Scrivere
per il film breve
Sceneggiatura
come insieme di proposizioni di contenuto. Analisi
di un corpus testuale.
A
partire dal presupposto dell’instabilità
dell’oggetto sceneggiatura, oggetto “sfuggente e
refrattario ad una definizione univoca,complessiva
e assoluta”[1], e della sua non riconducibilità
ad un modello globalizzante (che Kusturika definisce
“gabbia aristotelica”), Vanoye[2] conduce un’analisi
sui modelli, che divide in proposizioni di contenuto
e in proposizioni di dispositivi.
Miti
”Noi stessi siamo storie”[3]
Azione
e personaggio costituiscono,in linea generale, il
fondamento del film[4], a prescindere dalla sua
durata.I modelli strutturali sono però eterogenei.Secondo
Vanoye[5],“immediatamente o progressivamente, la
storia si struttura in grandi schemi, sorta di matrici
narrative cui lo sceneggiatore come il romanziere
fanno più o meno consciamente appello”. Questi
modelli, assolutamente pregnanti, sono definiti
dallo stesso, “quasi universali”.Ciò vale
per il lungometraggio quanto per il fim breve(che
pur trovandosi relegato ai margini del sistema cinema,
ne fa comunque parte, ne condivide per metonimia
le caratteristiche, e risponde evidentemente alle
stesse leggi)[6]. Modelli strutturali possono essere
i miti,i giochi, i generi e gli “stampi”(le declinazioni,
le variazioni, la serie). Secondo Cooper e Dancyger,
le “due strutture archetipiche che si sono dimostrate
più utili nell’articolare il materiale per
una sceneggiatura di cortometraggio sono il viaggio
e l’occasione rituale”[7].La distribuzione delle
due strutture archetipiche non risulta essere la
stessa nel lungometraggio e nel cortometraggio;
nel fim breve infatti “la struttura dell’occasione
rituale, in cui è l’avventura ad andare incontro
al protagonista, è molto più utilizzata
della struttura del viaggio”[8], probabilmente in
quanto quest’ultima si adatta meno alla natura temporalmente
ridotta(compressa) del cortometraggio.Differentemente,
parafrasando Queneau, se ogni grande opera è
o un Iliade o un’Odissea,le odissee sono di gran
lunga più numerose delle iliadi[9].Coerentemente
a quanto sostenuto da Cooper e Dancyger, appena
quattro dei quindici cortometraggi del corpus testuale
analizzato sono riconducibili al tema del viaggio:Argent
content (P. Dussol, 1999),George Lucas in love (J.
Nussbaum, 1999), Taxi de nuit (M. Castilla, 1997),Les
mistons(Truffaut,1957). In Argent content, Luc(Philippe
Dussol ) e Félicia(Anne Charrier), due rapinatori
in fuga sui rollerblades per le strade di Parigi,
si confessano allo spettatore:esprimono pacatamente
il loro disprezzo per una vita “normale”, la ribellione
a una società che non può offrire
loro che un futuro misero e incerto, nonostante
i sacrifici per raggiungere i propri obiettivi in
maniera onesta(lunghi anni di studio, piccoli lavori
malretribuiti).Rapinano una banca, ma questo colpo
servirà per investire in qualcosa di più
grande, nel colpo grosso che potrà cambiare
le loro vite: un colpo con bombe,inseguimenti d'elicotteri...Otto
o dieci milioni di franchi, questo sì che
potrà cambiar loro la vita.Argent content,
opera prima di P.Dussol, alterna momenti di fuga
e racconto, in un bianco e nero ritmato da accellerazioni
e brusche frenate.Una fuga che rappresenta un viaggio
pazzesco (hanno rischiato la vita, la libertà
per così pochi soldi?Faranno il grande colpo
che garantirà loro un avvenire sereno?) verso
la realizzazione del futuro di due ragazzi qualunque.Un
viaggio che è un sogno e rimanda ad un viaggio
ulteriore[10]:investire in qualcosa di grande, più
grande di loro.Si rivolgono alla camera(allo spettatore)
per invitarci a partecipare al loro progetto. In
George Lucas in love (in bilico tra Shakespeare
in Love e Star Wars), esilarante parodia di Joe
Nussbaum, il laureando George Lucas(Martin Hynes)
non riesce a scrivere la sua tesi di laurea:una
sceneggiatura.E’ imbrigliato nella sua fantasia:ha
in mente un contadino spaziale che lotta con un
difficile raccolto di avena spaziale. E’ completamente
bloccato fino a quando non incontra Marion (Lisa
Jakub), una ragazza dalle fattezze della principessa
Leia. E’ lei a consigliargli di far vivere ciò
che lo circonda nella sua fantasia. Il giovane Lucas
se ne innamora, è lei la sua musa ispiratrice:
proprio attraverso l’amore, la realtà può
trovare uno spiraglio attraverso cui congiungersi
alla fantasia,alla creatività. Questo viaggio
nell’amore, tra realtà e fantasia, terminerà
con la sconcertante scoperta che l’amata è
fin troppo familiare:è sua sorella. Il viaggio
si spinge al limite dell’incesto.Fortunatamente
per Lucas, stava solo sognando.In Taxi de nuit (M.
Castilla, 1997), corto d’animazione tratto da Les
chiens,le desir et la mort di Boris Vian, il tema
del viaggio si articola all’interno di una relazione
tra un tassista e un’attrice, è un viaggio
nel desiderio e la morte, all’interno della metropoli
“bohèmien/esistenzialista del primo dopoguerra”[11].Questa
relazione si rivela da subito, allo spettatore quanto
ai protagonisti, un cocktail di sesso e sangue:un
incontro casuale,il gioco di folle corse notturne
in una New York allucinante, a “caccia” di malcapitati
passanti. “Suppongo mi diverta” è l’unica
giustificazione che lei sappia dare al tassista,
che le chiede il senso del massacro.Inorridito e
insieme ammaliato (“La guardavo e non le dicevo
nulla” racconta il tassista, più in là
aggiunge:”Ditemi pure che sono un mostro.Per lei
avrei ucciso sia un cane che un bambino.Così
abbiamo ucciso”) non sa opporsi a questo assurdo
gioco.Questo viaggio li condurrà entrambi
alla morte, lei durante un inseguimento con la polizia,
lui per la condanna a morte. In En el espejo del
cielo (C. Salces, 1997),si racconta il viaggio di
Luis,un niño che vive con la madre in una
baracca nei filari di un campo di mais, il quale
sogna di impossessarsi dell’immagine di un aereo,
riflessa su uno specchio d’acqua.Appena sente il
rombo del suo aereo,Luis corre fino allo specchio
d’acqua cercando di catturare il riflesso di quel
meraviglioso oggetto del desiderio.Prima saltando
sopra il riflesso, poi cercando di catturarlo con
una coperta rubata alla madre, infine costruisce
una trappola di legno. Con il suo nuovo “congegno”,Luis
corre nuovamente allo specchio d’acqua e l’immagine
del suo aereo, stavolta sembra essere stata davvero
imprigionata. Di notte mentre la madre dorme, si
alza di soppiatto dal letto e comincia a scuotere
la scatola: Luis sente il rombo dei potenti motori
dell’aereo imprigionato,rischiando di svegliare
la madre corre a sotterrare la scatola sotto un
mucchio di semi.Il mattino successivo il rombo sembra
essere sparito, Luis crede che il suo aereo sia
“morto”.Corre disperato allo “specchio del cielo”,
e libera il suo aereo:di nuovo il rombo dei motori!
Il suo aereo è libero. Felice si distende
su un prato,con lo sguardo rivolto al cielo.Luis
non ha più bisogno di uno specchio.Ora può
guardare in alto per ammirare il suo aereo,libero
e potente tra le nuvole.Può ricominciare
a sognare. Les mistons(Truffaut,1957) racconta il
viaggio nella scoperta dell’amore, di un gruppo
di “monelli”. Una ragazza di Nimes, bellissima....e
grande, troppo grande per loro: un amore impossibile
per dei ragazzini che non sanno nulla dell’amore.
Lei invece sa cos’è l’amore, e ama.Ama il
suo ragazzo.Con lui è felice. Les mistons
faranno di tutto per disturbare questa felicità
che li esclude. Ma non saranno le loro angherie
a dividere questa coppia. Sarà la morte dell’
amato. I restanti cortometraggi analizzati possono
essere ricondotti all’occasione rituale o ad altre
radici archetipiche. Troviamo ad esempio un’occasione
rituale ne Il giorno della prima di Close-Up (N.
Moretti, 1996). E’il 1991,ottobre. Moretti inaugura
il suo Nuovo Sacher la sala cinematografica nata
dalle ceneri di un vecchio cinema ormai cadente.
Sono appena dodici gli spettatori alla prima del
film “Close Up” dell'iraniano Abbas Kiarostami.
Il cortometraggio “Il giorno della prima di Close
Up” ,che proietterà nel 1996(ovviamente nella
sua sala), documenta l'ansioso perfezionismo di
Nanni Moretti, la sua apprensione per il successo
della sala, l'attesa, e il catastrofico risultato
della prima. In Waiting for Woody(Heslov,1998) Josh
Silver non ha da tempo nè lavoro nè
erezione.La sua condizione però potrebbe
cambiare:il suo agente gli combina un provino con
Woody Allen.Questa è l’occasione che attendeva
da una vita.Ma non tutto sembra andare per il verso
giusto...o forse sì.Arriva all’appuntamento.Il
suo nome non è neppure nella lista.Il provino
è comunque catastrofico, Josh Silver non
ha fatto breccia nel cuore di Woody Allen,non ottiene
la parte e arriva addirittura a fare una scenata
di fronte la porta chiusa dello studio del regista.Ma
dietro quella porta non c’è nessuno! Deluso
si chiude in un cinema, dove però vede proiettato
sullo schermo ciò che è nella sua
mente,il suo futuro...artefice del suo destino,
è egli stesso la causa dei suoi problemi,
Josh Silver ha perso di vista ciò che veramente
conta.Sua moglie è a casa che lo aspetta.
In
Willy Nilly (Smith,1998) due fratelli quarantenni
“soffocati” dall’anziana madre, potranno “affacciarsi”
alla vita solo quando, una mattina, non scenderà
a preparar loro la colazione:è morta. Un
funerale veloce e finalmente soli.La madre si rivolterà
(letteralmente) nella tomba. Come afferma Vanoye[12],
“la sceneggiatura è spesso associata al gioco”.In
Ruleta(R.Santiago,1999) un gruppo di casalinghe
discute argomenti piuttosto anodini:gli sconti,
la lavatrice rotta,cronaca rosa...niente di strano
ci sarebbe se nel frattempo non facessero girare
una Smith&Wesson calibro 38 al centro del tavolo
della cucina.Una ad una, con la massima indifferenza
si puntano la pistola alla tempia e premono il grilletto,
continuando la conversazione.Finchè una delle
casalinghe si fa esplodere un proiettile nella testa,
nella pressochè totale incuranza delle altre.E’
il celeberrimo gioco della roulette russa.A cambiare,
con ovvio effetto di spiazzamento dello spettatore,
è solo il contesto.Un gioco estremo inserito
in una banalissima quotidianità. In Taxi
de nuit (M. Castilla, 1997), il gioco perverso del
massacro, sorta di coarmageddon[13], porterà
all’autodistruzione. Un tiro a segno con bersagli
umani, in uno splatter noir d’animazione. E’ la
scrittura stessa che può essere considerata
un gioco,”gioco in quanto pratica che si inscrive
in uno spazio transizionale e permette di costruire
figure, oggetti, relazioni intermedie tra il reale
e l’immaginario”[14], oltre che fornire matrici
finzionali globali. Il cinema, oltre ai dispositivi
sottotestuali sopra analizzati, ha adattato miti
specifici, sia esplicitamente che implicitamente.
I miti, rispondono ad un nostro desiderio profondo.Noi
non possiamo esistere senza narrare”[15].Per questo
l’utilizzazione della matrice mitica prescinde dalla
distinzione lungometraggio-cortometraggio. Tuttavia
mentre Vanoye individua delle precise connessioni
della sceneggiatura[16] per il lungometraggio con
i miti (distinguendo tra l’altro tra “schemi generici
sottointendenti un gran numero di miti di origine
ed epoca differenti, e schemi particolari, legati
ad un mito specifico”[17]), per Cooper e Dancyger
miti, aneddoti, favole, barzellette, giornali, esperienze
della vita reale sono “tutti possibili punti di
partenza per la narrazione”[18]...questo riferendosi
ovviamente al cortometraggio.Il testo di Vanoye,
individua invece dei netti rimandi ai miti nelle
strutture base:storie di fondazione, storie di splendore
e decadenza, ascesa e caduta, caduta e redenzione,
amori contrastati, discese agli inferi, storia di
Damone e Pizia,cacce al tesoro. E’ evidente che
La sceneggiatura. Forme, dispositivi, modelli, abbia
altri intenti rispetto al testo di Cooper e Dancynger,
oltre che una natura decisamente più “teorica”.
Tuttavia è altrettanto evidente una relativa
(ma non tanto relativa) precarietà delle
idee nell’ambito degli studi sul film breve.Ciò
è altrettanto vero per quanto riguarda i
generi, che Dancyger definisce “scorciatoie” verso
forme strutturate di racconto[19].”Insiemi di particolari
forme stilistiche e strutturate accettate dal publico
ed immediatatamente riferibili a determinati tipi
di “storia””.E’ un tipo di storia che ha un impatto
viscerale sul pubblico.E’ un codice che si inserisce
in un altro codice[20].E’ una struttura, o meglio
una macrostruttura. Per drammatizzare la storia
bisogna ”trovare una struttura con cui poter raccontare
la storia”[21].Ma la strutturazione in generi non
è la stessa nel lungometraggio e nel cortometraggio.In
quest’ultimo la strutturazione in generi appare
essere più labile e aleatoria, anzi non possiamo
parlare propriamente di generi, ma piuttosto di
modelli o forme con cui poter strutturare la storia.
Infatti la classificazione dei generi (che, ripetiamo,
non è una vera e propria classificazione
di generi,ma di “forme utili della storia disponibili
e utili allo sceneggiatore di un cortometraggio”[22])
nel film breve,in Cooper e Dancyger comprende il
docudrama, il mockumentary, la commedia, la satira,
la favola , il racconto morale, l’evento,il viaggio(di
cui abbiamo già discusso a proposito dei
dispositivi sottotestuali, in quanto “viaggio” ed
“occasione rituale” sono presenti più ad
un livello sottotestuale che di genere). Avventura,
western, comico, dramma[23], film storico, melò,
musical, thriller, fantastico, fantascienza,horror,cartoon,detection
movie,action movie, spy story,noir, porno[24] sono
modelli strutturali difficilmente “applicabil con
successo al cortometraggio”[25].
Nel corpus testuale analizzato, possiamo ricondurre
due film al mockumentary,Il giorno della prima di
Close-up(Moretti,1996), che è decisamente
riconducibile al mockumentary, con un retrogusto
di “commedia morettiana”, e George Lucas in love
(Nussbaum,1999) il quale è fondamentalmente
una commedia che si trova però, a mio avviso,
in bilico tra il mockumentary(pur escludendo la
forma “documentaristica”,il riferimento al realismo,
fa in qualche modo il verso al “dietro le quinte”,al
processo di creazione della star) e il viaggio(viaggio
interiore, nell’amore.Viaggio onirico vagamente
favolistico). Zendegi Dar Meh(Ghobadi,1998), documenta
la difficile vita di un bambino iraniano rimasto
orfano.Deve badare ai fratelli più piccoli,uno
dei quali handicappato.Deve rinunciare alla propria
infanzia per garantire la sopravvivenza alla sua
famiglia. Zendegi Dar Meh, è l’unico film
del corpus testuale analizzato ad essere riconducibile
al docudrama. Il noir animato Taxi de nuit, costituisce
un’ eccezione, in quanto sfugge a delle classificazione
nette, ed è riconducibile, sempre a livello
sottotestuale più che di genere, al viaggio
(nell’amore,nella morte, nel desiderio).Possiamo
invece ricondurre alla favola i corti Willy Nilly(Smith,1998),
che è anche satira(basti pensare al ruolo
della madre) e parodia del genere horror; Moja domovina(Radovic,1997)
che però è soprattutto satira di un
paese(l’ex Iugoslavia) e commedia dell’assurdo;
e En el spejo del cielo(Salces,1997),anch’esso ,come
già visto, riconducibile, sottotestualmente,
al viaggio. Stessa considerazione per la commedia
Les mistons(Truffaut,1957) e il racconto morale
Argent content (Dussol,1999). Satire sono i corti
Funf Minuten(Krause,1998), satira di una media borghesia
sull’orlo della follia, pronta ad eplodere in una
manciata minuti in cui tutto può succedere;
e il corto Ruleta(Santiago,1999), già analizzato
riguardo al “gioco” della roulette russa, è
una satira della casaliga basso borghese, sull’orlo
di una crisi di nervi.... Waiting for Woody(Heslov,1998)
è una commedia che fa un pò il verso
al personaggio Woody Allen; Flying Saucer Rock’Roll(Hughes,1998)
è invece una fantasiosa parodia dei film
sugli alieni degli anni ’50 e insieme satira del
mondo dello spettacolo.Bloody Olive(Bal,1996),adattamento
cinematografico di “Imbroglio”, il fumetto di Lewis
Trondheim pubblicato a Parigi da “L'Association”
due anni prima del corto di Bal, è un’umoristica
parodia del genere noir, ma anche un dissacrante
sguardo sull’amore, sull’amicizia, sui buoni sentimenti
e le cattive intenzioni. E’ la vigilia di Natale.Siamo
nel 1951.Un delizioso(melenso) quadretto di coppia:Werner
e Mylene addobbano l’albero di Natale, preparano
il cenone, scambiandosi teneri sguardi e giocosi
ammiccamenti. Bussano alla porta. Un terzo personaggio
entra in scena: Sam. Nulla è più come
appare, fino all’inverosimile. In una atmosfera
evidentemente fittizia, sfacciatamente artificiale
si muovono lo stereotipo del marito, lo stereotipo
della moglie, e a completare il “triangolo” lo stereotipo
dell’amante. L’ intrigo è improbabile, sempre
più improbabile, abilmente complicato fino
allo scherzo: i buoni sentimenti risultano progressivamente
e inesorabilmente erosi. E’ un susseguirsi di segmenti
di suspense, in un gioco di scatole cinesi in cui
è costretto a entrare lo stesso spettatore.
Da
quanto detto finora, risulta evidente che le storie
che meglio si adattano al cortometraggio sono quelle
di grande impatto sul breve.Storie che nella brevità
trovano il loro “luogo” naturale e la loro massima
espressione: storie che invece nel lungometraggio
sortirebbero ben altro effetto....
Personaggio e Drammatizzazione
Personaggio[26] e drammatizzazione sono strettamente
collegati tra loro.Il cortometraggio si basa principalmente
sul personaggio[27], intorno ad una scelta che gli
si presenta e sulla quale si sviluppa la storia:dopo
tale scelta il personaggio non può più
tornare allo stato iniziale.Nel cortometraggio vi
è inoltre un particolare approccio al personaggio,che
al di là della sua complessità, si
rivela allo spettatore attraverso l’azione o la
reazione agli sviluppi della trama[28].Nella creazione
del personaggio si esercita infatti una “economia
di stile”[29],funzionale alla natura stessa del
film breve, che non offre spazio sufficiente per
articolare una complessità nelle relazioni
tra i personaggi.Nonostante ciò, è
proprio “attraverso l’interazione con gli altri
personaggi, che il protagonista si muove nel corso
della trama”. Il numero dei personaggi risulta inoltre
essere limitato, generalmente non sono più
di quattro: personaggio pricipale, pochi personaggi
secondari con un preciso obiettivo all’interno della
trama.Ci sono due tipi di personaggi secondari:
quelli che aiutano il protagonista a raggiungere
il suo obiettivo e quelli che lo ostacolano.In entrambi
i casi i personaggi secondari risultano essere dei
catalizzatori per la trama. Il personaggio secondario
principale è l’antagonista,il quale ha un
obiettivo narrativo ben definito:costituisce l’ostacolo
maggiore per il raggiungimento dello scopo del protagonista
(quando la relazione tra protagonista e antagonista
è il motore della trama, secondo Cooper e
Dancyger, i cortometraggi funzionano meglio). Il
personaggio principale, definito dalle proprie azioni,
si delinea con rapidità: i personaggi piatti,facilmenti
riconoscibili, sono costruiti attorno ad una singola
idea o caratteristica. Esistono anche personaggi
a tutto tondo,meno identificabili ma sicuramente
più interessanti per una loro maggiore complessità
e capacità di sorprenderci[30].Gli elementi
di drammatizzazione del lungometraggio e del cortometraggio,
restanto fondalmente gli stessi. Le strategie della
trama nel cortometraggio ,secondo Cooper e Dancyger[31]
consistono sostanzialmente nel catturare l’attenzione
del pubblico, alimentandone la curiosità
(conducendo poi il pubblico dalla curiosità
ad uno stato emotivo), attivando un processo di
indentificazione con il personaggio e la situazione.Secondo
Robbiano[32] i ”personaggi di un film sono riconoscibili
in ragione di qualcosa che vogliono ottenere,ed
affrontano ostacoli in vista della risoluzione di
questo bisogno.Da ciò nasce il conflitto”.Caratteristiche
della storia sono le qualità del personaggio,
le quali dovrebbero portarci “naturalmente” ad identificare
col personaggio principale, e le qualità
della trama che sono strettamente legate al personaggio
pur essendo eventi a lui esterni:il conflitto.
E’
Proprio grazie al conflitto cui il protagonista
va incontro per raggiungere il proprio obiettivo
che si sviluppa l’azione drammatica.In Argent content,
Luc e Félicia hanno come obiettivo una rapina.Il
conflitto si gioca tra la riuscita della rapina(e
la successiva fuga) e gli ostacoli che incontrano:in
primo luogo la polizia, ma anche i passanti che
ostacolano la fuga...Ne Il giorno della prima di
Close-up(Moretti,1996),Nanni Moretti ha come obiettivo
il successo di una prima particolare: Close-up di
Abbas Kiarostami.Il conflitto è tra riuscire
a fare entrare nel suo cinema,il Nuovo Sacher, il
pubblico a vedere un film iraniano in lingua originale
con sottotitoli e l’improbabilità che ciò
avvenga in quanto il pubblico è indirizzato
verso proiezioni di film sicuramente più
commerciali. In En el espejo del cielo(C. Salces,
1997), recentemente ripreso per una nota campagna
pubblicitaria[33], il piccolo Luis, protagonista
della storia ha un obiettivo preciso:poter far proria
un’immagine[34],catturare l’immagine dell’aeroplano
che si riflette in uno specchio d’acqua. Il conflitto
è tra il mondo della sua immaginazione e
la realtà in cui vive, ma si gioca anche,
ad un altro livello, tra “possesso” e “libertà”.
In
Les mistons(Truffaut,1957) dei “monelli” hanno l’obiettivo
di ostacolare la relazione di una coppia.Il conflitto
è tra l’amore che nutrono per la ragazza(e
quindi la volontà di disturbare un amore
che li esclude) e l’amore che lei nutre per il ragazzo(una
relazione che, nonostante i loro sforzi,continua).In
Waiting for Woody(Heslov,1998) il conflitto è
tra la volontà di Josh Silver di svolgere
un provino con Woody Allen(dal cui esito il protagonista
crede si possa decidere la sua vita, anche sessuale)e
gli ostacoli che incontra nel raggiungimento di
tale obiettivo. In George Lucas in love (Nussbaum,1999),
il laureando George Lucas ha l’obiettivo, a tre
giorni dalla scadenza, di terminare la tesi di laurea:
la sceneggiatura di Star Wars.Il protagonista entra
in conflitto con la sua stessa fantasia, fantasia
che lo porta lontano, così lontano da perdere
i contatti con la realtà. Ulteriore conflitto:si
innamora di una ragazza a capo del movimento studentesco,che
scoprirà essere sua sorella.Anche questa
realtà è però un parto della
sua fantasia. I due fratelli di Willy Nilly (Smith,1998)
hanno l’obiettivo di realizzare se stessi e la propria
sessualità. Ma entrano in conflitto con l’anziana
madre. Anche da morta, la sua presenza si farà
sentire. In Taxi de nuit (M. Castilla, 1997), un
tassista ama una sanguinaria donna di spettacolo.
L’obiettivo è possedere l’amata, obiettivo
che entra in conflitto con la realtà dei
fatti:è lei a possedere lui(anche sessualmente).
E’ lei che lo fa partecipe di un gioco al massacro
fatto di folle corse notturne:massacro e insieme
automassacro.Lei muore nell’incidente a finale di
una fuga della polizia(ancora un ostacolo...), lui
sulla sedia elettrica.Proprio la morte si rivela
essere un ultimo elemento di conflitto. In Bloody
Olive(Bal,1996), Werner e Mylene hanno l’obiettivo
di provare la colpevolezza di Sam.E’ lui l’assassino,
manca solo una confessione....proprio per estorcere
una confessione all’assassino, Werner e Mylene,
insieme al commissario e la sua squadra, spingono
il colpevole in una trappola in cui è però
lo spettatore, oltre a Sam,a cadere. In realtà
questo teatro dell’assurdo mira a fare proprio questo.Ma
il conflitto dov’è?Lo spettatore scopre nel
finale l’obiettivo dei protagonisti. Gli obiettivi
precedentemente suggeriti, si rivelano delle piste
false...In Ruleta(R.Santiago,1999) non troviamo
un vero e proprio conflitto quanto piuttosto un
marcato contrasto tra la normalità di un
gruppo di casalinghe che discute di argomenti di
una banale quotidianità e l’eccezionalità
del fatto che nel frattempo queste stesse casalinghe
giochino alla roulette russa[35]. In Flying Saucer
Rock’Roll(Hughes,1998) uno ”svitato” ha come obiettivo
l’ integrazione nella comunità.Gli ostacoli
che incontra sono:un “bullo”(l’antagonista) che
cerca di “soffiargli” l’amata, la comunità
che ostacola la sua integrazione ritenendolo pazzo
come suo padre, i coetanei che lo escludono dal
gruppo...il protagonista è un alieno sulla
terra finchè non arrivano gli alieni(quelli
veri) ad invadere terra.Anche dopo aver scongiurato
la minaccia aliena,quando il suo obiettivo sembra
essere stato raggiunto, altri ostacoli (terrestri:la
polizia lo accusa di cannibalismo) intervengono
ad alimentare il conflitto.
Fondamentale,
nel cortometraggio, la creazione di personaggi che
siano al contempo tipi e archetipi,con delle caratteristiche
specifiche evidenti e una complessità che
approfondisce la “credibilità” stessa dei
personaggi. “Quando viene creato un archetipo, lo
spazio per il simbolismo aumenta e,di conseguenza,
il significato del film può avere più
livelli rispetto alla prima lettura”[36]. Nel corpus
testuale analizzato, possiamo considerare archetipici
personaggi come Luis di En el espejo del cielo(C.
Salces, 1997),grazie anche alla presenza dell’elemento
fantastico, che Cooper e Dancynger ritengono essere
“primo prerequisito nel creare un personaggio che
sia allo stesso tempo un tipo e un archetipo”[37]
; Werner, Mylene,Sam e il commissario di Bloody
Olive(Bal,1996), i quali rappresentano forse più
lo stereotipo che l’archetipo;il ”contadinotto svitato”
di Flying Saucer Rock’Roll (Hughes,1998) insieme
al “bullo” con cui si contende la “pupa”; Luc e
Félicia di Argent content(P. Dussol, 1999);
la cantante-attrice e il tassista di Taxi de nuit(M.
Castilla, 1997); la coppia di fratelli succubi della
figura materna di Willy Nilly(Smith,1998); i monelli
e gli amanti di Les mistons(Truffaut,1957).
Inoltre,
in tre dei quindici corti analizzati, troviamo dei
personaggi addirittura celeberrimi, con i quali
il pubblico difficilmente potrebbe non aver confidenza.Michele
Apicella è Nanni Moretti[38], in Il giorno
della prima di Close-up(Moretti,1996). Negli altri
due corti troviamo invece dei personaggi che ne
vestono i panni. Martin Hynes è George Lucas
in George Lucas in love (Nussbaum,1999), Josh Silver
è il “personaggio” Woody Allen in Waiting
for Woody (Heslov,1998).
Vanoye
stila una lista di modelli di personaggio, che cercheremo
di ritrovare nel nostro corpus testuale.Nel lungometraggio
“la pratica dominante si rifà al modello
classico (sul piano cinematografico)vale a dire
al modello realista francese(sul piano letterario)”[39].
Anche nel cortometraggio, almeno nel nostro corpus,
rintracciamo tale modello di personaggio nella maggior
parte dei corti(in otto film su quindici).Un personaggio
centrale, che si rivela progressivamente allo spettatore,con
uno scopo,delle “motivazioni, in rapporto alla storia
nella quale si trova o sta per essere coinvolto”[40].Al
posto del personaggio principale possiamo trovare
una coppia caratterizzata da una forte opponibilità
come nel caso dei due fratelli di Willy Nilly(Smith,1998).
Un altro modello, quello cosiddetto “moderno” può
essere suddiviso, seguendo le indicazioni di Vanoye,
in tre insiemi di caratteri:il personaggio problematico,il
personaggio opaco,il non-personaggio. Il personaggio
problematico, “senza scopo né motivazione
chiara,generalmente in crisi [...] immerso nelle
situazioni, subisce gli eventi senza esercitare
alcuna precisa volontà”[41], lo ritroviamo
nei corti Waiting for Woody(Heslov,1998), Funf Minuten(Krause,1998),
Zendegi Dar Meh(Ghobadi,1998), e George Lucas in
love (Nussbaum,1999).Il personaggio opaco, privo
di nette caratteristiche psicologiche e sociali,
che agisce poco o non del tutto, è il personaggio
“fantasma” di ”La Jetèe”(Marker,1962).Per
quanto riguarda il non-personaggio,che Vanoye definisce
“personaggio-citazione” e “marionetta”, lo ritroviamo
in Moja domovina(Radovic,1997). Non è stata
rilevata, all’interno del corpus analizzato, la
presenza del modello “ottenuto attraverso procedure
di messa in spazio e di straniamento”[42], che Vanoye
definsce “brechtiano”.Parziale assenza anche del
modello “collettivo”, di cui lo studioso francese
propone due tipi:il modello “Russia anni 20”, e
il modello “corale italiano”.Assenza “parziale”
in quanto, se del modello “corale italiano” non
abbiamo trovato riscontri nel corpus, non si può
dire altrettanto per quanto riguarda il modello
“Russia anni 20” (e neppure possiamo sostenere il
contrario...).In Ruleta[43](R.Santiago,1999) un
gruppo di casalinghe, le cui differenze restano
marginali, non marcate, dall’anonima fisionomia.Casalinghe
“emblematiche”, che esistono come “membri esemplari
di una categoria sociale”:piccole borghesi con una
Smith&Wesson calibro 38 al centro del tavolo
della cucina. Sono dei piccoli “vettori,forze incarnate
nella lotta politica”[44]. Non proprio. A loro modo
lottano, ma contro i luoghi comuni sul vaccino(o
piuttosto lottano contro la noia?) o il falso 3x2
dei supermercati. “Andrò in fondo alla questione”,
minaccia impugnando la pistola, una delle casalinghe.
E’ certo: non sono una “forza colletiva che cresce”,
e neppure si rifanno all’epico.Non rispondono esattamente
al modello “Russia anni 20”.Ma sicuramente non c’è
nessuna psicologia o motivazione, in Ruleta, troviamo
piuttosto un gruppo di casalinghe che sono una “forza
in movimento che porta a compimento la propria traiettoria”.Sono
loro stesse delle pistole”[45].
Sceneggiatura
come proposizione di dispositivi.Analisi del corpus
testuale
Dispositivi narrativi
I dispositivi della sceneggiatura hanno l’obiettivo
di suscitare interesse nel pubblico e al contempo
di costituire “eventualmente forme espressive ed
estetiche originali” [46].Vanoye, distigue i dispositivi
della sceneggiatura, in narrativi, drammaturgici
e sequenziali. Ulteriore distinzione viene dal punto
di vista narrativo: il modello classico, la sceneggiatura
con narratore, la sceneggiatura a punto di vista,
la sceneggiatura a puzzle, la sceneggiatura speculare.
Il modello classico, modello “semplice di narrazione
cinematografica”, è caratterizzato dalla
struttura temporale lineare, e da una narrazione
oggettiva, ossia dall’“assenza di narratore esplicito,
o enunciazione neutra”[47]. Tale modello, che risulta
inoltre caratterizzato dalla presenza di uno o due
protagonisti,da un intreccio principale eventualmente
unito a un double plot e a subplot,è poco
utilizzato nel nostro corpus testuale. In effetti
meno di un terzo dei corti analizzati, può
essere ricondotto a tale modello. Due cortometraggi
in particolare sembrano voler attaccare il cinema
classico, ma in maniera virale:aderendo ai suoi
dispositivi, e perversamente, dall’interno, scagliarvi
contro uno sguardo dissacrante e spregiudicato.Spregiudicatezza
che è un pò il comun denominatore
dei corti del nostro corpus. Flying Saucer Rock’n’roll
(E. Hughes, 1998)e Bloody Olive (V. Bal, 1996),
il primo con e contro la fantascienza(e non solo),
il secondo con e contro il noir(e non solo). E ancora
due cortometraggi potrebbero essere ricondotti al
modello classico: Willy Nilly (M. Smith, 1996),
una “divertita commedia a cavallo tra il puro divertimento
e l’horror demenziale”[48], e Fünf Minuten
(B. Krause, 1998), in cui il protagonista Peter
Wagner, di una sconcertante e banalissima normalità,
assiste all’assurda implosione delle sue certezze.Il
tutto in una manciata di minuti. Altro modello indicato
dallo studioso francese, è quello di sceneggiature
con narratore, modello fondamentalmente caratterizzato
dalla presenza di una o più voci off.In Waiting
for Woody (G. Heslov, 1998), la voce narrante è
quella del personaggio principale, la “voce-io”
di Josh Silver, dove “a esprimersi sono i pensieri,
i sentimenti,le sensazioni” [49]. Anche In Zendegi
Dar Meh (B. Ghobadi, 1998), il protagonista, ci
fornisce una descrizione “dall’interno”, di quella
che è la sua vita così come ce la
racconta. Stesso discorso, vale per Taxi de nuit(M.
Castilla, 1997), dove la voce-personaggio, corrisponde
al condannato a morte, che si rivolge allo spettatore
per raccontare le ragioni della sua condanna (e
del suo amore, che l’ha condannato alla morte ancor
prima della legge). Sceneggiature con narratore,
non corrispondente alla “voce-io”sono anche Les
mistons(Truffaut,1957) e La Jetée(Marker,1962),
dove possiamo rintracciare nel film elementi specificamente
letterari della narrazione. In questi corti così
come in En el espejo del cielo(C. Salces, 1997)
e in Il giorno della prima di Close-Up(Moretti,1996)il
punto di vista è unico. Per quanto riguarda
i flashback, possiamo riportare qualche esempio.
In Waiting for Woody (G. Heslov, 1998), il protagonista,
entrando in un cinema, dove stava per andare a veder
i fratelli Marx, vede proiettato sullo schermo il
suo recente incontro con Woody Allen. Il passato
si confonde coi sogni del protagonista, così
sullo schermo viene proiettato non come l’incontro
è realmente stato, ma come il protagonista
avrebbe voluto che fosse. E a cosa l’avrebbe infine
condotto...In questa sequenza, quasi come in Io
e Annie di Woody Allen, dove Alvie adulto conversa
coi vecchi compagni di classe del piccolo Alvie,
Josh Silver si rivolge direttamente a questo passato
possibile e non effettivamente realizzato. L’intervento
del presente su questo passato ipotetico, è
così forte che il protagonista si sdoppia:
nel corto assistiamo al dialogo tra i due Josh Silver.E’
un flashback confondente per lo spettatore(è
un sogno?O è un incubo il catastrofico incontro
con Woody Allen?), ma decisamente chiarificante
il protagonista:ora sa quello che veramente conta
per la sua vita. Da ora la sua vita può davvero
cambiare. Altro flashback, di natura ovviamente
diversa, in Argent content (P. Dussol, 1999) in
cui il flashback della rapina viene alternato alla
“confessione” allo spettatore dei due protagonisti.Ultimo
caso: George Lucas in love (J. Nussbaum, 1999),
da una scena, tra i titoli di coda, si capisce che
tutto la storia a cui abbiamo assistito, era solo
un sogno.Il sogno di George Lucas che si è
addormentato di fronte la macchina da scrivere.
Vanoye indica inoltre un tipo particolare di sceneggiatura,
la sceneggiatura speculare, o sceneggiatura-specchio,in
cui “si riflette questo o quell’aspetto della storia
o una determinata componente del mezzo che assume
su di sè la storia,(in questo caso il cinema)[...]
essa è anche un mezzo per portare avanti
una riflessione o una meditazione sullo spettacolo
”[50] .Gerstenkorn, riflettendo sulla riflessività,
ne individua due tipi:quella filmica e quella cinematografica.
Mentre quest’ultima “designa tutti i giochi di specchi
che un film può intrattenere sia con gli
altri film che con se stesso”[51], la riflessività
cinematografica riguarda il cinema in quanto istituzione,
e fornisce contenuti che si riferiscono alle condizioni
di produzione, alla genesi di un film,alle riprese,agli
attori,alle relazioni dello spettatore con il film”[52].In
Flying Saucer Rock’n’roll (E. Hughes, 1998), Bloody
Olive(V. Bal, 1996), Il giorno della prima di Close-up(Moretti,1996),
Waiting for Woody (G. Heslov, 1998), e George Lucas
in love (Nussbaum,1999),il “cinema è la materia
prima della sceneggiatura”[53] ,in particolare,i
primi due cortometraggi di questa nostra lista,
possono essere considerati vere e proprie parodie
di genere.Va inoltre detto a proposito di questi
due corti, che pur trattando il cinema come materia
prima della sceneggiatura, costituiscono essenzialmente
un tipo di riflessività filmica, in cui le
sceneggiature sono costruite a partire da riprese-citazioni
da altri film(all’interno del genere trattato),
in un lavoro di esasperazione e derisione delle
stesse.In Il giorno della prima di Close-up(Moretti,1996),
Waiting for Woody (G. Heslov, 1998), e George Lucas
in love (Nussbaum,1999), il riferimento a “situazioni”
e personaggi noti del mondo del cinema, non ha bisogno
di essere ribadito.Per quanto riguarda,infine, La
Jetée(Marker,1962),viene citata dallo stesso
Vanoye, a proposito dell’autoriflessività
in quanto “rinvia a procedure di sdoppiamento narrativo
tramite il commento off”[54].Per una analisi più
approfondita di questo corto di rara bellezza, si
rimanda al paragrafo “Dall’iliade all’odissea:da
“La Jetée” a “L’esercito delle dodici scimmie””.
Dispositivi
drammaturgici
Come afferma Vanoye, i dispositivi drammaturgici
“orchestranno le emozioni dello spettatore, gestiscono
il suo interesse per la storia e per i personaggi”[55].
Sul piano dell’organizzazione d’insieme, i manuali
di sceneggiatura per lungometraggi,”hanno eretto
a modello”[56] un “paradigma”(così definito
da Syd Field)drammatico, quello hollywoodiano.Questo
modello di organizzazione narrativa è la
struttura in tre atti.Il “paradigma“ è figlio
della cultura americana, di cui si può certamente
apprezzare la pragmaticità, ma sicuramente
metterne in discussione la pretesa universalità...in
pratica:va bene assumerlo dal punto di vista funzionale,
mettendone però in discussione la filosofia
di fondo, “il linguaggio cinematografico, non solo
non è un dogma, ma al contrario si nutre
di una naturale, istituzionale, nonchè affascinante
ambiguità” [57]. Ma per quanto ci riguarda,
nel cortometraggio il suo utilizzo è piuttosto
limitato, più spesso risulta essere addirittura
stravolto.Il “paradigma” che per Field è
“il fondamento di una buona sceneggiatura”[58],concepisce
un film come un medium visivo che drammatizza una
linea narrativa di base, in cui è definito
un inizio, un centro e una fine.Cooper e Dancynger[59]
, a proposito del cortometraggio, ritengono che
l’apertura “dovrebbe massimizzare le possibilità
drammatiche della storia”, il centro “farci capire
quanto l’impresa sia difficile per il personaggio
principale”,nella fine, oltre a sapere l’esito della
lotta del protagonista per il raggiungimento dell’obiettivo,
si dovrebbe inoltre “percepire che il personaggio
è in qualche modo cambiato, o ha acqistato
consapevolezza per il fatto di aver intrapreso il
viaggio o di aver sperimentato l’evento”.Infatti,“ciò
che lo ha portato a tale consapevolezza ha un’intensità
drammatica superiore alla lotta che avviene nella
parte centrale o all’articolazione dell’obiettivo
all’inizio della storia”[60].E’ relativamente ovvio
quanto sotenuto da Hauge, ossia che qualsiesi storia
per il cinema, di qualsiesi durata, può essere
divisa in tre atti,è una formula tanto generale
che riesce a comunicare davvero poco, pur “portandola”
al cortometraggio. Intanto non vengono rispettate
le “canoniche” proporzioni 1:2:1 nella suddivisione
del tempo, che invece risulta essere piuttosto irregolare.Presentazione:
George Lucas in love (J. Nussbaum, 1999),il personaggio
non viene affatto presentato(è già
fin troppo noto al pubblico). Negli altri casi,
assistiamo, al limite, ad un accenno di presentazione.
Così è in Flying Saucer Rock’n’roll
(E. Hughes, 1998), dove il protagonista viene ripreso
in una esibizione canora di fronte agli zii, che
lo definiscono potenzialmente “matto come suo padre”,
uno che “crede di essere un fottuto americano”.In
Willy Nilly (M. Smith, 1996), i due fratelli vengono
brevemente e chiaramente definiti, in pratica sono
degli stereotipi.Si avvicinerebbe di più
al paradigma Les mistons(Truffaut,1957),ma anche
qui la figura dei monelli appare rapidamente delineata.La
suddivisione “naturale” del tempo nel paradigma,
considerata la durata media del corpus analizzato,
ossia di dodici minuti e mezzo, corrisponderebbe
a circa tre minuti per il primo atto, circa sei
minuti per il secondo e ancora tre per il terzo.Ciò
risulta pressochè improponibile. Più
frequentemente ci si imbatte nell’atto unico e nella
struttura in due atti. La struttura in due atti
,secondo lo stesso Vanoye,sarebbe“frequente nelle
forme brevi, episodi o cortometraggi”[61], naturalmente
tesa a sottolineare simmetrie e opposizioni, oltre
a “costituire un meccanismo narrativo molto più
utile”per il fim breve”[62]:così è
per Argent content (P. Dussol, 1999) e Taxi de nuit(M.
Castilla, 1997).L’ atto unico, nel nostro corpus
testuale, è rintracciabile in En el espejo
del cielo(C. Salces, 1997),in Bloody Olive(V. Bal,
1996),in Fünf Minuten (B. Krause, 1998),in
Il giorno della prima di Close-up(Moretti,1996),in
Moja domovina(Radovic,1997), in Ruleta (R.Santiago,1999)
e Zendegi Dar Meh(Ghobadi,1998). Solo in Waiting
for Woody (G. Heslov, 1998),possiamo rintracciare
una struttura in quattro atti.In nessuno dei nostri
corti una struttura in cinque atti, che sarebbe
propria invece dei “film lunghi” [63].In conclusione:una
analogia di struttura tra il cortometraggio e il
lungometraggio è piuttosto “labile”, sia
in termini di “proporzioni”, che in termini “formali”.
Dispositivi sequenziali
Una
sceneggiatura,che “propone un concatenamento di
scene e sequenze [...] opera un découpage
della storia in funzione di queste unità,
una ripartizione del materiale narrativo secondo
necessità drammatiche e ritmiche”[64] . Inoltre,
i profili sequenziali differiscono a seconda di
generi e scelte estetiche.Il “cuore strategico”
di questi profili è l’ellissi, figura con
funzioni ritmiche,drammatiche e narrative.Questo
procedimento viene spesso utilizzato anche nel cortometraggio,
sia per “accellerare il concatenamento delle azioni”
sia per stimolare la curiosità del pubblico.
Un esempio di ellissi, per “vivacizzare” la narrazione,
lo troviamo in En el espejo del cielo(C. Salces,1997),
nella breve sequenza in cui il piccolo Luis, guarda
la madre stendere i panni.Subito dopo vediamo una
coperta svolazzare nel cielo e cadere nello specchio
d’acqua in cui ha visto il riflesso del suo aereoplano.
Tale vivacità è riscontrabile con
maggior frequenza nel concatenamento delle scene
di fuga in Argent content (P. Dussol, 1999), o nelle
scene finali di Flying Saucer Rock’n’roll (E. Hughes,
1998),in questi corti l’ellissi viene utilizzata
come “un salto avanti nella narrazione “ al fine
di creare un’incognita a proposito di ciò
che si è verificato nel frattempo,che lo
spettatore vuole colmare con urgenza”[65].Spesso
le ellissi “sono quasi invisibili,al servizio della
ritmica drammatica”,come in Taxi de nuit(M. Castilla,
1997); e possono essere addirittura “non risolte,non
concluse”[66] come in Moja domovina(Radovic,1997)
o Fünf Minuten (B. Krause, 1998).
Vediamo
ora l’alternanza, che “appare come principio di
strutturazione fondamentale della sceneggiatura”
per lungometraggio ma è molto meno utilizzata
nel film breve. C’è probabilmente una relazione
tra la lunghezza del film e l’alternanza di tempi
forti/tempi deboli, tensione/distensione, azione/riposo,
agitazione/calma; scene visive/dialogate, scene
individuali/scene di gruppo;alternanza giorno/notte,
interno/esterno...Pur essendo in alcuni corti molto
marcata ,è il caso di Moja domovina(Radovic,1997)
, Waiting for Woody (G. Heslov,1998),Fünf Minuten(B.
Krause, 1998),Flying Saucer Rock’n’roll(E. Hughes,
1998);l’alternanza è meno frequente che nel
lungometraggio, o comunque più frequente
nei corti più “lunghi”....
Per
quanto riguarda la gradazione, che “tenderebbe a
diventare il modello retorico dominante dei profili
sequenziali”[67], se ne distinguono diversi tipi:ascendente
e discendente, numerica,ritmica e intensiva.In George
Lucas in love (J. Nussbaum, 1999), ad esempio, troviamo
una gradazione intensiva, l’emozione provata dal
giovane talento che culminerà nell’incontro
(onirico) con la madre;stesso tipo di gradazione
in En el espejo del cielo(C. Salces,1997),in cui
Luis è sempre più “preso” dal suo
oggetto misterioso, e costruisce inoltre “trappole”
sempre più grandi per catturare l’aereo.In
Moja domovina(Radovic,1997), la gradazione è
prevalentemente numerica, sempre più personaggi
entrano in azione, anche gli elementi di “violenza”
sono sempre più “immotivati”. In Argent content
(P. Dussol, 1999), la gradazione è ritmica,con
procedimenti di accellerazione:la fuga dei due ladri
è sempre più veloce.In Ruleta (R.Santiago,1999),
la gradazione è soprattutto intensiva(l’apprensione
dello spettatore è crescente) In Flying Saucer
Rock’n’roll(E. Hughes, 1998), la gradazione è
sia numerica(sempre più
personaggi
in azione), che ritmica (le azioni dei personaggi
sono sempre più veloci) e intensiva(le emozioni
provate dal protagonista e dallo spettatore).In
Fünf Minuten (B. Krause, 1998) cresce il numero
di personaggi in gioco(gradazione numerica),la velocità
delle azioni(gradazione ritmica), la follia e la
tensione(gradazione intensiva); in Bloody Olive(V.
Bal, 1996), si intensifica l’articolazione degli
intrighi e cresce in numero dei personaggi in scena.In
Taxi de nuit(M. Castilla, 1997), la corsa si fa
sempre più veloce, la violenza più
crudele;in Il giorno della prima di Close-up(Moretti,1996),
l’apprensione di Nanni Moretti per la prima è
sempre più forte ;in Les mistons(Truffaut,1957),le
angherie dei monelli sono sempre più frequenti,
gli “attacchi” sferrati contro la coppia sempre
più “feroci”.
I dialoghi nel cortometraggio
“Il
miglior consiglio per scrivere un dialogo è:
non scriverlo”[68]
Seguendo
le indicazioni Cooper e Dancyger, il dialogo, così
come gli altri elementi del cortometraggio, deve
essere utilizzato con economia e in modo motivato.”Il
dialogo dovrebbe essere animato,intenzionale e attivo
quanto la dimensione visiva della [...] storia”[69].Il
dialogo deve essere considerato come “parte dell’azione
della sceneggiatura,tanto quanto le azioni visive”.
L’economia di dialogo, è portata alle estreme
conseguenze in tre dei corti del nostro corpus:in
En el espejo del cielo(C. Salces,1997),in Moja domovina(Radovic,1997),e
ne La Jetée(Marker,1962), dove il dialogo
è assolutamente assente. All’estremo opposto
troviamo Waiting for Woody (G. Heslov, 1998), ossia
l’eccesso di dialogo:Josh Silver è praticamente
Woody Allen, con la sua logorrea, le sue esitazioni,
i suoi errori dovuti alla rapidità dell’enunciazione.Scopo
del dialogo può essere,sempre affidandoci
a Cooper e Dancyger, la caratterizzazione di un
personaggio,così come è evidente in
Flying Saucer Rock’n’roll(E. Hughes, 1998)in cui
attraverso “l’intersezione fra il comportamento
visivo e quello verbale riusciamo a comprendere”[70]il
protagonista. Ma anche la caratterizzazione un genere,
come accade in Bloody Olive(V. Bal, 1996), in Taxi
de nuit(M. Castilla, 1997) e Flying Saucer Rock’n’roll(E.
Hughes, 1998), Oppure può essere l’avanzamento
della trama, come in Taxi de nuit(M. Castilla, 1997)
o Zendegi Dar Meh(Ghobadi,1998) ;o ancora, modulare
la tensione della scena, come in Bloody Olive(V.
Bal, 1996) o Il giorno della prima di Close-up(Moretti,1996).Il
dialogo può essere d’aiuto nel preparare
i passaggi tra scene, per accrescere o attenuare
la tensione. La classificazione delle funzioni del
dialogo, in Vanoye, sono riscontrabili anche nel
cortometraggio e coincidono solo parzialmente a
quelle appena analizzate. Il dialogo assolve, secondo
lo studioso francese, funzioni di informazione da
dare o nascondere allo spettatore; di caratterizzazione
del personaggio,mediante il contenuto e la forma
del dialogo; di azione e drammatizzazione dell’azione;
di commento della situazione, dell’azione, dei personaggi.Per
quanto riguarda invece il racconto, viene utilizzato
spesso nel film breve, più spesso di quanto
non avvenga nel lungometraggio. Evidentemente proprio
in ragione della “mancanza” di tempo, che, nelle
sceneggiature per cortometraggio conduce gli scrittori
ad affidarsi ad un narratore,”sia per dare forma
alla storia che per stabilire il punto di vista
rispetto agli eventi narrativi”[71] . Il narratore
può essere in campo, come il piccolo protagonista
di Zendegi Dar Meh(Ghobadi,1998) o Waiting for Woody
(G. Heslov, 1998) , oppure può essere fuori
campo, come in La Jetée(Marker,1962). Il
racconto può essere interno o esterno.Il
racconto interno è “un monologo interiore
sugli eventi della storia [...]una confessione che
il narratore fa allo spettatore”[72]; come il racconto
del tassista in Taxi de nuit(M. Castilla, 1997)
o la confessione dei due giovani ladri di Argent
content (P. Dussol, 1999). Il racconto esterno è
invece più oggettivo, meno intimo e introspettivo
del racconto interno. In conclusione, “Il cinema
è puro linguaggio d’immagini e la parola
recitata è utilizzata per dare forza a un
immagine e non il contrario,come avviene in teatro”[73]
dove “il dialogo, il testo, il tessuto verbale devono
assicurare la continuità[...]Nel cinema la
continuità è assicurata dal montaggio
audiovisivo, dall’interazione tra il visivo e il
verbale, dall’implicazione tra immagine e dialogo.”[74].
Nel cortometraggio in particolare, non c’è
tempo per lunghi discorsi o per esposizioni eccessive[75],
il dialogo deve quindi esprimere il massimo di senso
nel minor numero di parole, dire molto in poco spazio,sempre
che non si possa ricorrere all’immagine....
Conclusioni
Questo
lavoro costituisce una sintesi, peraltro piuttosto
approssimativa, di una analisi puntuale di quella
nebulosa rarefatta che è l’universo del cortometraggio.
In
effetti, specialmente in alcune parti, questo lavoro
risulta essere imperdonabilmente poco approfondito.
Il corpus testuale di riferimento è tratto
da una pubblicazione piuttosto conosciuta, la quale
ha ottenuto un ottimo riscontro di vendite. Rimandando
ad altra occasione una analisi più precisa,
meno indecisa tra l’indirizzo “teorico” e quello
“manualistico”, più approfondita anche nell’analisi
di un corpus testuale più vasto e rappresentativo,
spero comunque di aver “esplicitato” quelle che
sono le caratteristiche essenziali della sceneggiatura
per cortometraggio nelle sue forme, nei suoi dispositivi
e modelli.
di
Andrea Silvestri
Filmografia
·
Argent content, P. Dussol, 2000
·
Bloody Olive, V. Bal, 1996
·
Close-Up, A. Kiarostami, 1990
·
En el espejo del cielo, C. Salces, 1997
·
Flying Saucer Rock’n’Roll, E. Hughes, 1998
·
Fünf Minuten, B. Krause, 1998
·
George Lucas in love, J. Nussbaum, 1999
·
Giorno della prima di Close-Up, Il, N. Moretti,
1996
·
Jetée, La, C. Marker, 1962
·
L’esercito delle 12 scimmie, Terry Gilliam, 1996
·
Mistons, Les, F. Truffaut, 1957
·
Ruleta, R. Santiago, 1999
·
Taxi de nuit, M. Castilla, 1998
·
Waiting for Woody, G. Heslov, 1998
·
Willy Nilly, M. Smith, 1998
·
Zendegi dar meh, B. Ghobadi, 1998
Bibliografia
·
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brevi da tutto il mondo, Torino, Einaudi, 2001
·
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in Bevilacqua E., I corti. I migliori film brevi
da tutto il mondo,
·
Bevilacqua E., I corti. I migliori film brevi da
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·
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·
Cooper P., Dancynger K., Come scrivere un cortometraggio,
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·
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SobchackScene.html
·
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino,Lindau, 1998
Note
[1]
G.Robbiano, La scenegiatura cinematografica, Carocci,2000.
[2]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau,
1998
[3]
G.Robbiano, La scenegiatura cinematografica, Carocci,2000,.
c it.,p 36
[4]
Secondo Swain gli elemeti basilari dello script
sono un personaggio delle premesse,
un
obiettivo, un
opponente,una
catastrofe(climax)
[5]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau, 1998
[6]
Cooper e Dancyger, Come scrivere un cortometraggio,
cit.,p
23
[7]
Cooper e Dancyger, Come scrivere un cortometraggio,cit.,
p
27
[8] Raymon Queneau,Segni,cifre e lettere,Einaudi,
Torino 1981
[9]
Raymon Queneau,Segni,cifre e lettere,Einaudi, Torino
1981
[10]
Forse dobbiamo attendere un lungometraggio,quello
del grande colpo, perchè a
quello Dussol sembra alludere.
[11]
I corti. I migliori film brevi da tutto il mondo,
Torino: Einaudi, 2001
[12]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau, 1998 c it.,p.29
[13]
Pc games ,noto per la sua cruenza, che consiste,
sinteticamente, nel guadagnare punti investendo
pedoni(uomini,donne,anziani,animali) con la propria
automobile, seminando panico nel proprio scenario...
[14]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau, 1998, c it.,p 30
[15]
A.Horton,Writing the Character Centered Screenplay,
University of California Press,1994
[16] Vanoye individua tre tipi di punti di partenza
all’origine della maggior parte delle sceneggiature
per lungometraggio:punti di partenza che si riferiscono
ad una storia (embrionale o compiuta,reale o fittizia),
che si riferiscono al cinema in quanto istituzione,che
si riferiscono a un soggetto.Tale distinzione appare
legittima anche per il cortometraggio.
[17]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau, 1998, c it.,p 33
[18]
Cooper e Dancyger, Come scrivere un cortometraggio
c it.,p 103
[19]
Dancyger, Rush, Alternative Scriptwriting c it.,p.45
[20] G.Robbiano, La scenegiatura cinematografica,
Carocci,2000. c it.,p. 198
[21]
Cooper e Dancyger, Come scrivere un cortometraggio
c it.,p 122
[22]
Cooper e Dancyger, Come scrivere un cortometraggio,cit.,
p.123
[23] Nella classificazione di Cooper e Dancyger,
a mio avviso troppo riduttiva per rendere conto
della “vivacità” del corto, viene escluso
il “dramma”, il quale trova spazio solo all’interno
di una dimensione “documentaristica”della forma.
[24]
Frezza G., Fino all’ultimo film. L’evoluzione dei
generi nel cinema, Roma,Editori Riuniti
[25] Cooper e Dancyger, Come scrivere un cortometraggio,cit.
[26] Il personaggio,secondo Vanoye, è “uno
dei garanti della coerenza d’insieme della sceneggiatura,
della continuità tra causa ed effetti”.
[28]“
Nel cortometraggio non c’è il tempo per quelle
pause di elaborazione del personaggio così
spesso utilizzate nel lungometraggio”Cooper P.,
Dancyger K., Come scrivere un cortometraggio, pag
16.
[29]
Cooper P., Dancyger K., Come scrivere un cortometraggio,
op. cit.
[30] Forster in Aspects of the Novel
[31] Cooper P., Dancyger K., Come scrivere un cortometraggio,
op. cit.
[32]
G.Robbiano, La scenegiatura cinematografica, Carocci,2000.
[33]
Campagna di comunicazione per UNICREDIT,realizzata
dall’agenzia pubblicitaria OGILVY & MATHER;
FILM TV da 30" e 45" in cui sono state
scorporate alcune scene del corto per poi essere
montate secondo un nuovo e sintetico ordine narrativo.E’stata
inoltre inserita come colonna sonora la canzone
di Patti e Fred Sonic Smith "People have the
power".
[34]
I corti. I migliori film brevi da tutto il mondo,
Torino: Einaudi, 2001
[35]
Questo cortometraggio, appare un unico segmento
di sospensione per simpatia,la qual cosa, a conoscenza
di chi scrive, risulta essere pressochè irrealizzabile
in un lungometraggio.
[36]
Cooper P., Dancyger K., Come scrivere un cortometraggio,
op. cit. p.149
[37]
Cooper P., Dancyger K., Come scrivere un cortometraggio,
op. cit. p.149
[38]
“Nanni Moretti è Nanni Moretti”,sostiene
Ghezzi, con l’ “ossessione terribile del doppio
raccontarsi.E doppio diventa invece, lo sguardo:lo
sguardo libero leggero, lo sguardo che arriva allo
schermo,da questo corpo straordinario, da questo
volto e questa voce straordinari, che sono poi gli
organi di Nanni Moretti cineasta”.Ghezzi E. “Cose
(Mai) Dette, fuori orario di fuori orario”,Bompiani,1996
[39]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau, 1998, c it.,p 48
[40]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau, 1998, c it.,p 50
[41]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau, 1998, c it.,p 54
[42]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau, 1998, c it.,p 57
[43]
Da quanto si dirà a proposito di questo corto,
si comprenderà che una “soluzione” analoga
in un lungometraggio sarebbe stata difficilmente
proponibile....
[44]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau, 1998, c it.,p 59
[45] Ancora Vanoye, cfr nota precedente
[46]Vanoye
F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi, modelli,
op. cit. p.75
[47]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, op. cit. p.81
[48]
I corti. I migliori film brevi da tutto il mondo,
Torino: Einaudi, 2001, op. Cit. p.162
[49]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, op. cit. p.83
[50]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau, 1998 cit.,p.86-87
[51]
Jaques Gerstenkorn, A travers le miroir, Vertigo,
n.1,1987,p.8 cit.in Vanoye cfr nota precedente
[52]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, Torino: Lindau, 1998 c it.,p.86-87
[53]
Jaques Gerstenkorn, A travers le miroir, Vertigo,
n.1,1987,p.9 cit.in Vanoye cfr nota precedente
[54] cfr nota 53
[55]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, op. cit. p.92
[57]
G.Robbiano, La scenegiatura cinematografica, Carocci,2000.
cit.,p. 28
[58]
Field S.,La sceneggiatura,Lupetti Editore,Milano,1990
cit. p.13
[59]
Cooper P., Dancyger K., Come scrivere un cortometraggio,
op. cit.
[60]
Cooper P., Dancyger K., Come scrivere un cortometraggio,
op. cit.,p.133
[61]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, op. cit. p.95
[62]
Cooper P., Dancyger K., Come scrivere un cortometraggio,
op. cit.,p.18
[63]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, op. cit. p.98
[64]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, op. cit. p.106
[65]
Perez X., La suspense cinematografica, Editori Riuniti,199,
cit.p.114
[66]
cfr. nota precedente
[67]
Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi,
modelli, op. cit. p.114
[68]“Il
gesto è più significativo del dialogo
per un motivo ben preciso: l’immagine predomina
sul sonoro. Tutto ciò che viene impresso
sulla retina viene immagazzinato meglio di ciò
che colpisce il timpano. Il visivo ha maggiore impatto
del sonoro. Ora, nove volte su dieci il gesto è
visivo. L’importanza di ciò che è
visivo deriva probabilmente dal fatto che l’inconscio
parla attraverso le immagini. I suoi desideri, le
sue più segrete voglie sono visivi. I dialoghi
devono evitare di: farsi carico di tutto,esporre
le informazioni in maniera prolissa.dire ciò
che lo spettatore deve capire da solo, rendere esplicito
ciò che è implicito, insomma sottolineare”.
Papetti,E. Dispense di Sceneggiatura op. Cit.
[69]
Cooper e Dancyger,Come scrivere un cortometraggio,
Torino, Lindau, 2002 cit. p.153
[70]
cfr nota precedente
[71]
Cooper e Dancyger,Come scrivere un cortometraggio,
Torino, Lindau, 2002 cit. p.159
[72]
“Dove lo scopo della narrazione è una relazione
intima,più vicina, fra il personaggio e il
pubblico, il racconto interiore può agire
come una finestra fra lo spettatore e la storia”.
Cooper e Dancyger,Come scrivere un cortometraggio,
Torino, Lindau, 2002 cit. p.160
[73]
Cerami V.,Consigli a un giovane scrittore. Narrativa,
cinema, teatro, radio, Torino Einaudi, 1996 cit.
p..
[74]
Papetti,Dispense di sceneggiatura
[75]
cfr “Strategie per il dialogo”, in Cooper e Dancyger
“Come scrivere un cortometraggio”, op cit.