IL CONSUMISMO
Anno 2005, una persona
sola nella sua macchina a due posti percorre a passo
d'uomo (perché non va a piedi?) le strade
trafficate di una grande metropoli occidentale.
Per far passare il tempo (come se da solo non passasse!),
ascolta un CD masterizzato di MP3, ma ancora non
paco, nonostante il volume sia al massimo dei decibel
sopportabili per l'orecchio umano, ritiene opportuno
sollazzarsi con una telefonata. L'uomo allora comincia
a scorrere la rubrica dell'ultimo modello del suo
cellulare che gli fornisce il nome, il numero e
la foto dei vari utenti memorizzati. Individuato
il nome appropriato, dopo aver messo l'auricolare,
c'è l'invio della chiamata. "Ciao cosa
stai facendo?". La risposta non è importante,
perché la domanda è solo la premessa
per dire: "Io sono in mezzo al traffico, che
fai a pranzo?" Qui addirittura non c'è
tempo per la risposta, perché senza fare
pause il nostro uomo continua dicendo "mangiamo
un boccone veloce insieme?". Ma ancora più
veloce è il caffè delle 11 ai distributori
dell'azienda. Così, quando arrivano le 13,
il nostro uomo, dopo varie telefonate fatte nel
corso della mattinata, ha trovato una persona disposta
a condividere 4 salti al tegame e 5 passi presso
il centro commerciale più vicino (non disperate,
sicuramente ce ne è uno prossimo al vostro
ufficio o nei casi più terribili è
in via di costruzione). Qui almeno un acquisto è
obbligato; dal palmare alla play station, dal pollo
alla diossina alle uova agli antibiotici, da un
pacchetto di sigarette (italiane o estere) a un
pacchetto di psicoterapia (individuale o di gruppo).
Ma il nostro insaziabile bulimico, anche se ha appena
ingurgitato il prodotto nel suo carrello, non è
ancora pieno, così, prima di tornare nuovamente
in ufficio, passa al bar per consumare in piedi
il suo sesto caffè chiedendo zucchero di
canna. Prima di prendere una gastrite, io spero
che l'uomo tipico del nostro tempo, possa rivedere
questi (ab)usi e costumi e rendersi conto di ciò
di cui ha effettivamente necessità. Si tratta
di riappropriarsi, all'interno di un percorso di
autoconsapevolezza, dei veri bisogni e desideri,
al di là di ciò che la società,
la televisione, internet e i cartelloni pubblicitari
propongono. Si tratta di rientrare in contatto con
il nucleo profondo dell'identità, al di là
di omologazioni e stereotipi. Si tratta di riassumersi
la responsabilità delle scelte, al di là
di determinismi e condizionamenti storici e ambientali.
Si tratta di essere se stessi.
Di Katia Carlini