni in cui la commedia sexy si
dirama. Il primo, se dovessimo attenerci ad un criterio
strettamente cronologico, sarebbe lo “scolastico”,
per aprire il passo al “militare”, al “professionale”
e, in ultimo, al “vacanziero”, che coincide con la
fase terminale della commedia sexy.
Per quanto
riguarda lo scolastico, da cui deriverà il filone
lampo dei pierini con il mitico Alvaro Vitali, basterà
ricordare pochi titoli, per legarli alle icone della
commedia sexy. A inaugurare questo fortunato sotto-filone
è la prosperosa Fenech con L’Insegnante(1975,
N.Cicero). Dello stesso anno è il film(a metà strada
tra lo psicologico adolescenziale e lo scolastico,
comunque molto scollacciato) che si lega al nome di
Gloria Guida(che già nella prima scena mostra in primo
piano il proprio pube, prima di rinfrescarsi nella
doccia) e che la vede dall’altro lato della cattedra:
lì dove la Fenech era la professoressa(di Greco),
la Guida è La liceale(1975, M.Tarantini) un
po’ distratta e immatura. Carmen Villani invece è
La supplente(1975,G.Leoni) , mentre Dagmar
Lassander è ancora una professoressa in Classe
mista(1976,M.Laurenti), così come Lilli Carati
ne La professoressa di scienze naturali(1976,M.Tarantini)
e l’affascinante Nadia Cassini, lanciata proprio da
questo film, in L’insegnante balla con tutta la
classe(1979, G.Carnimeo).
Anche le
caserme divengono luogo privilegiato per esibire le
proprie curve: i seni della Fenech ne La dottoressa
del distretto militare(1976, N.Cicero), o i glutei
della Cassini in La dottoressa ci sta con il colonnello(1980,M.Tarantini).
La Fenech rimane comunque la principale frequentatrice
di questo sottofilone, dando il via a una serie di
emuli senza militari: Il medico…la studentessa(1976,
S.Amadio)
con la Guida,
Il ginecologo della mutua(1977,Joe D’Amato)
con Paola Senatore, e trovano posto persino
i bidoni, sempre secondo l’accezione di cui sopra,
come La dottoressa preferisce i marinai(1981,
M.Tarantini).Il cerchio delle professioni(e dei bidoni
se si fa riferimento al titolo) si apre:abbiamo Daniela
Giordano ne La cameriera(1974,R.Bianchi Montero),
Femi Benussi ne La commessa(1975, R.Garrone),
Martine Brochard ne La governante(1975, G.Grimaldi),
Ursula Andress ne L’infermiera(1975,N.Rossati),
Irene Miracle ne La portiera nuda(1975,L.Cozzi),e
ci sono addirittura Le impiegate statali(1976,M.Landi,
sottotitolo:Batton story). Nadia Cassini è
L’assistente sociale tutta pepe(1981, N.Cicero),
Lory del Santo La gorilla(1982,R.Girolami),
Edwige Fenech La pretora(1976, L.Fulci), ma
anche una Taxi Girl(1977, M.Tarantini). La
poliziotta fa carriera(1976, M.Tarantini) dischiude
un minifilone all’interno dei professionali, da ricordare,
sempre con la Fenech, La poliziotta della squadra
del buoncostume(1979, M.Tarantini). Il “vacanziero”,
invece, ha avuto meno fortuna degli altri sottofiloni
di cui abbiamo finora discusso, probabilmente perché
non poteva vantare nel cast grandi nomi(ed è vero
sia per i comici, che per le attrici) se si esclude
quello di Annamaria Rizzoli, regina incontrastata
di questa incursione della commedia sexy nel mondo
“holiday” delle vacanze al mare. I titoli più interessanti
sono senza dubbio L’insegnante al mare con tutta
la classe(1980, M.Tarantini), La cameriera
seduce i villeggianti(1980, A.Grimaldi) e Una
vacanza del cactus(1982, M.Laurenti) che rè doveroso
ricordare anche per la grande presenza nel cast dell’ormai
scomparso Bombolo.
Ancora tutta
da scoprire…
Nel 1958,
l’anno prima che uscisse Europa di notte di
Blasetti (pseudoducumentario[9] che lanciò
i sexymondo), considerato dalla critica come il prodromo
del cinema sexy in Italia, mentre il cinema scendeva
a patti con la televisione (non si sviluppa un sistema
organico e funzionale dei generi, non si pensa in
termini di industria, c’è una flessione del cinema
in questo decennio d’avvento della tv), e la democrazia
cristiana conquistava l’industria culturale (in
primis la tv) palesando la sua missione pedagogica,
Aichè Nana esibeva la sua nudità nelle “caldi” notte
trasteverine. Carosello, “primo specchio del desiderio
degli italiani”[10] , aveva
conquistato l’Italia già da un anno, vendendo l’euforia
del consumo prima ancora dei prodotti pubblicizzati.
La crescita economica della nostra nazione, insieme
all’aumento dei redditi e dei consumi (non solo naturali
ma anche psicologici e sociali, veri e propri “beni
di status, il cui possesso ha la funzione di rappresentare
la posizione di ceto occupata dagli individui”[11]) vanno a
ridefinire l’universo valoriale nonchè la sessualità
degli italiani. Le marche introducono un nuovo criterio
di selezione dei consumi così come i consumi introducono
nuovi criteri di selezione dei valori. L’Italia è
in Europa uno dei maggiori paesi per investimenti
pubblicitari. Passando per le contestazioni anticonsumistiche
del ’68 , fino ad arrivare alla fine degli anni Settanta,
l’Italia continua a consumare, magari più moderatamente,
ma continua a consumare. Intanto le donne avevano
cominciato a misurarsi con l’acquisizione di alcuni
diritti, quali l’aborto (che “apre la stagione delle
grandi manifestazioni di piazza” facendo sì che il
femminismo diventi un “fenomeno sociale diffuso, una
bussola per una intera generazione”[12] ), il divorzio,
la legge sulla parità nel lavoro, la riforma del diritto
di famiglia ecc. Ma non è soltanto sul piano legislativo
che la condizione femminile si trasforma. Nell’istruzione
(superando per numero diplomati e laureati dell’altro
sesso) come nel lavoro (specie nel terziario), le
donne sapranno imporsi in maniera piuttosto
decisa. Proprio quell’esercito di commesse, segretarie,
impiegate, maestre andranno ad alimentare le fantasie
erotiche dell’italiano medio; fantasie che verranno
“cavalcate” dalla commedia sexy...andandosi certo
a con-fondere con l’immagine della casalinga
madre tutta cucina e marito, insieme a una indiscussa
ironia sul femminismo.
Ma torniamo
indietro. E’ il 1961, esce Io amo, tu ami di
Blasetti. Qui c’è già parecchio della commedia sexy:
voyeurismo e ironia, reggicalze e buchi della serratura..
Contemporaneamente Jacopetti, Prospero e Cavara propongono
il loro Mondo cane. Sorta di documentario dal
retrogusto sadico che farà strada non solo ai successivi
La donna nel mondo e Africa addio, ma
produrrà una miriade di altri prodotti, nei quali
l’elemento sexy sarà in effettti quello prevalente,
e l’accettazione del nudo passerà grazie al pretesto
documentaristico. E’ l’elemento esotico, antropologico
e d’inchiesta giornalistica, insieme ai giochi
di luce(e soprattutto di ombre) che aveva permesso
una certa esposizione dell’elemento erotico negli
apripista del mondo-movie di Jacopetti e Prosperi
, prima, e in tutte le loro possibile declinazioni
dei “mondo-movie”, “sexy-movie” e “Africa-movie”,
dopo. Questo fenomeno ha sicuramente catalizzato quel
processo di liberalizzazione del nudo, che nella
sua evoluzione nella commedia scollacciata verrà relativamente
normalizzato. E in questo fenomeno non voglio certo
rintracciare la filologia della commedia sexy (di
cui questo lavoro non si occupa) quanto piuttosto
definire un contesto, sia pure approssimativo, di
una mutata concezione del nudo. Comunque, è con I
segreti delle città più belle del mondo, di Luciano
Martino(con lo pseudonimo di Dan Lopert), che il folto
gruppo dei mondo-movie va in pensione. Era ora di
alzare la posta:l’Italia era cambiata. Gli ammiccamenti
del corpo esibito avevano invaso lo spazio urbano
nelle copertine delle riviste e nei manifesti
pubblicitari. Anche la tv aveva deciso di mettersi
a nudo. La Ciuffini dello storico Mike Bongiorno esibiva
con “allegria” le sue forme alle riviste per uomini
soli(e non solo...) sino ad accompagnarli al cinema
con Oh, mia bella matrigna(1976,Leoni), mentre
le Kessler si erano tolte la calzamaglia per Playboy
.
Sexy senza
sex.Voyeurismo, reggicalze e tormenti adolescenziali
“Era una
piccola attrice Fu definita grande
Quando apparve
in un film
Senza mutande”
Dino Risi,
“Era una piccola attrice”[13]
Il filone
“pseudo-boccacesco” celebra indubbiamente una sessualità
“gaudente e ridanciana”[14], ma raggiunge
una tale saturazione del mercato, oltre ad una
“impressione di avere, nel corso di quattro o cinque
anni, dato fondo alla letteratura erotica universale”,
che registi e produttori cominciano a volgere l’attenzione
al presente: “quando l’erotismo lontano nello spazio
e nel tempo ha esaurito il suo ciclo, si riprende
a guardare attorno, tra le quattro mura di casa, nelle
aule, nelle caserme e nei collegi”.Secondo Pitteri,
dal medievale-boccacesco in poi, non si può affermare
che l’origine sia propriamente quella letteraria:
non è tanto dalla tradizione erotica, sia essa letteraria
o cinematografica, che si può ascrivere l’origine
della commedia sexy, quanto piuttosto nelle “tendenze
più nobili espresse nel cinema italiano nel periodo
fra il ’65 e il ’73 e che di questo-almeno nella prima
fase- altro non fu che la volgarizzazione, un
tentativo maldestro di sposare argomenti, temi e generi
di attualità, con gli ammiccamenti erotici che poco
alla volta stavano prendendo piede in altri Paesi”[15].Così ad
esempio, il familiare trarrebbe ispirazione da “una
tendenza nobile degli ultimi anni ’60, quel cinema
protestatario molto spesso centrato sulla degenerazione
dei rapporti familiari e sugli scontri generazionali
che trovava in Marco Bellolcchio e in Bernardo Bertolucci
gli autori più significativi”. Ma è forse proprio
nella distanza tra un Bellocchio e un Brescia, che
si può rintracciare un motivo del successo della bistrattata
commedia sexy di quegli anni: ha saputo comunicare
ad un pubblico piuttosto vasto, un pubblico stanco
delle elucubrazioni intellettualistiche di un certo
cinema nobile. Gli anni Settanta sono quindi gli anni
di un progressivo affermarsi “egemonico, nelle fasce
basse , della dimensione erotica [...] che mira a
frenare l’emorragia del pubblico giovanile e popolare,
abbandonando ogni pretesa inventiva e narrativa, giocando
solo la carta della trasgressione e dell’incontro
sempre più ravvicinato tra macchina da presa e corpo
femminile”[16]. Che
la trama sia ridotta all’osso e ci si affidi al corpo
comico degli istrioni di turno e al corpo nudo delle
protagoniste, è innegabile. Ma quanto di trasgressivo
c’è davvero nella commedia sexy? “Se esite una misura
dell’erotismo, essa consiste nella sovversione”[17]. Nella commedia
sexy è ipotizzabile sì una liberalizzazione
del nudo, ma il desiderio non sfocia nella sua legittima
consumazione ne tantomeno nella trasgressione sociale
delle sue regole. La rappresentazione del sesso è
opacizzata dalla contemplazione del nudo. Nella commedia
sexy non c’è sex: ciò che viene rappresentato è il
corpo (così come mamma l’ha fatto) di Edvige
Fenech, di Gloria Guida, di Carmen Villani, di Lilli
Carati, di Carmen Russo, di Annamaria Rizzoli di Nadia
Cassini, di Lory Del Santo...il corpo nudo, anzi de-nudato
e de-contestualizzato. C’è la pura contemplazione
del corpo femminile, un corpo che si concede al solo
atto del guardare. “Poco alla volta scomparirono i
viaggi iniziatici, le citazioni letterarie, i tormenti
adolescenziali, le tensioni familiari, le ambientazioni
esotiche e o medioevali, e presero piede i linguaggi
da caserma, ambienti caserecci e trame che altro non
erano che puri pretesti per spogliare le protagoniste[...]Rivolgendosi
ad un pubblico più vasto e progressivamentte più giovane,
questo cinema ha dovuto semplificare le situazioni
e, soprattutto, evitare di infondere nello spettatore,
seppur lontanamente, il senso della trasgressione”[18]. Effettivamente
alla gratificazione del puro piacere voyeuristico
non viene accompagnata una tensione al sovvertimento,
e il corpo nudo della donna non è il motore che accende
il desiderio per compiere un viaggio, ma la meta stessa
di questo viaggio. “Non lasciando intravedere la possibilità
di un piacere del sesso, non paventando l’eventualità
del desiderio, eliminava il rischio di una curiosità
nei confronti del sesso, riconducendo dunque la sua
funzione ad un ambito esclusivamente riproduttivo”.
Inoltre pare essere assente qualsivoglia problematizzazione
del sesso, “il sesso è osservato dal buco della serratura”
e si arresta alla contemplazione del corpo femminile”[19], spesso
a parti di corpo (nelle quali vengono a identificarsi
in toto le attrici: così la Cassini è
i suoi glutei, la Fenech è i suoi seni, ecc.)
mentre non assume alcuna rilevanza un ruolo sessualmente
attivo della donna, la cui unica soddisfazione è rappresentata
dall’esser vista, nel farsi vedere, e nel vedersi
vista. In pratica la donna rappresentata nella commedia
sexy è l’ultimo baluardo dell’italiano maschio di
quegli anni, che vedeva arretrare la propria posizione
di superiorità rispetto a una donna in forte ascesa
nella configurazione dei ruoli nella società .Una
donna residuata nella propria ninfomania narcisista,
un vampiro a cui non puoi che concedere il collo come
tributo alla sua bellezza. Ma è proprio nella rappresentazione
del ruolo di subalternità della donna, puro oggetto
di desiderio di visione, agito e gratificato nell’atto
della visione stessa, e il distanziamento dalle
problematiche relazionali e sociali, che si può cogliere
non solo il ruolo “forte” della donna così come andava
configurandosi in quegli anni, ma anche il desiderio
di evasione derivante dalle tensioni proprie
di quel periodo storico. La donna rappresentata, seppur
“inferiore” vince, e vince in virtù dello stereotipo
che rappresenta: bella, troppo bella per perdere.
Bella però d’una bellezza quotidiana. Se perde è perchè
non abbastanza bella nella sua quotidianità, non contano
i rivali (che sembrano anzi porsi allo stesso livello
di imbecillità). Nel confronto vince la donna (bella)
sull’uomo(brutto): il confronto viene cioè a porsi
su un piano prettamente estetico. E su questo si innesta,
per strati, lo stereotipo. Le protagoniste di questi
film risultano vincenti proprio in forza del carattere
selettivo ed autoritario della bellezza. E la bellezza
è sempre uno sguardo sociale sul corpo, è “basata
su criteri di giudizio culturali, spietatamente connessi
ai rapporti di potere, a complesse e sofisticate forme
di dominio del sapere”[20].
Un
caso esemplare di queste considerazioni è costituito
da L’assistente sociale tutta pepe e tutta sale(1981,Cicero).
Nadia, l’assistente sociale interpretata dalla Cassini,
è caratterizzata nella trama per le sole qualità fisiche,
e in virtù di queste agisce nella trama. Pur essendo
il personaggio principale, assume un ruolo piuttosto
marginale nello scioglimento: puro oggetto del desiderio
voyeuristico, le sue uniche possibilità di ascesa
sociale risiedono nella sua bellezza. Tutti dicono
che è “bbona” e si voltano a guardarla. Può sposare
un uomo ricco e passare le giornate mezza nuda sul
bordo piscina. Ma, altro elemento di stereotipizzazione,
lei è sensibile: vuole aiutare la gente, è quasi una
madonna. Ha una bella voce ed è buona oltre che bella.
Ma è la sola prestanza fisica, della quale nemmeno
completamente cosciente, a garantirle un ruolo
di protagonista nel film e la possibilità di realizzare
i suoi sogni (la sua carriera nel mondo dello spettacolo,
il matrimonio con l’uomo che ama).Alla fine ottiene
quello che vuole, gli altri semplicemente quello che
meritano. E’ la Semiramide delle borgate. Inoltre
l’atto sessuale è continuamente rimandato, mentre
il piacere voyeuristico è immediatamente gratificato
(all’inizio del film) e successivamente riprodotto.
Questo film è però, ricordiamolo, un caso limite,
forse il punto di “non ritorno” della commedia sexy.
Se comunque, da un lato la logica dominante di questi
film sembra essere quella di “ottenere una regressione
collettiva al piacere del voyeurismo, alle emozioni
del buco della serratura, al senso del peccato consumato
solo con il desiderio”[21]; dall’altro
appare piuttosto evidente la rilevanza sociale di
questo spostamento del desiderio.
Verso la
metà degli anni Settanta, nasce il filone dei “vizi
di famiglia, e sollecita il ritorno del rimosso
dello spettatore di mezza età alle curiosità e al
rapporto con i temi sessuali vissuto negli anni della
scuola e dell’adolescenza in una società ancora fortemente
repressiva”[22], ma anche
la rappresentazione dei legami familiari fondati sul
sesso e l’interesse. Proprio sesso e interesse economico
(l’acquisizione di un certo status, piuttosto che
l’acquisizione di una eredità, ecc.) si intrecciano
su vari livelli. Costanti sono le esibizioni “archetipiche”
del corpo femminile(doccia, letto, scala,ecc.). Famiglie
benestanti e aristocratiche nelle quali i rapporti
tra marito(“grande cornuto”) e moglie (“grande mignotta”[23])sono di
mera convivenza. Sia lei che lui hanno uno o più amanti.
E lui si fa raggirare da intraprendenti cameriere,
segretarie ma anche da nipotine e figlie illegittime,
che sanno sfruttare tutta la loro carica erotica per
portare a termini i loro diabolici piani. Nel Simposio,
Eros, figlio di Penia e Poros, della mancanza e dell’espediente,
viene descritto come “povero [...] scalzo e senza
dimora”, ma anche “infaticabile nell’escogitare astuzie
[...] incantatore terribile, preparatore di filtri”[24]. Ma
in fondo “cos’è la parentela di fronte a due tette
così?” si chiede Vito Gnaula di fronte all’adolescente
Serenella, sua nipote.
Basta guardarla
Basta
guardarla non
è soltanto il titolo di un film di Salce. La regina
Semiramide con la sua bellezza riuscì a sedare una
rivolta. “Lo sguardo della bellezza distrae e governa
la società. L’immagine del corpo [...] vive in queste
forme di distrazione e di governo:ne è impossessato
e se ne impossessa”[25]. Le Semiramidi
della commedia sexy, con la bellezza della nudità
(spesso non integrale, e fugacemente colta attraverso
un buco della serratura) del loro corpo possono ottenere
tutto quello che vogliono. Un’eredità, come ne Il
vizio di famiglia(1975,Laurenti), o un bottino,
come ne La compagna di viaggio(1980,Baldi),
e perchè no? Un marito, come in Buona come il pane(1982,Sesani).
Perchè la storia delle Semiramidi della commedia sexy
, è la storia dell’ascesa (sociale ma non solo) della
bellezza e attraverso la bellezza. Spesso prostitute
(ancora, ad esempio, Buona come il pane, e
Il vizio di famiglia) , cameriere (Il vizio
di famiglia), casalinghe & co. riescono a
raggiungere posizioni sicuramente più ambite di quelle
di partenza.
Basta guardarle
per capire perchè vincano. E il nudo, nella sua rappresentazione
seriale, è , insieme alla comicità, la formula vincente
della commedia sexy. Sfortunatamente per la commedia
sexy si vedrà, e si vedrà anche di più e più spesso,
il nudo altrove. Ma intanto è la commedia sexy a portare
avanti (più per soldi, in verità, che per vocazione)
quella liberalizzazione del nudo nella società italiana
degli anni Settanta. Anzi: a portarlo talmente avanti
da “normalizzarlo” a una fruizione, più o meno castigata,
ma comunque familiare( forse anche e soprattutto perchè
accompagnato dall’elemento comico).Questo, all’interno
di un processo di liberalizzazione sessuale sicuramente
più vasto...stava cambiando soprattutto il rapporto
tra gli italiani e il sesso, così come stavano cambiando
i consumi, non soltanto mediali, degli italiani. “Il
grande schermo ha riverberato le sue luci sui corpi
di carne che abbiamo amato e desiderato. Ha governato
il nostro sentire, educato il nostro sguardo, guidato
le nostre scelte, addestrato la tattilità delle nostre
mani, eccitato la nostra pelle e il nostro sesso[26]”. E’ nel
grande schermo, secondo Abruzzese, che Semiramide
esercita, con maggiore efficacia, il suo potere sulle
folle (il pubblico, i consumatori). E nel consumo
realizza se stessa. Semiramide appare per vendere
ed acquistare [...] , per conseganare se stessa e
te stesso alla geografia dei consumi”[27]. Il reggicalze
che la moda femminile aveva messo ai margini, attraverso
la rappresentazione di questo indumento intimo nella
commedia sexy, ritorna in auge, e anzi viene ad essere
individuata come icona della tentazione e del peccato.
La liberalizzazione del nudo che la commedia sexy
porta avanti in concomitanza con una maggiore disponibilità
economica ( ergo una maggiore attitudine al
consumo), non si accompagna alla problematizzazione
della sessualità, così come gli italiani la vivevano.
“La sessualità agisce sempre più nell’inconscio, come
pulsione primaria, ma si esplica, si realizza per
deviazioni e sostituzioni. Al posto del soddisfacimento
sessuale si inseriscono altri piaceri su cui il desiderio
può agire e fantasticare senza per questo impegnare
i propri organi genitali. L’offerta dei consumi è
fantasmagorica rispetto alle reali offerte di sesso”[28]. Allora
l’immaginario rende sessuata le merce, con la conseguente
“astrazione” della sessualità: dalla consumazione
del sesso si passa così alla sessualità del consumo.
E’ proprio alle dinamiche dei consumi che possiamo
riferire quel mutamento progressivo da una sessualità
concretamente agita dai corpi, alla sua più o meno
parziale deviazione nelle sfere dell’immaginazione.
Quindi se “il mercato ha liberato il desiderio deviandolo
dalla sessualità in senso stretto ma anche legittimandola
e rafforzandola, facendo cadere ogni comune senso
del pudore, ogni pregiudizio morale, pretendendo elasticità
e disponibilità, enfatizzando il corpo sessuato, propagandando
il piacere laico e fine a se stesso dei rapporti erotici
ecc.”[29], è anche
vero che l’immaginario dei consumi si è dovuto scontrare
con una realtà (istituzioni, forme di vita, la consistenza
culturale e affettiva dei corpi) meno disposta
a legittimare una sessualità “liberata”.Così la commedia
sexy propone una sessualità continuamente rinviata,
ma sempre eccitata dalla visione di corpi nudi. Raramente
nella commedia sexy viene mostrato un rapporto sessuale,
e quando lo fa è in maniera molto più castigata di
quanto non suggerisca . Piuttosto che liberare la
sessualità, la commedia sexy, la riconduce alla sua
funzione riproduttiva, quella cioè legittimata dalla
realtà sociale. Contemporaneamente esprime ed esalta
la gratificazione voyeuristica che rinvia costantemente
il reale possesso dell’oggetto del guardare.
In questo senso risulta essere pienamente funzionale
alle vecchie legittimazioni, “sapientemente costruite
come trasgressione controllata”[30]. La commedia
sexy si inserisce comunque all’interno di questi processi
e li amplifica sino a quel punto di “rottura” che
sarà l’avvento delle tv commerciali (e in misura minore,
per le sue modalità di fruizione, il porno). Anche
in questo sta l’estremismo del quale veniva (mentre
oggi pare ci sia una sorta di rivalutazione) accusata
la commedia sexy. Non soltanto in essa si trova ciò
che gli italiani ci volevano trovare, ma lo si trova
nella schiettezza (triviale?non solo...) più disarmante.
Vi si trova la crisi (sociale, strutturale,
economica, autoriale) in cui versava il cinema
(e quantomeno a livello economico, la commedia sexy
ha garantito più di qualche boccata di ossigeno...),
vi si trova il ripiegamento nel privato e il rifiuto
delle istituzioni, della politica, nonchè di un un
universo valoriale oramai logoro. Vi si trova la leggerezza,
una voglia di “perelà”[31] lontana
dalle riflessioni di un certo cinema (quello autoriale,
molto spesso interessante, ma meno capace di parlare
al grande pubblico). Vi si trova, ancora, la voglia
di rappresentare e rappresentarsi un universo, magari
omofobo, qualunquista, maschilista (e mille altri
ismi negli epiteti lanciati contro la commedia
sexy, da critici dal palato fine, in un momento in
cui comunque molto cinema sapeva di tappo...) e stereotipato
ma comunque abitabile e rassicurante. Dopo il grande
ottimismo, gli anni si erano fatti di piombo: la commedia
sexy ha saputo toglierci qualche kg di
pensiero dalla testa e ha orientato la nostra attenzione
altrove: sulle generose forme di Semiramide.
Ci ha detto: “Basta guardarla”. E in effetti (non)
è bastato.
Ninfa sotto
la doccia: il cervo, semmai, lo fa il marito.
“Irrora nice il getto della roggia
Sciacquandosi
la schiuma se l’asperge
Di finto
nembo simulata pioggia”
Marcello
Frixione, “Ninfa sotto la doccia”[32]
Il cacciatore
Atteone, figlio di Aristeo e Autonoe, che fu sorpreso
a spiare Artemide, dea della luna e della castità,
mentre nuda si bagnava in un rivo d’acqua, fu mutato
in cervo dalla dea e sbranato dai suoi cani. Il suo
voyeurismo è stato punito dallo stesso oggetto del
suo sguardo. Atteone viola l’ hortus conclusus
della pudica dea. Ma cosa sarebbe successo all’incauto
Atteone se fosse vissuto nell’era in cui i confini
tra lo spazio pubblico e quello privato si fanno più
evanescenti? E se al posto di Artemide ci fosse stata
Nadia Cassini?
“La
bellezza erotica del corpo della donna è, per l’uomo,
come la natura, come il mondo, fonte di continua meraviglia.
Ne è incantato, rapito. Per questo l’uomo vorrebbe
tutte le donne”[33]. Nella commedia
sexy la bellezza erotica del corpo della donna, assume
una centralità rispetto a tutte le altre componenti
in gioco. Tale bellezza si coglie e si concretizza
attraverso lo sguardo: la commedia sexy è sexy non
per la nudità delle protagoniste, ma per lo sguardo
attraverso cui si coglie quella nudità. Lo sguardo
erotico è infatti “facilmente eccitabile, [ma] altrettanto
volubile”.[34]E’ però solo
“nello svolgimento del rapporto erotico che l’uomo
scopre [...] il turbameneto provocato dalla bellezza”.
Nella commedia sexy non c’è turbamento, struggimento,
conoscenza. Tutto si ferma alla pura superficie: eccitazioni
seriali senza orgasmi (se non individuali e/o virtuali).
Dallo sguardo si può passare al tatto, ma senza un
vero con-tatto: non si esperisce l’altro, non c’è
quella componente fondamentale del desiderio, ossia
la volontà di fermare il tempo, vivere quello
spazio compreso tra il “non ancora” e l’attimo successivo
in cui tutto è ormai svanito (e al limite replicabile).
In effetti nella commedia sexy il passaggio tra l’eccitazione
del corpo nudo e il possesso di quel corpo (sempre
femminile), qualora sia effetivamente presente, è
sempre risolto tramite l’ellisse: c’è in quanto presagito
e se agito (o mimato) non mostrato. Ovvero: c’è ma
solo nella sua virtualità, nella sua non necessità.
C’è, nella
sessualità narrata dalla commedia sexy, una componente
animalesca:la sua prevedibilità. Non è allora
una riconduzione della sessualità alla gratificazione
degli istinti a instaurare una semplificazione dei
rapporti uomo-donna all’interno della commedia sexy.
Innanzi tutto perchè ad essere gratificato è il puro
voyeurismo. Poi perchè la donna non prova effettivamente
quel piacere erotico che esibisce nell’atto
di essere guardata, spesso a sua insaputa. C’è da
parte della donna rappresentata nella commedia sexy,
una ostentazione della propria nudità che è
innaturale e pomposa, che non è esibizionismo ma
piuttosto performance. Il piacere di lei presuppone
sempre lo sguardo dell’altro, colui che guarda, anche
se l’altro per lei non ci dovrebbe essere.L’altro
è presupposto, come nelle pubblicità analizzate, sotto
il profilo della rappresentazione differenziale uomo-donna,
da Sabrina Pomodoro[35], un soggetto
(maschile) è osservatore implicito. Chi irrompe con
il proprio sguardo nell’intima nudità (spesso distratta
e inconsapevole) della donna è proprio
il pubblico (è il pubblico della pubblicità, delle
tv commerciali). E’ il pubblico che guarda senza essere
visto ma sempre pre-visto dallo sguardo (della donna
verso se stessa e il suo corpo). Il pubblico guarda
il corpo nudo di una nudità che si guarda, che si
contempla e che agisce su di sè. Citando “Vizio di
Famiglia”: “Non mi toglierai mai le mutande anche
perchè non le porto”. Il messaggio è proprio questo:
non puoi spogliare ciò che è già nudo in quanto predisposto
a de-nudarsi al tuo sguardo.Essere guardati pressuppone
infatti l’esserci di chi guarda, e la bellezza di
chi è guardato; tuttavia lo sguardo è “il prodotto
di un conflitto tra gli sforzi per guardare e gli
sforzi per evitare di guardare”[36] e l’intimità
prodotta da un contatto visivo reiterato o prolungato,
nella commedia sexy, sembra essere finalizzata soprattutto
a colmare l’assenza di un reale possesso dell’oggetto
del desiderio solo contemplato. E’, parafrasando
Abruzzese[37], pornografia
dello sguardo (per l’assenza delle dimensioni sacrale
e psicologica) senza la compensazione dello sguardo
con la tattilità delle mani ( come pratica sessuale
su se stessi stimolata dalla visione iperreale della
penetrazione). Con questo non voglio azzardare un
improponibile paragone tra commedia sexy e pornografia
(che anzi è considerata, forse un pò semplicisticamente,
una delle cause del tramonto della commedia sexy),
fenomeni evidentemente diversissimi, ma soltanto sottolineare
come la commedia sexy distanzi l’immagine dal
suo possesso carnale attivando particolari
procedure dello sguardo e del desiderio che saranno
alla base del rapporto tra pubblicità e consumatori
negli anni Ottanta, e che già lo sono, in nuce,
negli anni della commedia sexy .
Atteone,
condannato alla ferinità dell’animale, è letteralmente
preda della bellezza di Artemide. Di quella bellezza
(è proprio il caso di dirlo!) fatale che oggi
non è più: si è belle, ma belle come altrove.
Belle come
altrove. Dalla minigonna all’Ubalda.
Come afferma
Abruzzese, “la macchina sociale si concentra sul corpo
e vi trova le ragioni più profonde del potere”[38].Nel 1966
arriva in Italia la minigonna di Mary Quant, che non
scopre soltanto le gambe di spregiudicate signorine,
ma accende la miccia del desiderio facendo esplodere
i consumi: intimo femminile, profumi, abbigliamento,
dischi....Pubblicità, cinema, carta stampata e musica
cavalcano l’onda del mutamento sessuale che sottende
ed esplicita una maggiore consapevolezza della donna,
del suo ruolo sociale , del suo rapporto con l’altro
sesso, nonché una concezione più “aperta” della
famiglia grazie al nuovo diritto di famiglia del 1970
e alla vittoria del 1974 del referendum sul divorzio..
Sempre il 1966 è l’anno in cui arriva in Italia la
benzina Shell e con essa la pubblicità in cui presenta
un rovente gruppetto di ragazze in una stazione
di servizio. Lo slogan della campagna è: “Una ventata
di accellerazione”. Mario Belli, il responsabile di
questa campagna pubblicitaria, descrive così, sulla
rivista “Shell”, le sue ragazze : “sono libere
ma forti, autonome ma dolci”.Così è la nuova femminilità:
“bellezza, forza, inquietante sicurezza [...] Ventata
di gioventù, ventata d’accellerazione”[39] .Questa
campagna riempie coi suoi cartelloni le città, “costringendo”
lo sguardo ad incontrarsi con questa nuova concezione
di femminilità. Dal 1970 in poi, inviti sessuali più
o meno espliciti, accompagnano normalmente le pubblicità.
“L’erotismo e la sessualità entrano in modo prepotente
nella pubblicità” ma la “rappresentazione femminile
appare pervicacemente adagiato sul binomio stereotipato
casalinga-oggetto sessuale”, riportando cioè l’onda
del mutamento nella quieta stasi della conservazione
dei vecchi valori. Nella società però, tutto era già
drasticamente cambiato: una retromarcia valoriale
non era più possibile.La donna era diventata già
un’altra donna, e se da una parte si diffonde un femminismo
come stile di vita con le sue categorie di consumi,
dall’altra “l’ingresso della donna nel mondo del lavoro
ha messo in crisi le tradizionali forme di relazione
fra i sessi, scuotendo le strutture basilari della
famiglia”[40]. “Uomo il
tuo ruolo nella società è merda, la donna finalmente
si è liberata dalla tua dominazione e dal tuo gioco”,
dice la psichiatra lesbo-nazista dell’Adolescente(1975,Brescia)
al focoso(quanto cornuto) siculo Vito Gnaula. Il baricentro
dei consumi si sposta, attorno alla donna (che era
stata, fino ad allora, la referente privilegiata dei
messaggi pubblicitari) sorgono “aree di consumo autonome
o autoreferenti” (Pitteri, 2002, p.111). La commedia
sexy rappresenta proprio, e in anticipo sulla televisione,
la fruizione della bellezza nell’economia libidinale
del mercato dei consumi:una bellezza che “vive sulla
soglia del nostro proprio apparire, nel rovesciamento
di sè sotto l’occhio della società e dell’altro[...]di
un corpo che si sottrae al desiderio invece di aprirsi”[41]. Un corpo
che si concede (allo sguardo) nell’atto di negarsi.
Un corpo nudo e frammentato, sessualmente connotato
e negato, un corpo allusivo e contraddittorio: da
un lato è evidente la sua tensione al cambiamento,
dall’altro esplicita in maniera altrettanto evidente
la sua riconduzione ad un mondo valoriale (sul quale
si è innestato il processo di modernizzazione) ormai
logoro.
La bellezza
che abbiamo abitato negli anni Ottanta è inscritta
nei simulacri dei corpi denudati delle protagoniste
della commedia sexy, corpi che si sono mescolati “alla
stessa placenta dei consumi di massa”[42].Questi corpi
emanano una bellezza quotidiana, raggiungibile. La
Antonelli che lentamente si sfila il reggicalze
nell’apripista Malizia, la Cassini che si insapona
le natiche sotto la doccia ne’ L’assistente sociale
tutta pepe (e tutta sale), la Fenech che
corre “tette al vento” nei prati in Quel gran pezzo
dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda, non fanno
che rappresentare i desideri carnali dell’italiano
medio. Le forme di questa bellezza sono (quasi...)
quelle della ragazza della porta accanto, della vigilessa,
della maestra, della studentessa, dell’assistente
sociale, dell’infermiera, della cameriera, della soldatessa,
della poliziotta ecc. Una bellezza che non ha nulla
di etereo o sacrale, ma che coglie la sua forza dalla
possibilità che incarna: anche un uomo non bello,
non brillante, può raggiungere quella bellezza. Una
bellezza che dischiude una possibilità ulteriore,
in quanto chi detiene quella bellezza ne è spesso
inconsapevole. Quella stessa bellezza può essere colta
ovunque: negli ospedali, nelle scuole, nelle caserme,
negli uffici e persino per strada. Invade lo spazio
fisico della metropoli. Quella bellezza è
poi, in fin dei conti, facilmente abitabile: è lo
stereotipo della bellezza, che sgorga direttamente
dalle piccanti fantasie dell’italiano medio. Vittima
della donna, detentrice di quella bellezza inconsapevole
e raggiungibile, l’uomo non può che perdere.
La commedia
sexy della tv
“Sù sù sù, fa sentire la tua voce, fuori
la voce, sù, culo allegro!”
Emilio Villa,
da “La me ga scritto(III)”[43]
La commedia
sexy sta alla televisione in un processo dialettico
che passa dapprima per la sua negazione per arrivare
ad una sua riaffermazione, sia pure con modalità del
tutto differenti: la commedia sexy nella tv
(nel saccheggio dei magazzini del cinema da parte
della neotv e con il rilancio della commedia sexy
come genere familiare prima e/o di “fanzinari”
dopo) e la commedia sexy della tv . Vediamo
meglio questo secondo punto.
“La
bustarella”[44], trasmissione
della TV lombarda Antenna 3, costituisce una linea
di continuità e insieme di rottura rispetto alla commedia
sexy. La logica delle tv commerciali in contrapposizione
a quella di una tv generalista, in crisi di
controllo sull’audience da parte dei suoi linguaggi,
“conduce alla ribalta vasti settori del pubblico storicamente
ignorati dalla tv del monopoloio”[45]. Uno di
quei settori è plausibilmente il pubblico della commedia
sexy, pubblico in verità trasversale ai settori[46] e che si
è riversato in un certo modo di fare televisione che
, se da una parte viene classificato come “tv
dei deficienti”, dall’altro risulta essere un canale
privilegiato per gli inserzionisti pubblicitari in
un regime di produzione postfordista e di specializzazione
flessibile. Come afferma Abruzzese,“Le estetiche della
bellezza [...] invadono l’esperienza quotidiana per
dividerla e assoggettarla”, entrano “sottopelle, nell’anima,
nella psicologia del consumatore, nelle sue più intime
relazioni personali ed affettive”[47].Tra l’altro,
l’aspetto commerciale di queste tv non è soltanto
chiaro, ma assolutamente esplicitato proprio “producendo
un’ampia gamma di aste televisive, televendite, telepromozioni
e facendo emergere personaggi del tutto nuovi come
imbonitori, maghi, donne fatali, venditrici di creme
e unguenti, battitori d’asta”.[48] Si può inoltre
“collegare il successo della tv commerciale in Italia
alla diffusione di un senso comune “antistatalistico”
e spesso antipartitocratico e tale successo sembra
dovuto soprattutto ad un mutato atteggiamento dell’uditorio
giovanile e femminile”[49]. La commedia
sexy era stata la referente privilegiata di
queste sensibilità, maturata e infine esplosa nell’avvento
delle tv commerciali. Con “Drive in”, di Antonio Ricci,
tale maturazione si fa ancora più evidente: più o
meno stessi contesti e protagonosti della commedia
sexy: “una struttura facile e immediata [...]
fatta di sketch e barzellette, tormentoni e naturalmente
soubrette dalle forme prosperose difficilmente contenute
in microabiti e bikini”[50]. Funzione
non secondaria della commedia sexy è stata la sua
capacità di esprimere non solo la sensibilità
del suo pubblico ma anche i suoi modelli estetici,
proponendo vere e proprie icone dell’eros casereccio:
figure o parti di esse impresse nell’immaginario erotico
nostrano che pervaderanno la tv degli anni a venire
sino ad arrivare alle odierne veline, letterine e
letteronze(seppure in un contesto e con modalità del
tutto diversi). Ma è anche nel prevalere dello sguardo
erotico senza eros, che la commedia sexy ha saputo
sopravvivere alla sua morte, diffratta nei palinsesti
televisivi e contaminata da mille altre diffrazioni.
Quella sua trivialità dello sguardo, oltre a raccontare
qualcosa della e nella vita nei simulacri di uno schermo
rimpicciolito sino a divenire esso stesso buco della
serratura, ha imposto una estetica del voyeur (che
si riverserà ancora nei varietà del sabato sera e
della domenica dei trenini e dei balletti) distratta
e a-sessuata, quasi coreografica e per “famiglie”.
Le stesse scene “archetipiche” della commedia sexy
che si sono imposte nell’immaginario erotico collettivo,
hanno trovato naturalmente sbocco e nuova vitalità
in altri contesti: si vedano ad esempio i promo
delle linee erotiche, che hanno isolato queste scene
sedimentate nell’immaginario erotico nostrano, semplificandole
ulteriormente e inserendole in un flusso che è commedia
della citazione.Con questo non intendo certo dire
che la commedia sexy abbia più parentele con i promo
delle linee erotiche di quanto ne ne abbia con
la compagnia del Bagaglino[51], ma soltanto
cogliere le suggestioni delle sue “migrazioni” (più
che di passaggi delle figure professionali della commedia
sexy, dalla commedia sexy alla tv, pur interessanti)
e “contaminazioni”.
E’ improbabile
un ritorno della commedia sexy sul grande schermo.Lo
sa bene Laurenti che nel 95 ci ha provato con Chiavi
in mano, innanzitutto per il suo essere più televisivo
che cinematografico (già quindi nella tv...)e
poi per un cast che non può certo vantare le grandi
icone della commedia sexy, e quindi di gran parte
dell’immaginario erotico nostrano, e neppure riproporre
quelle icone che oggi hanno naturalmente seguito il
loro processo di invecchiamento. Non potendo proporre
un immaginario nuovo, e tantomento ri-proporne
uno sbiadito, nel suo essere già nella televisione
e non più nel cinema, non ha trovato
posto nel piccolo schermo e neppure nel grande.
Conclusione-introduzione:
avendo semplificato molto
Tirare le
somme è sempre una operazione approssimativa e, quando
efficace, pur sempre provvisoria. Non ci proverò nemmeno.
Abbiamo cercato di mostrare(e non certo dimostrare)
alcuni punti di contatto tra la commedia sexy e il
suo tempo. Tutto qui. La critica si è sempre rivolta
alla commedia sexy, come il bamboccio di turno con
la ragazza un po’ scialba che però ci sta, perché
si dice che c’è sempre stata: soprattutto potrebbe
non starci proprio con lui. E l’insuccesso
sarebbe ancora più deprimente. La commedia sexy, “riabilitata”
come fenomeno “cult”, negli ultimi anni si è
fatta vanto dell’etichetta trash, ma non basta.
Significa innamorarsi di quella ragazza perché c’è
stata con tutti tranne che con il bamboccio di cui
sopra. Comprendere la commedia sexy non significa
ne l’una, ne l’altra cosa. E il giusto, come sempre,
non sta nemmeno nel mezzo.
Filmografia
·
Europa di notte(1959,A.Blasetti)
·
Io amo tu ami(1961, A.Blasetti)
·
Mondo cane(1961, P.Cavara, G.Jacopetti,F.Prosperi)
·
Sexy proibitissimo(1963, O.Civirani)
·
Signore & Signori(1966, P.Germi)
·
Grazie zia(1968, S.Samperi)
·
Quando le donne avevano la coda(1970, P. Festa
Campanile)
·
Quando gli uomini armarono la clava e con le donne
fecero din-don(1971,B.Corbucci)
·
Una cavalla tutta nuda(1972, F.Rossetti)
·
Boccaccio(1972, B.Corbucci)
·
Quel gran pezzo dell’Ubalda, tutta nuda e tutta
calda(1972, M.Laurenti)
·
La bella Atonia, prima monica e poi dimonia
(1972, M.Laurenti)
·
Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno(1972,
A.Albertini)
·
Racconti proibiti di niente vestiti(1972,B.Rondi)
·
All’onorevole piacciono le donne(1972,
L.Fulci)
·
Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti
penitenti(1972,A.Massaccesi)
·
Donne e magia con satanasso in compagnia(1973,R.Bianchi)
·
Frà Tazio da Velletri(1973, R.Gastaldi)
·
Sessomatto(1973, D. Risi)
·
Novelle licenziose di vergini vogliose(1973,
A.Massaccesi)
·
I racconti di Viterbury(1973, E.Re)
·
Giovannona Coscialunga, disonorata con onore(1973,
S.Martino)
·
Malizia(1973, S.Samperi)
·
La minorenne(1974, S.Amadio)
·
La cugina(1974, A.Lado)
·
La ragazzina(1974, M.Imperioli)
·
La cameriera(1974,R.Bianchi Montero)
·
La signora gioca bene a scopa?(1974, G.Carnimeo)
·
La commessa(1975, R.Garrone)
·
La governante(1975, G.Grimaldi)
·
L’infermiera(1975,N.Rossati)
·
La portiera nuda(1975,L.Cozzi),
·
Quant’è bella la Bernarda tutta nera e tutta calda(1975,L.Dandolo)
·
Quell’età maliziosa(1975, S.Amadio)
·
L’amica di mia madre(1975,M.Ivaldi)
·
La cognatina(1975, S.Bergonzelli)
·
Le dolci zie(1975,M.Imperioli)
·
La nuora giovane(1975, L.Russo)
·
L’adolescente(1975, A.Brescia)
·
L’Insegnante(1975, N.Cicero)
·
La liceale(1975, M.Tarantini)
·
La supplente(1975,G.Leoni)
·
La nipote del prete(1976, E.Greco)
·
La principessa sul pisello(1976, P.Regnoli)
·
Il solco di pesca(1976, M. Liverani)
·
Il medico…la studentessa(1976, S.Amadio)
·
La dottoressa del distretto militare(1976,
N.Cicero)
·
Classe mista(1976,M.Laurenti)
·
Le impiegate statali(1976,M.Landi)
·
La poliziotta fa carriera(1976, M.Tarantini)
·
La pretora(1976, L.Fulci)
·
La professoressa di scienze naturali(1976,M.Tarantini)
·
Oh mia bella matrigna(1976,Leoni)
·
Il ginecologo della mutua(1977,Joe D’Amato)
·
Taxi Girl(1977, M.Tarantini)
·
L’insegnante balla con tutta la classe(1979,
G.Carnimeo)
·
La poliziotta della squadra del buoncostume(1979,
M.Tarantini).
·
La dottoressa ci sta con il colonnello(1980,M.Tarantini)
·
La compagna di viaggio(1980,Baldi)
·
La ripetente fa l’occhietto al preside(1980,Laurenti)
·
L’insegnante al mare con tutta la classe(1980,
M.Tarantini)
·
La cameriera seduce i villeggianti(1980, A.Grimaldi)
·
L’Onorevole con l’amante sotto il letto(1981,
M. Laurenti)
·
La dottoressa preferisce i marinai(1981, M.Tarantini)
·
L’assistente sociale tutta pepe(1981, N.Cicero)
·
La gorilla(1982,R.Girolami)
·
Una vacanza del cactus(1982, M.Laurenti)
Bibliografia
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-
Villa E., “La me ga
scritto” Napoli, 1971 (con L.Caruso, libroggetto
a mano)
[1]Si
consulti in proposito il sito internet www.italica.rai.it
[2]
Il cinema, per Abruzzese (Abruzzese, 200, p.123),
“può essere a ragione definito come l’arte della
fabbrica dal momento che racchiude in sè le forme
e l’ideologia della moderna civiltà industriale[...]Se
la fabbrica produceva merci per i consumatori, a
sua volta il cinema funzionava sin dall’inizio ed
inequivocabilmente come strumento di produzione
dei consumatori per le merci”.
[3]
“Theoria è parola greca corradicale di théa “vista,
atto del guardare” ed anche “spettacolo, oggetto
del guardare. Dunque la teoria è propriamente una
formulazione sistematica di principi fondata su
una percezione visiva e in senso lato su una rappresentazione
spettacolare” (Abruzzese, 200, p.126-7)
[4]
Brancato S., La città delle luci, Itinerari
per una storia sociale del cinema. Roma:Carocci
editore, 2003, cit p. 10
[5]
Un corpo intangibile, una distanza di benjaminiana
accezione. Si veda a tale proposito Benjamin W.,
L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità
tecnica, Torino: Einauidi, 2000
[6]
Secondo una definizione di Morando Morandini, che
così si riferiva all’ Onorevole con l’amante
sotto il letto(1981, M. Laurenti) , nel Dizionario
dei film 2003, Bologna: Zanichelli, 2002
[7]
Si rimanda, per un approfondimento sul rapporto
del comico con il corpo, al saggio di Brancato S.,
Denunzio F., Frezza G. , Comico e commedia.Corpi
e mutamenti, in Frezza G., a c. d., Fino
all’ultimo film.L’evoluzione dei generi nel cinema,
Roma:Editori Riuniti, 2001
[8]
Secondo l’accezione di Ciro Ascione nel saggio Bidoni
e filmacci orribilmente, meravigliosamente brutti
in Fino all’ultimo film.L’evoluzione dei generi
nel cinema, Roma:Editori Riuniti, 2001
[9]
Il mondo dei locali notturni è in verità costruito
più in studio che sulla strada....
[10]
Pitteri D., La pubblicità in Italia dal dopoguerra
a oggi,Laterza 2002
[11]
Pitteri D. La pubblicità in Italia dal dopoguerra
a oggi,Laterza 2002 cit. p. 77
[12]
Gruppo Controparola, Il Novecento delle Italiane,
una storia ancora da raccontare, Editori riuniti
Roma 2001, cit. p. XIII
[13]
Dino risi “Versetti sardonici”, Gremese editore
1995 Roma. pag 33
[14]
Brunetta, Storia del cinema italiano, volume
quarto,Roma 1993, Op cit pag 424
[15]
Pitteri, Polaroid dal pianeta terra, op cit.
pag 25
[16]
Brunetta, Storia del cinema italiano, volume
quarto,Roma 1993, Op cit pag 431
[17]
Pitteri, Polaroid dal pianeta terra, op cit.
pag 25
[18]
Pitteri, Polaroid dal pianeta terra, op cit.
pag 26
[19]
Brunetta, Cent’anni di cinema italiano, volume
secondo,Roma 1993, Op cit pag 346
[20]
Abruzzese A. “Il piacere dell’occhio” in “La bellezza
per te e per me” cit pag 45
[21]
Brunetta, Storia del cinema italiano, volume
quarto,Roma 1993, Op cit pag 424
[22]
Brunetta, Storia del cinema italiano, volume
quarto,Roma 1993, Op cit pag 424
[23]
L’Adolescente(Brescia,1975) con Daniela Giordano,
Tuccio Musumeci, Sonia Viviani, Dagmar Lassander,
Aldo Giuffrè, Giacomo Furia.
[24]
Platone, Simposio, 203c-d,204a
[25]
Abruzzese A. Semiramide e noi,in La bellezza
per te per me, Milano Bompiani,1998
, cit. p. 16
[26]
Abruzzese A. La bellezza per te per me, Milano
Bompiani,1998
[27]
Abruzzese A. Semiramide e noi,in La bellezza
per te per me, Milano Bompiani,1998
,cit. p. 16
[28]
Abruzzese A., Metafore della pubblicità,Genova:
Costa & Nolan,1989 cit p.78
[29]
Abruzzese A., Metafore della pubblicità,Genova:
Costa & Nolan,1989 cit p.79
[30]
Abruzzese A., Metafore della pubblicità,Genova:
Costa & Nolan,1989 cit p.80
[31]
Mi riferisco all’uomo di fumo di Palazzeschi...ed
è stato ancora Palazzeschi a esclamare, davanti
a tanti poeti laureati, “eh lasciatemi divertire!”
[32]
Marcello Frixione in “Poesia italiana della
contraddizione, l’avanguardia d ei nostri anni”
a cura di Franco Cavallo e Mario Lunetta, Newton
Compton Editori 1989 Roma pag 118
[33]
Alberoni, L’erotismo,Garzanti Milano 1986
cit pag 240
[34]
Ancora Alberoni, L’erotismo,Garzanti Milano
1986 cit pag 241
[35]
Codeluppi V., Che cos’è la pubblicità, Carocci
Roma 2001, p.54
[36]
Diodato G., Il Corpo parla gli altri linguaggi,
Armando editore Roma 1998 cit pag. 11
[37]
Abruzzese A, “Pornografia” in
La bellezza per te e per me
[38]
La commedia sexy nelle sue rappresentazioni del
corpo rappresenta a sua volta le forme di potere
della macchina sociale del suo tempo e la supremazia
della vista sugli altri sensi, enfatizzata dalla
proliferazione di dispositivi ottici già dall’età
tardomoderna (l’atto del “vedere” è assolutamente
centrale nella commedia sexy). Si confronti a tale
proposito Abruzzese A. “Pornografia” in “La bellezza
per te e per me” cit pag 59.
[39]
Si confronti Pitteri La Pubblicità in Italia
dal dopoguerra ad oggi,Laterza 2002, dove troviamo
tra l’altro questa citazione di Falabrino(Falabrino,1992,
p.176).
[40]
Ancora Pitteri La Pubblicità in Italia
dal dopoguerra ad oggi,Laterza 2002, cit. p.111
[41]
Abruzzese A. “L’ombra dei simulacri” in “La bellezza
per te e per me” cit pag 22
[42]
Abruzzese A. “Il piacere dell’occhio” in “La bellezza
per te e per me” cit pag 45
[43]
Emilio Villa, “La me ga scritto” Napoli, 1971 (con
L.Caruso, libroggetto a mano)
[44]
Che Giordano M. Definisce nella Commedia erotica
italiana, “Sorta di “Giochi senza frontiere
in chiave sexy, in cui i giochini altro non erano
che una scusa per spogliare le ruspanti concorrenti,
in un tripudio, oggi impensabile, di ascelle
non depilate e giovinette anche disposte a qualche
fugace nudo integrale”.
[45]
Abruzzese A., L’industria culturale,tracce e
immagini di un privilegio, con Borrelli D.,
Carocci, 2000 Roma, cit p. 226
[46]
“Potevamo fare politica tutto il giorno e poi andare
la sera a vedere un film scollacciato con Carmen
Villani o la Fenech.E anche le compagne ridevano
come ridevamo noi”, racconta Diliberto nell’ articolo
di G.A.Stella dal titolo “Diliberto:macchè Wenders,
il cinema è Boldi”, nel “Corriere della sera” del
30/12/1998
[47]
Abruzzese A. “L’ombra dei simulacri” in “La bellezza
per te e per me” cit p. 23
[48]
Menduni E. I linguaggi della radio e della
televisione, Laterza Roma 2002, cit p. 130
[49]
Morcellini M. Mediazione della cultura.Introduzione
all’analisi dei consumi televisivi e culturali,
in Id (a cura di) ,Lo spettacolo del consumo.Televisione
e cultura di massa nella legittimazione sociale,
Angeli,1968 Milano, cit p. 238
[50]
Giordano M. La Commedia erotica italiana, vent’anni
di cinema sexy “made in Italy”,Gremese Roma
2000, cit p. 131
[51]
Che secondo il già citato Giordano, “nasce per filiazione
diretta dalla commedia popolare degli anni Settanta
e non a caso è animata da Pippo Franco”
di Andrea Silvestri