Nome del piatto: Ritorno al futuro.



Cuocete a fuoco lento una buona dose di paradossi temporali, mescolate con due manciate di scienziato matto, un pizzico d’azione ed una spruzzata di effetti speciali.
Mescolate pian piano aggiungendo citazioni cinematografiche e parodie western, senza dimenticare un sapiente condimento a base di satira sulla provincia cinematografica.
Una volta amalgamati per bene tutti gli ingredienti, guarnite il tutto con una generosa manciata di umorismo scoppiettante ed infine, servite caldo in tavola.
Otterrete un sicuro successo!!
Nome del piatto: Ritorno al futuro.

La saga di Ritorno al futuro , rimane, ancor oggi, il più riuscito film di fantascienza sui viaggi nel tempo. Mi è capitato, quest’estate, di rivedere, per l’ennesima volta, tutti e tre gli episodi, trasmessi da un canale satellitare di Sky, ed ancora una volta sono stata rapita dalla forza, dalla fantasia e dall’ironia di questo film che ha segnato gli anni della mia adolescenza.
Non ci si riesce mai a stancare di salire sulla DeLorean insieme a Marty e a Emmet “Doc” Brown, il geniale e squinternato cultore di tutte le scienze, come egli stesso si definisce, per essere trasportati nel passato, cercando di riannodare fili di vita che la nostra presenza “estranea” ha finito con l’alterare e che rischiano di cancellarci dalla faccia della terra … e poi nel futuro, per porre rimedio ad errori che i nostri figli commetteranno e che rischiano di rovinare le esistenze di tutti i nostri familiari.
Il film ha saputo sfruttare quello che è uno dei maggiori sogni dell’uomo, la possibilità di viaggiare nel tempo, e magari modificare azioni ed avvenimenti di cui ci siamo pentiti, oppure semplicemente per “dare un’occhiata” al modo di vivere dei secoli passati o avere un’idea di ciò che ci attenderà nel futuro. E lo ha fatto con l’aiuto di una divertente sceneggiatura costruita sapientemente al fine di non distogliere l’attenzione dello spettatore: qua e là vengono disseminati dei piccoli ma fondamentali indizi che poi si riveleranno indispensabili nella comprensione della vicenda complessiva e nel suo prosieguo.
I film della saga si contraddistinguono anche per il particolare ed affascinante modo in cui ci mostrano, nel 2° episodio, un futuribile 2015 e sapienti ricostruzioni della vita americana nell’anno 1955 e nell’anno 1885, rispettivamente nel 1° e 3° episodio.
Il 2015 presentatoci da Zemeckis è, effettivamente, un po’ troppo azzardato, soprattutto se rivisto oggi, alla luce del fatto che dovrebbe rappresentare un futuro molto vicino, ma contiene tuttavia alcune estrapolazioni decisamente interessanti. L’innovazione più appariscente, ovviamente, sono le autostrade aeree, intasate, però, sempre di veicoli volanti e suonanti il clacson, a dimostrazione che le abitudini degli automobilisti americani non sono affatto cambiate!
Poi ci sono gli abiti individuali: auto-pulenti, auto-asciuganti, auto-adattantisi alla taglia dell’individuo che li indossa. E ancora degni di nota i giocattoli, gi ologrammi pubblicitari, l’high-tech in casa ed in cucina. La società della provincia americana, nel 2015, è cambiata, in realtà, solo superficialmente.
La “chicca” di questo futuro, però, è sicuramente il Café 80, il locale dove il futuro figlio di Marty ha appuntamento col nipote di Beef e la sua banda. Si tratta di una caffetteria pensata per ricreare l’atmosfera degli anni ’80, il che implica camerieri virtuali con il volto di Reagan e di Khomeini, videogiochi a gettoni e, soprattutto, una serie di teleschermi dietro il bancone, su ognuno dei quali scorrono le immagini di un telefilm in voga negli anni ’80. Tra questi, spicca la citazione più gustosa: alle spalle di Marty, per pochi secondi, si intravede una sequenza di Casa Keaton, la celeberrima sit-com che vedeva come protagonista lo stesso Michael J. Fox.
Altrettanto interessante l’affresco della vita americana nel 1955; qui la satira di costume di Zemeckis si scatena, regalandoci autentiche perle d’umorismo. La prima trovata geniale riguarda i discorsi elettorali dei candidati a sindaco: nelle prima scene del film, un furgoncino con altoparlante diffonde la voce del sindaco di Hill Valley del 1985 che promette mari e monti per la sua rielezione. Tornati indietro nel tempo, e spostatasi l’azione nel 1955, sentiamo un’altra propaganda per le elezioni comunali… ma il discorso è esattamente uguale!! La fraseologia e le promesse da marinaio dei politici vincono il tempo!
Il 1885, poi, è semplicemente straordinario nella sua paradossale eppure realistica quotidianità. Nessun western, per esempio, ci aveva mai spiegato come mai la gente dell’Ovest bevesse alcolici “torcibudello” perfino a colazione; ci voleva un film di fantascienza per farci capire cosa fosse l’acqua potabile nelle grandi pianure: quella specie di intruglio marroncino che persino i cavalli rifuggono fa piazza pulita di ogni sciocchezza sulla vita “pulita e naturale” esistente prima di quella civiltà tecnologica che tanto disprezziamo a parole. E poi la sporcizia, la polvere, montagne di letame accumulate ovunque, i pionieri del Grande Sogno Americano che neppure parlavano la lingua del paese che grazie a loro stava nascendo… Ritorno al futuro ci offre un quadro brutale, desolante, eppure mille volte più fascinoso e veritiero della atmosfere romantiche della varie “Case nella Prateria” e dei tanti “Spaghetti Western”.



di Milena Comuniello