Dio
c'è, tocca solo se ne accorga
Siamo
negli anni Sessanta quando una spregiudicata ditta
stellestrisce, sfruttando l’onda del successo del
musical “Jesus Christ Superstar”, lancia sul mercato
dei jeans con il marchio Jesus. Li reclamizza con
un lapidario “Chi mi ama mi segua”, posto su un
fondoschiena femminile (di tutto rispetto) in primo
piano, appena coperto da pochi centimetri di jeans
. Quella sarebbe stata una ghiotta occasione di
conversione, per un agnostico materialista qual
io sono. Sono nato invece negli anni Ottanta, anni
di leggerezza e disincanto ideologico, anni di passerelle
e vernisage, anni di elucubrazioni postatomiche
e ombrellini da cocktail: niente di sacro, comunque.
Sono un cinico praticante, vado tutte le domeniche
ecologiche a spruzzare lacche inquinanti in centro.
Voglio rendere il buco dell’ozono abbastanza grande
da farci cader dentro un po’ di Divino. Prima o
poi ci casca, abbi fede. Vado a zonzo per la capitale.
Guardo le vetrine, mi accendo una sigaretta. Mi
lascio sorprendere da quello che capita e qualcosa
capita sempre se non hai niente di meglio da fare.
Una scritta sul muro, per esempio. Tra un “Lazio
Merda”, e un “Moira fa le pompe da paura”, ecco
che risalta in tutta la sua solinga ambiguità
uno speranzoso “Dio c’è”. E mi ripeto: “Dio
c’è”. “Dio c’è….” Tocca solo se ne
accorga. E se ne accorgerà di sicuro. Nel
frattempo preparo la valigia, che non si sa mai…ci
metto dentro mutande in microfibra senza cuciture
e calzini di spugna nuovi nuovi, un beauty case
con creme, rasoio a novemila lame, portentosi medicinali
e qualche cambio griffato per tutte le evenienze
climatiche, i miei primi ventiquattro anni da dimenticare,
l’album di Cristicchi e un mazzo di Modiano. E aspetto
la “chiamata”, come il tredici di agosto un last
minute. “Dio c’è”. Meno male. Anche perché
non si sa mai a chi dare la colpa. Troppo facile
chiamare sempre in causa il libero arbitrio. Alè.
Mi viene da pensare che invece, ammesso che ci sia,
abbia serie difficoltà a ricavarsi un centro
di gravità permanente nel postmoderno. Alberroneamente:
Innamoramento e Amore. Dio è Amore, ma il
postmoderno è Innamoramento. La cristalizzazione
dei rapporti (dall’Innamoramento e ad un Amore collaudato)
non trova una vera e propria legittimazione nell’immaginario.
O almeno: l’Amore è continuamente rinviato
ad una fase nascente perversamente reiterata. Oggi
si Ama se si è continuamente Innamorati.
Altrimenti sei solo uno sfigato in cerca del Love.
L’innamoramento a cosa conduce? A niente di particolarmente
entusiasmante: più che altro induce a innamorarsi
di nuovo. E ancora. E ancora. E innamoriamoci allora,
tanto le abbiamo tentate più o meno tutte…non
abbiamo da rimetterci che l’integrità psicofisica.
Niente a confronto di una promessa vita ultraterrena
in terra. D’altra parte una spinta esattamente contraria
ci riporta ad esaltare vecchi valori, istituzioni
e stili di vita: ogni tanto qualche ineludibile
crociata contro l’attuale come regno della perdizione
ci porta a dover ripensare alla cifra delle soggettività
postmoderne e alle sue fughe dalla desocializzazione.
Quindi il vecchio come rimedio al nuovo, e il nuovo
come rimedio al vecchio. Se il rimedio non si trova,
niente paura: “Dio c’è”. E ce n’è
per tutti. L’offerta supera la domanda, figuriamoci.
Ma cercare un rifugio nel sacro secolarizzato è
come cercare di infilare il rullino in una fotocamera
digitale. Meglio passare il tempo a rincorrere le
lancette dell’orologio. La sfera religiosa risulta
tuttavia ancora accattivante ma quando comunque
riferibile alla sfera della trasgressione, vera
spinta propulsiva dell’attuale. Tant’è che
il sacro quando entra in quella cartina tornasole
dell’immaginario che è la pubblicità,
è per rappresentare un aldilà come
luogo in cui le pratiche e le dinamiche della vita
terrena continuano a perpetuarsi senza grandi differenze.
Una ambita vita ultraterrena in terra, e una presagita
terrena in terra. Risultato? Guardati allo specchio
e sprofonda nei tuoi perché. Ma se la trasgressione
della trasgressione ci riconduce niente meno che
alla norma, non bisogna tuttavia trascurare la propensione
di questo Occidente a innamorarsi continuamente
senza peraltro quasi mai trovare il grande Amore.
Grazie a Dio, ovviamente.