Le
conseguenze dell'amore
Il
delitto d’onore è una pratica pre-islamica senza
reale fondamento religioso, anche se trae vantaggio dalla
crescita dell’integralismo, le cui prime vittime sono
le donne. Il problema è soprattutto culturale e
sociale: rimanda a una pratica arcaica solidamente radicata
nei costumi di società tribali del Belucistan e
delle province di frontiera del nord-ovest, ma anche del
Punjab e del Sind, dove lo chiamano karo-kari (donna e
uomo adulteri).
In queste comunità, rette da un patriarcato inflessibile,
alla minima trasgressione sessuale, al minimo sospetto
di adulterio, si uccidono mogli, figlie, sorelle e madri.
Quindi se la donna ha una relazione adulterina, sovverte
l’ordine sociale. Il suo corpo può essere venduto,
comprato, scambiato, ma solo per decisione di un uomo.
Se è lei a prendere l’iniziativa di infrangere
questa regola, o se ne è semplicemente sospettata,
il castigo si abbatte su di lei.
La testimonianza dell’accusata non ha alcun peso. La sola
accusa di illecite relazioni d’amore o sessuali è
vista come un intollerabile oltraggio all’onore della
famiglia in genere, e a quello dei suoi uomini in particolare,
i quali sono giustificati se fanno giustizia da sé.
Non c’è nessuna distinzione tra una donna colpevole
di relazioni sessuali illecite e una donna sospettata
di tali relazioni. L’uomo è colpito nel suo onore
da ciò che gli altri percepiscono, dal sospetto
di infedeltà. L’onore non ha nulla a che vedere
con la verità.
Nella maggior parte dei casi sono i fratelli, il marito
o gli zii che si incaricano delle esecuzioni. Con una
scure, sulla pubblica piazza , o a colpi di rivoltella,
a seconda delle regioni.
Raramente la donna si salva, mentre il suo partner spesso
riesce a fuggire.
Il primo rapporto della commissione per i diritti umani
delle nazioni unite ha fornito dati agghiaccianti: circa
3 donne vengono uccise ogni giorno per motivi legati all’onore
famigliare, e più di 1000 donne sono morte lo scorso
anno in “incidenti domestici”. Ogni 24 ore in Pakistan,
8 donne vengono rapite, seviziate o stuprate. Più
del 90% della popolazione femminile è vittima di
qualche forma di violenza da parte dei famigliari. In
Bangladesh tra il 1996 e il 1999, c’è stata una
crescita fortissima di donne sfigurate con l’acido per
punizione da un marito geloso, da un fidanzato rifiutato
o da un parente invidioso. Si è passati da 27 casi
a più di 200 l’anno. In India vengono assassinate
più di 5000 donne perché la loro dote è
ritenuta inadeguata dal marito o dalla famiglia di lui.
Questa macabra contabilità è tanto più
complicata in quanto questo genere di crimine non riguarda
unicamente le relazioni sessuali. Rifiutare un matrimonio
coatto o chiedere il divorzio può scatenare rappresaglie
mortali. Recentemente una donna si è impiccata
per non assoggettarsi ad un matrimonio coatto. È
l’unica prerogativa di queste donne infelici quando sfidano
la volontà dei parenti: impiccarsi o farsi uccidere.
Una donna è come un mobile priva di individualità
e tridimensionalità. Infatti queste creature senza
voce sono incatenate a un modo di vita primitivo, sono
trattate anche peggio delle merci: sono utensili della
casa, vivono e muoiono secondo il volere dei maschi. Gli
“uomini d’onore” pakistani, invece, hanno diritto alla
infedeltà e pochi rinunciano ad esercitarlo, anche
se così facendo espongono la loro partner al pericolo
di morte. In questo sistema a figurare come vittima è
l’uomo la cui moglie, sorella o figlia sono accusate.
Al punto che la comunità si aspetta che egli faccia
giustizia seguendo la tradizione. Se non lo facesse, il
disonore sarebbe più grande ancora. Un “delitto
d’onore” non è dunque considerato un reato ma un
giusto castigo. Molti pakistani, compresi quelli che non
fanno parte di società tribali, sono di questo
parere. In tali condizioni è difficile far applicare
la legge secondo cui un delitto resta un delitto che sia
d’onore o meno. La polizia e la giustizia accettano implicitamente
la pratica del delitto d’onore e trattano i colpevoli
molto diversamente dagli altri criminali. Può succedere
che le sentenze siano favorevoli alle vittime, ma in questo
caso generano ostilità e persino violenza. Come
il caso di donne uccise all’uscita dal tribunale dove
erano impegnate in procedure di divorzio. O di giudici
che hanno pagato con la vita sentenze percepite da alcuni
come contrarie alla tradizione dell’islam. Nonostante
la gravità del problema la risposta del governo,
nel migliore dei casi è l’indifferenza.
La questione non è soltanto di natura giuridica:
a parte i casi limite dell’Afghanistan e del Pakistan,
negli ordinamenti di tutti gli altri Stati l’omicidio
per motivi d’onore è stato da tempo equiparato
a qualunque altro delitto. Non è neanche un problema
di natura religiosa perché anche nei paesi in cui
vige la Sharia, la legge islamica, le alte gerarchie del
clero hanno spesso esplicitamente condannato questa pratica.
E non è neanche un problema di arretratezza culturale.
Si tratta secondo gli esperti di qualcosa di più
universale , legato in parte alla mentalità corrente
e in parte alla percezione dei rapporti interpersonali.
Il dato più sconcertante contenuto nel rapporto
dell’ONU, è che la pratica del delitto d’onore
è prevalente ma non di certo limitata ai Paesi
con popolazione a maggioranza di religione mussulmana.
Sono stati segnalati casi di veri e propri delitti d’onore
anche nei Paesi occidentali come: Argentina, Norvegia,
Svezia, Stati Uniti e Gran Bretagna. Ma fino a qualche
decennio fa anche la società e le leggi italiane
non erano tanto diverse da quelle attualmente in vigore
in molte zone del mondo. La maggior parte dei delitti
erano legati all’onore e la legge li condonava.
Storia: Amina
Amina
era una ragazza di 26 anni, tornata a vivere con i genitori
quattro anni fa, quando il giovane benestante Fazlullah,
sposato nel 1999 era andato in Iraq “per cercare una vita
migliore”.
Secondo la testimonianza della madre:<< All’ inizio
Amina e Fazlullah erano molto felici>> dice con
voce chiara, senza mostrare dolore né pentimento.
<<Poi un giorno, senza spiegazioni, Fazlullah se
ne andò.>>. Trascorsero le settimane e i
mesi. Amina si legò a un giovane di nome Karim,
finché la loro storia non divenne una relazione
clandestina. Tutto sembrava sotto controllo, fino al 19
Aprile. <<Un giorno – prosegue la madre - ci giunse
la notizia che Fazlullah era tornato. Amina fuggì
a casa di Karim>> e questo bastò per farla
lapidare? << Mia figlia ha peccato davanti a Dio
e agli uomini. Vorrei averla uccisa io stessa, ma non
me lo hanno permesso. Fu consegnata alla gente del villaggio
non so altro>>.
Qualcosa in più racconta Hashor Mohammad, il padre
di Karim:<< Disse di essere venuta a stare da noi.
Nella nostra cultura quando una donna fugge di casa in
piena notte, disonora la famiglia e il padre può
agire contro chi accoglie sua figlia. Si crea così
una forte ostilità tra le due famiglie. Fu necessario
comunicare L’accaduto a Shamsi Mohammad, uno zio di Amina,
che venne qui e se la riportò a casa>>. Quest’ultimo
afferma con aria serena:<< Quando la portai a casa,
chiamai alcuni anziani e suo padre. Amina diceva di non
voler tornare dalla sua famiglia. Solo il giorno dopo
venni a sapere della morte di mia nipote>>. Nella
stessa cella è rinchiuso il padre di Amina, il
quale con occhi collerici racconta:<< Mentre tentavamo
di portarla a casa mia figlia ebbe un attacco di cuore
e morì. È morta lungo il cammino, non è
stata assassinata>>. La famiglia nega, gli anziani
del villaggio dicono di non sapere. Ma il fatto è
che Amina morì poche ore dopo la scoperta dell’adulterio.
In fondo a questo labirinto di silenzi e omertà,
si sentono dei singhiozzi. Sono di Nazima, la madre di
Karim. Con gli occhi pieni di lacrime e una foto tra le
mani descrive suo figlio:<< Quando trovarono Karim
e Amina a letto insieme chiamarono Mohammad Yussur, un
anziano capo religioso, che ordinò di legare Karim.
Cinque uomini lo tennero in custodia fino al giorno seguente.
Dopo la preghiera del mattino, lo portarono all’ingresso
della moschea e lo colpirono con delle pertiche finché
non perse conoscenza. Quando gli stessi cinque uomini
lo riportarono a casa Karim sanguinava. Quando lo vidi
scoppiai a piangere. I miei fratelli e i miei cognati
iniziarono a picchiarmi e a dirmi di tacere. Poco dopo,
i cinque uomini tornarono e lo portarono via. Da allora
non ho Più saputo niente di lui>>.
Questo
racconto ci riporta un po’ indietro nel tempo…….
Storia: Paolo e Francesca
Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, cognati, che innamoratasi
l’uno dell’altro vennero sorpresi da Giacomo Maletesta
rispettivamente fratello e marito, e trucidati. Era uno
di quei matrimoni stipulati per ragioni politiche; infatti
esso sanciva la pace tra le famiglie dei da Polenta e
dei Malatesta ristabilita dopo lunghe lotte e contese
tra Ravenna e Rimini. I due innammorati vennero scoperti
mentre erano intenti alla lettura di un libro di avventure
amorose. Il romanzo: Lancelot, narra la storia di Lancillotto
e Ginevra, il loro amore segreto, aveva molte affinità
con il sentimento ancora nascosto tra i due cognati. La
lettura spinge i due innamorati a sguardi furtivi, in
cui l’uno legge nel pallore dell’altro il suo stesso sentimento.
Nella scena del bacio di Lancillotto la passione divampa
irresistibile e l’ardore dei due amanti diviene fiamma
peccaminosa….
“Noi
leggiavamo un giorno per diletto
di Lancillotto come amor lo strinse;
soli eravamo e senza alcun sospetto.
Per più fate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci in viso;
ma solo un punto fu quel che vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante”.
Storia: Lancillotto e Ginevra
Lancillotto
del Lago, uno dei cavalieri più famosi della tavola
rotonda è innamorato di Ginevra, moglie dello stesso
re Artù. Ginevra viene a sapere dell’amore di Lancillotto
tramite un amico di quest’ ultimo: il siniscalco Galeotto.
Tutto inizia con il rapimento di Ginevra da parte del
malvagio Meleagant, figlio del re di Gorre, terra misteriosa
nella quale è difficile entrare e dalla quale gli
stranieri non possono uscire. Molti cavalieri partono
per liberare la regina, tra cui Keu, Galvano e un cavaliere
misterioso che poi si scoprirà essere Lancillotto.
Questo cammino presenta diversi ostacoli da superare,
tra cui il Ponte della Spada, formato da una lama molto
affilata sospesa su acque turbinose. Con l’aiuto di un
anello incantato Lancillotto giunge a Gorre dove viene
accolto amorevolmente da Ginevra che gli si concede.
“ Quando Lancillotto vede la regina che si appoggia alla
finestra , che era sbarrata da grossi ferri, la saluta
con un dolce saluto. Essa gliene rende subito un altro,
poiché essi erano pieni di desiderio, egli di lei
ed essa di lui. Non parlano e non discutono di cose scortesi
o tristi. Si avvicinano l’uno all’altra, e si tengono
ambedue per mano. Rincresce loro a dismisura di non potersi
riunire insieme, tanto che maledicono l’inferriata. Ma
Lancillotto si vanta di entrare, se alla regina piacerà,
là dentro con lei: non rinuncerà a ciò
a causa dei ferri. E la regina gli risponde:
- Non vedete voi come questi ferri sono rigidi, per chi
voglia piegarli, e forti, a chi voglia spezzarli? Voi
non potrete mai torcerli né tirarli verso di voi
ne farli uscire, tanto da poterli strappare via.
- Signora – dice lui – non proccupatevene! Io non credo
che il ferro valga qualcosa: nulla, all’infuori di voi,
può trattenere dal raggiungere fino a voi. Se un
vostro permesso me lo concede, la via è per me
completamente libera; ma se la cosa non vi è gradita,
essa per me è allora così sbarrata, che
non vi passerò in alcun modo.
E la regina stende le braccia verso di lui e lo abbraccia,
lo avvince strettamente al petto e lo trae verso di sé
nel suo letto, e gli fa la migliore accoglienza che mai
poté fargli, che le è suggerita da Amore
e dal cuore.
Storia: Faten
Faten,
Amani, Rudeina tre giovani donne palestinesi, sono state
uccise nelle loro case di Ramallah e Gerusalemme Est perché
avevano osato scrollarsi di dosso le convenzioni di una
società che non tollerava devianze. I giustizieri
erano appostati in casa, hanno progettato le eliminazioni
con calma, realizzandole quando le vittime predestinate
erano immerse nel sonno. L’aspetto più atroce di
queste vicende è che i responsabili girano a testa
alta avendo dato in nuovo smalto, a loro avviso, all’onore
famigliare.
Chi l’ha conosciuta, dice che Faten Habbash (22 anni)
era una giovane donna intelligente, emancipata, indipendente.
La sua famiglia cristiana non vedeva di buon’ occhio la
relazione con un giovane mussulmano di Ramallah. Per due
volte il mese scorso, la coppia ha cercato di fuggire
in Giordania. Ma i documenti del fidanzato non erano in
regola: al valico del ponte Allenby è stato respinto.
Faten e il fidanzato hanno deciso di restare nella vicina
Gerico, nel tentativo di risolvere i problemi burocratici.
Attivata dalla famiglia di Faten, la polizia palestinese
ha intercettato senza problemi la fuggiasca per riportarla
a Ramallah, dove è stata assalita brutalmente dal
padre che le ha provocato lesioni al bacino tali da richiedere
il ricovero in ospedale.
Le sue traversie non erano finite. Dopo una conversione
con il padre il governatore di Ramallah si è convinto
che Faten poteva rientrare senz’altro a casa. La giovane
donna era in gabbia. All’alba di domenica i vicini hanno
sentito le sue urla strazianti mentre il padre infieriva
su di lei con una sbarra di ferro.
Ai suoi funerali – riferito una attivista palestinese
per i diritti civili – la popolazione del quartiere si
è divisa. Da un lato della chiesa un gruppo di
giovani donne che denunciava la pratica dei diritti <<d’onore>>.
Di fronte a loro un gruppo di donne, ancora più
folto, che le intimava di tacere. Queste faccende, dicevano,
richiedono assoluta discrezione.
Nelle stesse ore, pochi chilometri più a sud, nel
rione di Jabel Mukaber di Gerusalemme Est, la polizia
israeliana scopriva i cadaveri di due sorelle palestinesi:
Amani Sqaqirat (20 anni) e Rudeina (29), entrambe morte
soffocate.
Ai cronisti il padre è apparso sereno. Per le figlie
uccise ha avuto solo parole di biasimo:<< Erano
solite uscire con uomini diversi>> ha lamentato.
Quando i cronisti hanno cercato di conoscere meglio gli
umori del rione di Jabel Mukaber, sono stati allontanati
perché – come a Ramallah – queste vicende devono
restare coperte da totale omertà.
Questa è la ragione per cui non ci sono stati dati
certi sul fenomeno dei delitti di onore nella società
palestinese. Nel 1997 la polizia palestinese disse di
aver indagato una ventina di casi. Ma un organizzazione
locale dei diritti civili replicò che la stima
doveva essere 15 volte maggiore.
Commentando l’uccisione di Faten analisti palestinesi
confermano che le relazioni miste sono malviste sia dalla
comunità mussulmana (fortemente maggioritaria)
sia da quella cristiana, che attraversa una forte crisi
demografica anche a causa di una cospicua emigrazione.
Quando una donna cristiana sposa un mussulmano, viene
fatto notare, la conversione è pressoché
inevitabile. Ma su un piano più generale, molti
attivisti concordano: la legge si mostra sin troppo comprensiva
verso chi pratica il delitto d’onore. Secondo la legge
giordana, applicata in Cisgiordania, un omicidio può
essere considerato un atto di legittima difesa quando
l’imputato intendeva tutelare il proprio onore o quello
di un congiunto. Perché la polizia ascolti la denuncia
di una ragazza, deve essere accompagnata dal padre o da
uno zio. Quel che la legge non dice è che cosa
deve fare per essere creduta.
Lunedì ai funerali di Faten Habbash il padre –
formalmente sospettato di delitto – era presente. Successivamente,
in un estremo gesti di disprezzo, ha fatto sapere a perenti
e vicini che non era il caso di compiere visite di condoglianze.
Questa
vicenda ci ricorda la storia di due famiglie che divisero
un grande amore come quello tra….
Storia:
Romeo e Giulietta
Tutto
si svolge a Verona dove da anni due grandi famiglie, i
Montecchi e i Capuleti, sono consegnati ad un odio inestinguibile.
Romeo, figlio ed erede della famiglia Montecchi, è
innamorato della bella Rosalina.
Capuleti, il capo della famiglia rivale si prepara a dare
una grande festa per permettere a sua figlia, Giulietta,
di incontrare il Conte di Parigi. Questi in effetti l’ha
richiesta in matrimonio ed i genitori di Giulietta sono
favorevoli a questa unione. Romeo, che crede di trovarvi
Rosalina, si autoinvita con gli amici Benvoglio e Mercuzio
a questo grande ballo mascherato. Scorge Giulietta e ne
resta folgorato dalla sua bellezza cadendo follemente
innamorato di un colpo di fulmine reciproco. Lei si avvicina
e lo abbraccia due volte quindi Romeo e Giulietta scoprono
adesso la loro identità reciproca. Disperati si
rendono conto di essersi innamorati ciascuno del proprio
peggior nemico.
Al cader della notte, Romeo si nasconde nel giardino dei
Capuleti. Qui si avvicina sotto il balcone di Giulietta
e le dichiara il suo amore. Tutti e due fanno a gara nel
pronunciare dichiarazione d’amore appassionate. Perdutamente
innamorato il giorno dopo, Romeo si confida con fra Lorenzo,
il suo confessore. Anche se Inizialmente incredulo, fra
Lorenzo tuttavia gli promette di aiutarlo e di celebrare
il suo matrimonio, nutrendo anche la speranza riconciliare
Capuleti e Montecchi.
Successivamente Tebaldo, cugino di Giulietta, sfida Romeo
a duello. Ma il giovane rifiuta di battersi mosso da una
simpatia “fraterna” e dall’amore per Giulietta. Così
interviene Mercuzio che si affretta a sostituirlo e a
battersi contro Tebaldo. Ma quest’ultimo ha la meglio
ferendolo a morte. Romeo, saputo dell’accaduto, vendica
la morte dell’amico e uccide Tebaldo. Ricercato sarà
costretto a fuggire, lasciando Giulietta in Preda al dolore.
Il padre preoccupato, decide di accelerare il matrimonio
con il Conte di Parigi. Ma Giulietta si rifiuta e in preda
al panico corre da fra Lorenzo che le propone un filtro
che può darle l’aspetto della morta per 40 ore:
credendola morta la chiuderanno nella tomba e fra Lorenzo
verrà allora a liberarla. Il frate promette di
informare Romeo dello stratagemma. Giulietta accetta il
piano e beve il filtro. La mattina successiva la governante
la scopre inanimata.
A Mantova dove Romeo è in esilio, riceve la notizia
ed ha subito un raido pensiero: procurarsi del veleno
e ritornare a Verona per morire accanto alla sua amata.
Durante questo lasso di tempo fra Lorenzo si accorge che
un imprevisto ha impedito il suo messaggero di informare
Romeo del suo stratagemma e si affretta a recarsi alla
tomba di Giulietta per liberarla.
Ma quando arriva il dramma è già avvenuto:
Romeo prima ha un duello con il Conte di Parigi, poi vedendo
la bellezza luminosa di Giulietta l’abbraccia e successivamente
beve il veleno. Fra Lorenzo è sconvolto. Aspetta
il risveglio di Giulietta per convincerla a seguirlo in
convento. Ma Giulietta scopre il corpo di Romeo mortogli
vicino e si pugnala con la spada dell’amante.
RIFLESSIONI:
Abbiamo
scelto Romeo e Giulietta per l’amore contrastato tra le
famiglie: metafora che meglio rispecchia la conflittualità
etnico - religiosa tra cristiani e mussulmani. Dell’esempio
di cui abbiamo parlato, ma ce ne sono tanti altri, come
la carta dei diritti umani possa essere considerata una
sovrastruttura universale se entra in contrasto con la
struttura, cioè i valori religiosi che permettono
all’uomo di dare una giustificazione ai propri istinti
individuali. Infatti l’articolo 18 della carta dei diritti
dell’uomo sancisce che:
ogni
individuo ha diritto alla libertà di pensiero,
di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà
di cambiare di religione o di credo, e la libertà
di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico
che in privato la propria religione o il proprio credo
nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza
dei riti.
Che
entra in contraddizione con l’articolo 16 comma 1 – 2
:
Uomini
e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi
e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di
razza, cittadinanza e religione. Essi hanno uguali diritti
riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto
del suo scioglimento.
Il
matrimonio potrà essere concluso soltanto con il
libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
Questo
paradosso si verifica in quanto la religione invade in
modo totalizzante la coscienza dell’individuo, costringendolo
a seguire precetti morali che egli stesso non condivide,
limitandolo nell’esercizio dei diritti inalienabili, in
primis quello di poter scegliere. In questo modo possono
giustificarsi crimini, come il delitto d’onore, che trovano
la loro legittimazione nell’esecuzione di norme religiose.
Infatti come sostiene Durkheim, la società esercita
una forza coercitiva rispetto alle coscienze individuali
che di conseguenza non possono influenzare la struttura
sociale. Questo potrebbe essere uno dei motivi per il
quale sarà difficilissimo porvi fine. Visto che
l’uomo non può influenzare la società, la
religione continuerà a costringerlo a rispettare
le sue regole, permettendogli così di compiere
altre “non violenze” chiamandole: diritto d’onore.
Inoltre un notevole sforzo dovrebbe essere fatto da parte
del governo. È quest’ultimo che dovrebbe incidere
sul costume, favorire l’educazione, insomma trasformare
in profondità la società. Ma una tale volontà
non esiste, anzi in certi ambienti islamici vicini al
potere considerano la promozione della donna un infamia
e reclamano perfino una riforma della legge islamica sulla
famiglia del 1961, che riconosce alla donna alcuni diritti
fondamentali. Perciò nessuna azione governativa
contro il delitto d’onore figura all’ordine del giorno,
in quanto, come afferma una avvocatessa e membro della
commissione nazionale per la condizione della donna:<<
il fronte religioso è troppo potente >>.
Storia: Evoluzione del delitto d’onore in Italia
Fino
a qualche decennio fa la società e le leggi italiane
non erano tanto diverse da quelle attualmente in vigore
in molte zone del mondo: la maggior parte dei delitti
erano legati all’onore, e la legge li condonava.
Il codice Rocco, promulgato durante il fascismo, all’art.
587 prevedeva:
“
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o
della sorella, nell’atto in cui scopre la illegittima
relazione carnale e nello stato d’ira, determinato dall’offesa
recata all’onor suo o della famiglia, è punito
con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena
soggiace chi nelle dette circostanze, cagiona la morte
della persona che sia in illegittima relazione carnale
con il coniuge, con la figlia o con la sorella”.
È
importante sottolineare: parlando di scoperta della “illegittima
relazione carnale” non esigeva la scoperta in fragranza
dei due “amanti illegittimi”, come gli articoli del precedente
codice Zanardelli, ma bastava la “scoperta” della relazione
e quindi anche solo la notizia; intesa come sospetto o
come semplice “voce che girava”.
Infatti nel dopoguerra, la cronaca nera, in precedenza
bandita dal fascismo, era piena di racconti, talvolta
romanzati “delitti d’onore”: padri che uccidevano figlie
“disonorate”, mariti che uccidevano la moglie adultera.
Tribunali di famiglia e matrimoni riparatori erano gli
unici in grado di salvare dall’esecuzione del delitto.
Pietro Germi nel 1961 riscosse successo internazionale
e un Oscar alla sceneggiatura con il film:” Divorzio all’italiana”
nel quale con i toni della farsa affrontava lo spinoso
problema del delitto d’onore, in questo caso usato come
“alternativa” del divorzio, ancora illegale.
Nel film il Barone Fefè Cefalù, innamorato
della giovane cugina, spinge la moglie nelle braccia di
un vecchio spasimante. Così potrà ucciderla
e scontare una pena simbolica invocando il “delitto d’onore”.
Dopo le battaglie degli anni ’70 per il divorzio e l’aborto,
dopo la promulgazione del nuovo codice di famiglia nel
1975, l’Italia non era più la stessa e la permanenza
di simili leggi arcaiche diventava sempre più stridente.
In ogni caso il delitto d’onore in Italia è stato
abolito soltanto nel 1981 con la legge n° 442 con
la quale si abrogava la rilevanza penale della causa d’onore,
abolendo sia il matrimonio riparatore sia il delitto d’onore.
Mentre
l’Italia è riuscita a nascondere questa legittimazione
così non hanno fatto i paesi mussulmani. Qui la
superiorità dell’elemento religioso comporta la
soggezione del credente al diritto islamico indipendentemente
dalla sua appartenenza ad uno stato con un diverso sistema
giudico. Le norme relative ai riti, alla famiglia, all’eredità
sono le più legate ai precetti sacri.
Diritto
penale islamico
Non presenta una distinzione netta tra reato e peccato,
dato il carattere religioso dell’intero sistema giuridico.
Di conseguenza, il diritto penale fa la sua apparizione
verso XII sec. Prendono il nome di Hodood: norme che puniscono
i comportamenti contrari ad una legge islamica. Sono i
più gravi e i giudici ha nei loro riguardi un potere
discrezionale molto limitato. Contro questi reatila religione
viene difesa con durezza: la flagellazione e la pena di
morte colpiscono i reati contro Allah, quali l’apostasia,
la bestemmia o l’adulterio. Pene corporali severe vengono
applicate a reati gravi come il furto o il brigantaggio.
Questi reati vengono sempre perseguiti d’ ufficio, perché
rivolti contro dio, e lo stato è il vicario di
Dio sulla terra.
Da una ventina d’anni l’avanzata di un islam integralista
e la generazione della sharia hanno avuto un forte impatto
sulla sorte delle donne. I decreti del 1979 secondo cui
l’adulterio e la fornicazione sono crimini passibili dalla
pena di morte, non solo hanno trasformato infrazioni penali
in crimini religiosi, ma hanno rafforzato le peggio tradizioni
tribali. Proprio come depenalizzazione dello stupro, molto
diffuso in Pakistan: ormai la prova è a carico
della vittima.
Il Pakistan, come gi altri paesi, non vede la necessità
di rispettare i diritti dell’uomo. E ancora meno quelli
della donna.
CONCLUSIONI
Oltre
alle motivazioni istituzionali e religiose, il discorso
ci porta a conclusioni di ordine sociologico. Se consideriamo
la società come una sovrastruttura coercitiva,
riferendoci a Durkheim, allora dobbiamo evincere che essa
ha bisogno di creare schemi: entro i quali “confezionare”
gli individui, per non dar loro modo di essere devianti.
Invece se la guardiamo dal punto di vista degli Psicologi
Sociali, i quali sostengono che la società sia
il riflesso della forma mentis interna dell’individuo
e del suo modo di percepire la realtà, di conseguenza
sarà l’individuo a chiudere la società in
schemi coercitivi vincolanti per se stesso, come è
appunto è l’esempio della religione.
Allo stesso modo anche la Sociologia della traslazione
parte dalle analisi delle azioni degli individui per arrivare
a spiegare la struttura sociale, ma arrivando a conclusioni
diverse rispetto alla psicologia sociale.
Da qualsiasi angolazione la si veda, rimane sempre il
“quid” in sospeso: come ma l’individuo ha bisogno di chiudersi
in schemi che non gli permettono di vivere liberamente
i propri istinti?
E perché una volta delineati ha bisogno di un “alter
ego” per evaderli?
di
LUDOVICA E ROBERTA