Giovani
e troppo belli
Il
corpo dell’adolescente è un corpo che cambia:
un corpo di cui prendersi necessariamente cura e costante
resimbolizzazione . Attraverso questo processo il
corpo diviene terreno di scambi creativi-integrativi:affettivi
e sociali nel gruppo dei pari, e in conflitto con
“l’altro”. L’esteriorizzazione e l’integrazione del
sé ideale-reale nei teenagers sono espresse
soprattutto attraverso l’abbigliamento: quel che interessa
ai fini di questo discorso è come l’appealing
e l’accettazione-riconoscimento nel gruppo passi però
anche attraverso i personaggi di Maria de Filippi.
Sono i “troppo belli” a fare moda? A mio avviso, è
la moda a passare attraverso i “troppo belli”, con
ostentazione edonistica e all’insegna di un’eccesso
normalizzatore. Proprio quel “troppo”, rende distante
il manichino dalla strada per restituirlo alla vetrina.
L’eccesso non è lo sterminato, la X, ma la
riconduzione del “troppo” alla norma: un dover esser
troppo o troppo altro. L’innovazione così non
porta trasgressione, ma sfocia in una omologazione
e al massimo in una omologazione tragressiva. Perché
gli adolescenti guardano “Uomini e donne” e “Amici”?
La prima risposta potrebbe essere la seguente: perché
questi programmi piacciono, e molto e quasi a tutti.
Ma anche perché rappresentano dei manuali delle
istruzioni per il presente: “Uomini e donne” per l’apparire,
e “Amici” per l’essere. Apparire belli, essere di
successo. Sono due strade da intraprendere congiuntamente
ma anche separatamente, perché l’una porta(o
almeno dovrebbe) all’altra. Il dato inquietante che
emerge è però un altro: che si chieda
di essere “se stessi” e “veri”. Cosa significa essere
veramente se stessi e soggettivamente veri? Assolutamente
nulla. Ma è il nulla che diviene condizione
necessaria per l’esserci in trasmissione. Per corteggiare
i troni di “Uomini e donne”, devi esser vero e far
finta di non aspirare alla notorietà e quindi
al successo. In “Amici”, invece, devi essere te stesso
per acquisire notorietà ed aspirare quindi
al successo. Quel “troppo”, trova allora la misura
nell’impossibile, e l’eccesso non può divinire
l’ eXterminato perché è interdetta ogni
possibilità di essere altro da sé(nella
pluralità dell’io, degli “ii”), e al contempo
di essere dentro le griglie di un vero che non può
esser tale per la presenza di pubblici, scenografie
e telecamere.
Allora
i teenagers indossano i monili di un essere che non
può portare ad essere se stessi, e tantomeno
veri. Che il problema sia che, mentre in passato si
indossava l’abito glorioso della star, con un nome
e un cognome, adesso si indossino gli abiti lisi di
presenze senza cognome? O che si chieda al reale di
essere “altrettanto vero” del fittizio, e al sé
di limitarsi ad essere un se stesso che stia contemporaneamente
all’interno e ai limiti delle regole del gioco?
di
Andrea Silvestri