Dall’iliade all’odissea

Da “La Jetée” a “L’esercito delle 12 scimmie”


 

 

 

Cortometraggio di Chris Marker(pseudonimo di Christian François Bouche-Villeneuve) del 1962, "La Jetée" costituisce una riflessione sul tempo e la sua alterazione, sulla memoria, sul “desiderio che è articolato in una struttura ricorsiva”[1] sui “lampi di memoria premonitrice, focalizzata su dei piani molto strutturati che si organizzeranno per la sequenza finale dell'aeroporto, fatta di tagli superbi”[2] .Il personaggio principale è un sopravvissuto alla terza guerra mondiale (una guerra nucleare:Parigi, semidistrutta è stata invasa dai tedeschi). In questo futuro imprecisato nei sotterranei della città vengono sottoposti a esperimenti (vere e proprie torture, le quotidiane sedute con iniezioni di “tempo”, viaggi nel passato e nel futuro) alcuni prigionieri. Gli esiti degli esperimenti non sono soddisfacenti, i prigionieri muoiono o impazziscono.Gli esperimenti continuano.Tra mille candidati viene scelto un uomo con una vivida memoria che non ripone speraze nel futuro ma che invece è assolutamente ancorato al proprio passato:un ricordo ricorrente che risale alla propria infanzia: la "jetée", la rampa dell'aeroporto di Orly dove andava con i genitori a vedere gli aereoplani decollare. In questa rampa assiste all’omicidio di un uomo. Nel ricordo il volto di una sconosciuta, il suo gesto di orrore di fronte alla morte. Gli esperimenti ottengono buoni risultati:il protagonista viene spedito nel passato, incontra la donna dell’immagine, intrattiene con lei una “spettrale” relazione fatta di intimi silenzi e di lunghe, casuali conversazioni. La loro è già una relazione amorosa. Ma gli esperimenti prendono ora una nuova direzione:il futuro. Il protagonista deve separarsi dalla donna amata e prende sempre più coscienza di non avere un futuro nel proprio presente, ma solo nel proprio passato, nella sua memoria. Amore e memoria divengono inestricabili, recto e verso d’una stessa pagina. Il protagonista decide allora di chiedere aiuto agli uomini del futuro in cui è stato spedito. Proprio grazie al loro aiuto torna, attraverso una macchina del tempo, nel proprio passato, in quel passato dove c’è la sua donna ad aspettarlo sulla rampa dell'aeroporto di Orly. E’ qui che morirà ucciso dal futuro: è lui l’uomo che ha visto morire da bambino. L’inizio del suo viaggio coincide con la fine, il passato con la sua proiezione nel futuro. Da questo cortometraggio (che è in realtà già mediometraggio) costruito per immagini fisse ,ad eccezione di un breve inserto filmato, è stato tratto il film "L'esercito delle 12 scimmie"di Terry Gilliam. A parte l’ovvia dilatazione del tempo nel “passaggio” dal corto di Marker al lungometraggio di Gilliam (di quasi due ore!), la “staticità del corto si trasforma in una dinamicità iperbolica”[3] Staticità che però assume una funzione poetica all’interno dell’opera:la “fotografia è in sé un viaggio nel tempo: mentale ed emotivo. Da quei fotogrammi fissi[4], che in Marker indicavano una sorte ormai raggiunta e irreversibile dell'umanità [...], Gilliam trae una storia che riproduce il caos dinamico dell'universo, il suo attorcigliarsi su se stesso, alla maniera di Sisifo, ripercorrendo sempre gli stessi cammini, facendo instancabilmente coincidere ogni fine e ogni inizio”[5] Differenze soprattutto di forma? Non è soltanto nella questione di “flusso” [6]che si giocano le differenze.Non soltanto nella forma.E nemmeno nella presenza di episodi secondari[7].Nel film di Gilliam (nella sceneggiatura di David e Janet Peoples) la sceneggiatura risulta stravolta:siamo di fronte ad un caso di “appropriazione”. Lo “sguardo” qui si volge alle fobie del presente (mediche:il virus; ecologiche:il fanatismo degli animalisti ; tecnologiche:la tecnologia che si rivolge contro l’umanità; millenaristiche:la fine del mondo) piuttosto che alla “rilessione” sul desiderio[8], sul ricordo e sul tempo. Non si tratta evidentemente solo di un “transfert storico-culturale” del tutto naturale in casi del genere.”L’esercito delle 12 scimmie” non si limita a rielaborare il soggetto di Chris Marker, ma lo tratta come suggestione, alla pari delle tante suggestioni provenienti dall'illustrazione, dalla pittura e dal fumetto che costituiscono il film.Nel soggetto di Chris Marker il viaggio nel tempo rappresenta un'iliade:un uomo, il protagonista, che deve giungere ad accettare il fatto di aver assistito alla propria morte.La tensione è tutta interna al personaggio[9],ma il viaggio è una ricercha del tempo perduto[10] , che implica”l’avanti e indietro”[11]e il “ritorno ad un punto”(la Jeete dove tutto è iniziato e tutto finito).Nell’odissea,che è racconto di tempo “pieno”,”irreversibile”, è il personaggio che avanza.Ma “La Jeete” è anche, allo stesso tempo, un racconto morale che, secondo la definizione di racconto morale di Cooper e Dancynger,”tende naturalmente all’allegoria”[12]. Ne ’”L’esercito delle 12 scimmie” il viaggio nel tempo è un viaggio a ritroso: James Cole,un galeotto,viene rispedito nel passato (nel 1990 prima e nel 1996 dopo) dal 2035 per scoprire e bloccare il virus che ha devastato quasi tutta la razza umana salvando gli animali.Lo stesso virus ha costretto i pochi superstiti a rifugiarsi nelle viscere della terra,in un regime tecno-dittatoriale. L’uomo venuto dal futuro viene internato in un ospedale psichiatrico dove incontra Jeffrey Goines, uno schizofrenico maniacale a capo di un sedicente gruppo di ambientalisti fanatici, “l'esercito delle 12 scimmie”.L’eroe non viene dalla “jeete” ma da un futuro devastato dall’epidemia: non torna al ricordo che l’ossessiona (la propria morte), ma agli albori della catastrofe. L’eroe de ”La Jetèe” [13] cerca di penetrare nella fortezza della propria memoria, James Cole viene spedito in un passato impreciso che non gli appartiene. E’ l’odissea di una ricerca,la ricerca di una soluzione alla catastrofe (chi ha scatenato l’epidemia del virus?), all’incubo del presente.

[1] “The Scene of the Screen: Envisioning Cinematic and Electronic "Presence" di Vivian Sobchack

[2] Frédéric Strauss in “Cahiers du cinéma”

[3] “Dal montaggio di immagini fisse il tragico e grottesco si sovrappongono, annichilendo l'individuo, deformandone la via in un gigantesco effetto grandangolo. l'angoscia del presente si sublima nella paura del futuro, e questa stessa paura viene invocata come rimedio dell'angoscia che la produce”.Roberto Escobar ne “IL SOLE 24 ORE”. Lo stesso azzarda un confronto “Come nel film di Alfred Hitchcock, anche in questo di Terry Gilliam l'occhio e la mente sono indotti a smarrirsi. La "vertigine" non è più quella del perturbante, del rimosso che torna come doppio. "L'esercito delle 12 scimmie" esplode e deborda almeno quanto "Vertigo" stava all'interno della (cattiva) coscienza del protagonista. Anch'esso tuttavia è un continuo, reciproco rimando del prima e del poi, un susseguirsi di cerchi in cui tentiamo di "localizzare" il presente di James Cole, finendo forse per avere dubbi sul nostro”

[4]“La differenza radicale tra il momento trascendentale postulato della fotografia e il momentum esistenziale del cinema, tra la scena da contemplare e la scena da vivere, è intravisto nel singolare corto La Jetée [...] La Jetée comunque si proietta fenomenologicamente come un flusso temporale e un divenire esistenziale. Cioè, nel suo insieme, il film organizza, sintetizza ed enuncia le immagini fotografiche discrete in una coerenza animata ed intenzionale e, senza dubbio, fa di questa sintesi temporale e di questa animazione il proprio tema narrativo esplicito. Comunque ciò che La Jetée allegorizza nella sua narrazione esplicita è la trasformazione del momento nel momentum che costituisce l'ontologia del cinematico e il background latente di ogni film.” Vivian Sobchack in “HYPERLINK "http://www.rochester.edu/College/FS/Publications/Sobchack

Scene.html" The Scene of the Screen: Envisioning Cinematic and Electronic "Presence"

[5] Piera Detassis “L’esercito delle 12 scimmie”

[6].Ne “La Jetee” una serie di fotografie discrete ed immobili piuttosto che una azione "viva" e animata di attori umani. Questo, secondo la Sobchack, pur “mettendo in primo piano il non-divenire trascendentale e atemporale della fotografia”

[7]Troppi? E’ stato definito un “insuccesso di lusso” da Irene Bignardi per l’ “ affannoso passaggio tra i suoi diversi tempi, che gli sceneggiatori David Peoples e Janet Peoples non riescono a orchestrare con sufficiente evidenza”.

[8] Non a caso, sempre secondo la Sobchack , l’unico momento in cui non si procede per fotogrammi fissi, è il momento in cui la donna (oggetto del desiderio del protagonista), è stesa su un letto, socchiude gli occhi fissando la camera. Lo spazio tra lo sguardo della camera (e dello spettatore) diventa di colpo abitabile, informato dalle reali possibilità del movimento corporeo e dell'inserimento, informato da una temporalità vissuta piuttosto che da una infinita eternità. Ciò che nel film è stato precedentemente un'accumulazione montante di momenti nostalgici raggiunge una presenza sostanziale e presente nel suo accesso improvviso al momentum e nella possibilità conseguente di azione effettiva

[9] Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi, modelli, Torino: Lindau, 1998

[10] Raymod Queneau,Segni,cifre e lettere,Einaudi,Torino 1981

[11] Definizione di Age, in Vanoye F., La sceneggiatura. Forme, dispositivi, modelli, Torino, Lindau, 1998

[12]Cooper e Dancyger,Come scrivere un cortometraggio, Torino, Lindau, 2002

[13] Secondo Canova mentre "La jetée" era un “perfetto esempio di fantascienza raffreddata”(nel cinema tradizionale un'immagine può venir "gelata" solo replicandola più volte di modo che può continuare a muoversi attraverso il proiettore per apparire immobile sullo schermo), ”L’esercito delle 12 scimmie” è “sovraccarico fino all’eccesso, stilisticamente sovraeccitato”. Ne Gli strumenti del comunicare,Marshall McLuhan spiega che una delle caratteristiche della fotografia è “isolare nel tempo momenti singoli”, “la fotografia estende e moltiplica l’immagine umana alle proporzioni di una merce prodotta in serie” mentre “la telecamera non fa questo.La sua azione continua, esplorativa, non dà il momento isolato, ma il contorno, il profilo iconico e la trasparenza”.

Filmografia


· Jetée, La, C. Marker, 1962
· L’esercito delle 12 scimmie, Terry Gilliam, 1996

Bibliografia

· Abruzzese A., Le estetiche del corto. Avanguardie di rete, in Bevilacqua E.,I corti. I migliori film brevi da tutto il mondo, Torino, Einaudi, 2001
· Belpoliti M., Massima potenza nel minimo volume, in Bevilacqua E., I corti. I migliori film brevi da tutto il mondo,
· Bevilacqua E., I corti. I migliori film brevi da tutto il mondo, Torino,Einaudi, 2001
· Cerami V., Consigli a un giovane scrittore. Narrativa, cinema, teatro, radio, Torino,Einaudi, 1996
· Cooper P., Dancynger K., Come scrivere un cortometraggio, Torino,Lindau, 2002 Ghezzi E.,
· Ghezzi E., “Cose (Mai) Dette, fuori orario di fuori orario”, Bompiani,1996
· Ghezzi E., Il paese più vicino(la vita è un corto) in Bevilacqua E., I corti. I migliori film brevi da tutto il mondo, Torino Einaudi, 2001

· Papetti E., Sceneggiatura, dispense del corso di Strumenti e tecniche della produzione audiovisiva, A.A. 2003/2004
· Perez X., La suspense cinematografica, Roma,Editori Riuniti, 2001
· Pezzini I., Forme brevi, a intelligenza del resto, in Trailer, spot, clip, siti, banner. Le forme brevi della comunicazione audiovisiva, Roma, Meltemi, 2002

· G.Robbiano, La scenegiatura cinematografica, Carocci,2000

· Sobchack V. “The Scene of the Screen: Envisioning Cinematic and Electronic Presence" http://www.rochester.edu/College/FS/Pubblications/

SobchackScene.html


 




di Andrea Silvestri