ISTRUZIONI
PER
RENDERSI INFELICI
"Nulla
è più difficile da sopportare di una
serie di giorni felici". Il più tollerante
tra noi sa bene che, pur impegnandosi al massimo,
non può resistere per più di una settimana
o dieci giorni. La felicità è una
brutta malattia dalla quale occorre guardarsi bene.
Le persone sono ben sensibilizzate al tema, per
cui, per evitare politiche dell'emergenza - volte
a sopprimere un duraturo senso di benessere - ritengono
opportuno adottare tecniche di prevenzione primaria
o, più, raramente di prevenzione secondaria.
Questo articolo tratto dal ricettario dell'infelicità
di Watzlawick, vuole essere una sistematizzazione,
in un'ottica divulgativa, di tutti gli espedienti
ritenuti efficaci e mobilitati dalla maggior parte
delle persone al fine di produrre malessere.
Abbiamo così (non necessariamente nell'ordine):
-essere fedeli a se stessi;
-esaltazione del passato;
-non far saper alla mano sinistra quello che fa
la mano destra;
-creare il problema e fare di tutto per renderlo
eterno;
-tentare di modellare a proprio piacimento l'altro
e gli accadimenti della vita;
-essere confusi per quello che si vuole e che si
respinge;
-creare contemporaneamente il bisogno di indipendenza
e il bisogno d'amore;
-avere la necessità di eliminare il rischio
e l'errore;
-vivere con la regola del sospetto e della sfiducia.
Vorrei contribuire al ricettario con un mio ingrediente
personale "la felicità è inevitabile.
Essa è un elemento fisiologico della vita
di una persona. Fortunatamente (o sfortunatamente?)
non è la presenza in sé della felicità
a creare problemi, ma una gestione inefficace della
stessa". Se ancora non siete soddisfatti (o
insoddisfatti?), vi suggerisco di vedere un qualsiasi
telegiornale. Il notiziario rappresenta chiaramente
e ironicamente un'umanità impgnata a rendersi
scontenta. Il messaggio, che arriva ad un pubblico
di tutte le età, è chiaro e diretto:
"Sii infelice!!"
Di Katia Carlini