Le conseguenze dell'amore

Il delitto d’onore è una pratica pre-islamica senza reale fondamento religioso, anche se trae vantaggio dalla crescita dell’integralismo, le cui prime vittime sono le donne. Il problema è soprattutto culturale e sociale: rimanda a una pratica arcaica solidamente radicata nei costumi di società tribali del Belucistan e delle province di frontiera del nord-ovest, ma anche del Punjab e del Sind, dove lo chiamano karo-kari (donna e uomo adulteri).
In queste comunità, rette da un patriarcato inflessibile, alla minima trasgressione sessuale, al minimo sospetto di adulterio, si uccidono mogli, figlie, sorelle e madri. Quindi se la donna ha una relazione adulterina, sovverte l’ordine sociale. Il suo corpo può essere venduto, comprato, scambiato, ma solo per decisione di un uomo. Se è lei a prendere l’iniziativa di infrangere questa regola, o se ne è semplicemente sospettata, il castigo si abbatte su di lei.
La testimonianza dell’accusata non ha alcun peso. La sola accusa di illecite relazioni d’amore o sessuali è vista come un intollerabile oltraggio all’onore della famiglia in genere, e a quello dei suoi uomini in particolare, i quali sono giustificati se fanno giustizia da sé. Non c’è nessuna distinzione tra una donna colpevole di relazioni sessuali illecite e una donna sospettata di tali relazioni. L’uomo è colpito nel suo onore da ciò che gli altri percepiscono, dal sospetto di infedeltà. L’onore non ha nulla a che vedere con la verità.
Nella maggior parte dei casi sono i fratelli, il marito o gli zii che si incaricano delle esecuzioni. Con una scure, sulla pubblica piazza , o a colpi di rivoltella, a seconda delle regioni.
Raramente la donna si salva, mentre il suo partner spesso riesce a fuggire.
Il primo rapporto della commissione per i diritti umani delle nazioni unite ha fornito dati agghiaccianti: circa 3 donne vengono uccise ogni giorno per motivi legati all’onore famigliare, e più di 1000 donne sono morte lo scorso anno in “incidenti domestici”. Ogni 24 ore in Pakistan, 8 donne vengono rapite, seviziate o stuprate. Più del 90% della popolazione femminile è vittima di qualche forma di violenza da parte dei famigliari. In Bangladesh tra il 1996 e il 1999, c’è stata una crescita fortissima di donne sfigurate con l’acido per punizione da un marito geloso, da un fidanzato rifiutato o da un parente invidioso. Si è passati da 27 casi a più di 200 l’anno. In India vengono assassinate più di 5000 donne perché la loro dote è ritenuta inadeguata dal marito o dalla famiglia di lui. Questa macabra contabilità è tanto più complicata in quanto questo genere di crimine non riguarda unicamente le relazioni sessuali. Rifiutare un matrimonio coatto o chiedere il divorzio può scatenare rappresaglie mortali. Recentemente una donna si è impiccata per non assoggettarsi ad un matrimonio coatto. È l’unica prerogativa di queste donne infelici quando sfidano la volontà dei parenti: impiccarsi o farsi uccidere. Una donna è come un mobile priva di individualità e tridimensionalità. Infatti queste creature senza voce sono incatenate a un modo di vita primitivo, sono trattate anche peggio delle merci: sono utensili della casa, vivono e muoiono secondo il volere dei maschi. Gli “uomini d’onore” pakistani, invece, hanno diritto alla infedeltà e pochi rinunciano ad esercitarlo, anche se così facendo espongono la loro partner al pericolo di morte. In questo sistema a figurare come vittima è l’uomo la cui moglie, sorella o figlia sono accusate. Al punto che la comunità si aspetta che egli faccia giustizia seguendo la tradizione. Se non lo facesse, il disonore sarebbe più grande ancora. Un “delitto d’onore” non è dunque considerato un reato ma un giusto castigo. Molti pakistani, compresi quelli che non fanno parte di società tribali, sono di questo parere. In tali condizioni è difficile far applicare la legge secondo cui un delitto resta un delitto che sia d’onore o meno. La polizia e la giustizia accettano implicitamente la pratica del delitto d’onore e trattano i colpevoli molto diversamente dagli altri criminali. Può succedere che le sentenze siano favorevoli alle vittime, ma in questo caso generano ostilità e persino violenza. Come il caso di donne uccise all’uscita dal tribunale dove erano impegnate in procedure di divorzio. O di giudici che hanno pagato con la vita sentenze percepite da alcuni come contrarie alla tradizione dell’islam. Nonostante la gravità del problema la risposta del governo, nel migliore dei casi è l’indifferenza.
La questione non è soltanto di natura giuridica: a parte i casi limite dell’Afghanistan e del Pakistan, negli ordinamenti di tutti gli altri Stati l’omicidio per motivi d’onore è stato da tempo equiparato a qualunque altro delitto. Non è neanche un problema di natura religiosa perché anche nei paesi in cui vige la Sharia, la legge islamica, le alte gerarchie del clero hanno spesso esplicitamente condannato questa pratica. E non è neanche un problema di arretratezza culturale. Si tratta secondo gli esperti di qualcosa di più universale , legato in parte alla mentalità corrente e in parte alla percezione dei rapporti interpersonali. Il dato più sconcertante contenuto nel rapporto dell’ONU, è che la pratica del delitto d’onore è prevalente ma non di certo limitata ai Paesi con popolazione a maggioranza di religione mussulmana. Sono stati segnalati casi di veri e propri delitti d’onore anche nei Paesi occidentali come: Argentina, Norvegia, Svezia, Stati Uniti e Gran Bretagna. Ma fino a qualche decennio fa anche la società e le leggi italiane non erano tanto diverse da quelle attualmente in vigore in molte zone del mondo. La maggior parte dei delitti erano legati all’onore e la legge li condonava.


Storia: Amina

Amina era una ragazza di 26 anni, tornata a vivere con i genitori quattro anni fa, quando il giovane benestante Fazlullah, sposato nel 1999 era andato in Iraq “per cercare una vita migliore”.
Secondo la testimonianza della madre:<< All’ inizio Amina e Fazlullah erano molto felici>> dice con voce chiara, senza mostrare dolore né pentimento. <<Poi un giorno, senza spiegazioni, Fazlullah se ne andò.>>. Trascorsero le settimane e i mesi. Amina si legò a un giovane di nome Karim, finché la loro storia non divenne una relazione clandestina. Tutto sembrava sotto controllo, fino al 19 Aprile. <<Un giorno – prosegue la madre - ci giunse la notizia che Fazlullah era tornato. Amina fuggì a casa di Karim>> e questo bastò per farla lapidare? << Mia figlia ha peccato davanti a Dio e agli uomini. Vorrei averla uccisa io stessa, ma non me lo hanno permesso. Fu consegnata alla gente del villaggio non so altro>>.
Qualcosa in più racconta Hashor Mohammad, il padre di Karim:<< Disse di essere venuta a stare da noi. Nella nostra cultura quando una donna fugge di casa in piena notte, disonora la famiglia e il padre può agire contro chi accoglie sua figlia. Si crea così una forte ostilità tra le due famiglie. Fu necessario comunicare L’accaduto a Shamsi Mohammad, uno zio di Amina, che venne qui e se la riportò a casa>>. Quest’ultimo afferma con aria serena:<< Quando la portai a casa, chiamai alcuni anziani e suo padre. Amina diceva di non voler tornare dalla sua famiglia. Solo il giorno dopo venni a sapere della morte di mia nipote>>. Nella stessa cella è rinchiuso il padre di Amina, il quale con occhi collerici racconta:<< Mentre tentavamo di portarla a casa mia figlia ebbe un attacco di cuore e morì. È morta lungo il cammino, non è stata assassinata>>. La famiglia nega, gli anziani del villaggio dicono di non sapere. Ma il fatto è che Amina morì poche ore dopo la scoperta dell’adulterio.
In fondo a questo labirinto di silenzi e omertà, si sentono dei singhiozzi. Sono di Nazima, la madre di Karim. Con gli occhi pieni di lacrime e una foto tra le mani descrive suo figlio:<< Quando trovarono Karim e Amina a letto insieme chiamarono Mohammad Yussur, un anziano capo religioso, che ordinò di legare Karim. Cinque uomini lo tennero in custodia fino al giorno seguente. Dopo la preghiera del mattino, lo portarono all’ingresso della moschea e lo colpirono con delle pertiche finché non perse conoscenza. Quando gli stessi cinque uomini lo riportarono a casa Karim sanguinava. Quando lo vidi scoppiai a piangere. I miei fratelli e i miei cognati iniziarono a picchiarmi e a dirmi di tacere. Poco dopo, i cinque uomini tornarono e lo portarono via. Da allora non ho Più saputo niente di lui>>.

Questo racconto ci riporta un po’ indietro nel tempo…….
Storia: Paolo e Francesca
Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, cognati, che innamoratasi l’uno dell’altro vennero sorpresi da Giacomo Maletesta rispettivamente fratello e marito, e trucidati. Era uno di quei matrimoni stipulati per ragioni politiche; infatti esso sanciva la pace tra le famiglie dei da Polenta e dei Malatesta ristabilita dopo lunghe lotte e contese tra Ravenna e Rimini. I due innammorati vennero scoperti mentre erano intenti alla lettura di un libro di avventure amorose. Il romanzo: Lancelot, narra la storia di Lancillotto e Ginevra, il loro amore segreto, aveva molte affinità con il sentimento ancora nascosto tra i due cognati. La lettura spinge i due innamorati a sguardi furtivi, in cui l’uno legge nel pallore dell’altro il suo stesso sentimento. Nella scena del bacio di Lancillotto la passione divampa irresistibile e l’ardore dei due amanti diviene fiamma peccaminosa….

“Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancillotto come amor lo strinse;
soli eravamo e senza alcun sospetto.
Per più fate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci in viso;
ma solo un punto fu quel che vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu’l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante”.

Storia: Lancillotto e Ginevra

Lancillotto del Lago, uno dei cavalieri più famosi della tavola rotonda è innamorato di Ginevra, moglie dello stesso re Artù. Ginevra viene a sapere dell’amore di Lancillotto tramite un amico di quest’ ultimo: il siniscalco Galeotto.
Tutto inizia con il rapimento di Ginevra da parte del malvagio Meleagant, figlio del re di Gorre, terra misteriosa nella quale è difficile entrare e dalla quale gli stranieri non possono uscire. Molti cavalieri partono per liberare la regina, tra cui Keu, Galvano e un cavaliere misterioso che poi si scoprirà essere Lancillotto. Questo cammino presenta diversi ostacoli da superare, tra cui il Ponte della Spada, formato da una lama molto affilata sospesa su acque turbinose. Con l’aiuto di un anello incantato Lancillotto giunge a Gorre dove viene accolto amorevolmente da Ginevra che gli si concede.

“ Quando Lancillotto vede la regina che si appoggia alla finestra , che era sbarrata da grossi ferri, la saluta con un dolce saluto. Essa gliene rende subito un altro, poiché essi erano pieni di desiderio, egli di lei ed essa di lui. Non parlano e non discutono di cose scortesi o tristi. Si avvicinano l’uno all’altra, e si tengono ambedue per mano. Rincresce loro a dismisura di non potersi riunire insieme, tanto che maledicono l’inferriata. Ma Lancillotto si vanta di entrare, se alla regina piacerà, là dentro con lei: non rinuncerà a ciò a causa dei ferri. E la regina gli risponde:
- Non vedete voi come questi ferri sono rigidi, per chi voglia piegarli, e forti, a chi voglia spezzarli? Voi non potrete mai torcerli né tirarli verso di voi ne farli uscire, tanto da poterli strappare via.
- Signora – dice lui – non proccupatevene! Io non credo che il ferro valga qualcosa: nulla, all’infuori di voi, può trattenere dal raggiungere fino a voi. Se un vostro permesso me lo concede, la via è per me completamente libera; ma se la cosa non vi è gradita, essa per me è allora così sbarrata, che non vi passerò in alcun modo.
E la regina stende le braccia verso di lui e lo abbraccia, lo avvince strettamente al petto e lo trae verso di sé nel suo letto, e gli fa la migliore accoglienza che mai poté fargli, che le è suggerita da Amore e dal cuore.




Storia: Faten

Faten, Amani, Rudeina tre giovani donne palestinesi, sono state uccise nelle loro case di Ramallah e Gerusalemme Est perché avevano osato scrollarsi di dosso le convenzioni di una società che non tollerava devianze. I giustizieri erano appostati in casa, hanno progettato le eliminazioni con calma, realizzandole quando le vittime predestinate erano immerse nel sonno. L’aspetto più atroce di queste vicende è che i responsabili girano a testa alta avendo dato in nuovo smalto, a loro avviso, all’onore famigliare.
Chi l’ha conosciuta, dice che Faten Habbash (22 anni) era una giovane donna intelligente, emancipata, indipendente. La sua famiglia cristiana non vedeva di buon’ occhio la relazione con un giovane mussulmano di Ramallah. Per due volte il mese scorso, la coppia ha cercato di fuggire in Giordania. Ma i documenti del fidanzato non erano in regola: al valico del ponte Allenby è stato respinto. Faten e il fidanzato hanno deciso di restare nella vicina Gerico, nel tentativo di risolvere i problemi burocratici. Attivata dalla famiglia di Faten, la polizia palestinese ha intercettato senza problemi la fuggiasca per riportarla a Ramallah, dove è stata assalita brutalmente dal padre che le ha provocato lesioni al bacino tali da richiedere il ricovero in ospedale.
Le sue traversie non erano finite. Dopo una conversione con il padre il governatore di Ramallah si è convinto che Faten poteva rientrare senz’altro a casa. La giovane donna era in gabbia. All’alba di domenica i vicini hanno sentito le sue urla strazianti mentre il padre infieriva su di lei con una sbarra di ferro.
Ai suoi funerali – riferito una attivista palestinese per i diritti civili – la popolazione del quartiere si è divisa. Da un lato della chiesa un gruppo di giovani donne che denunciava la pratica dei diritti <<d’onore>>. Di fronte a loro un gruppo di donne, ancora più folto, che le intimava di tacere. Queste faccende, dicevano, richiedono assoluta discrezione.
Nelle stesse ore, pochi chilometri più a sud, nel rione di Jabel Mukaber di Gerusalemme Est, la polizia israeliana scopriva i cadaveri di due sorelle palestinesi: Amani Sqaqirat (20 anni) e Rudeina (29), entrambe morte soffocate.
Ai cronisti il padre è apparso sereno. Per le figlie uccise ha avuto solo parole di biasimo:<< Erano solite uscire con uomini diversi>> ha lamentato. Quando i cronisti hanno cercato di conoscere meglio gli umori del rione di Jabel Mukaber, sono stati allontanati perché – come a Ramallah – queste vicende devono restare coperte da totale omertà.
Questa è la ragione per cui non ci sono stati dati certi sul fenomeno dei delitti di onore nella società palestinese. Nel 1997 la polizia palestinese disse di aver indagato una ventina di casi. Ma un organizzazione locale dei diritti civili replicò che la stima doveva essere 15 volte maggiore.
Commentando l’uccisione di Faten analisti palestinesi confermano che le relazioni miste sono malviste sia dalla comunità mussulmana (fortemente maggioritaria) sia da quella cristiana, che attraversa una forte crisi demografica anche a causa di una cospicua emigrazione. Quando una donna cristiana sposa un mussulmano, viene fatto notare, la conversione è pressoché inevitabile. Ma su un piano più generale, molti attivisti concordano: la legge si mostra sin troppo comprensiva verso chi pratica il delitto d’onore. Secondo la legge giordana, applicata in Cisgiordania, un omicidio può essere considerato un atto di legittima difesa quando l’imputato intendeva tutelare il proprio onore o quello di un congiunto. Perché la polizia ascolti la denuncia di una ragazza, deve essere accompagnata dal padre o da uno zio. Quel che la legge non dice è che cosa deve fare per essere creduta.
Lunedì ai funerali di Faten Habbash il padre – formalmente sospettato di delitto – era presente. Successivamente, in un estremo gesti di disprezzo, ha fatto sapere a perenti e vicini che non era il caso di compiere visite di condoglianze.

Questa vicenda ci ricorda la storia di due famiglie che divisero un grande amore come quello tra….

Storia: Romeo e Giulietta

Tutto si svolge a Verona dove da anni due grandi famiglie, i Montecchi e i Capuleti, sono consegnati ad un odio inestinguibile.
Romeo, figlio ed erede della famiglia Montecchi, è innamorato della bella Rosalina.
Capuleti, il capo della famiglia rivale si prepara a dare una grande festa per permettere a sua figlia, Giulietta, di incontrare il Conte di Parigi. Questi in effetti l’ha richiesta in matrimonio ed i genitori di Giulietta sono favorevoli a questa unione. Romeo, che crede di trovarvi Rosalina, si autoinvita con gli amici Benvoglio e Mercuzio a questo grande ballo mascherato. Scorge Giulietta e ne resta folgorato dalla sua bellezza cadendo follemente innamorato di un colpo di fulmine reciproco. Lei si avvicina e lo abbraccia due volte quindi Romeo e Giulietta scoprono adesso la loro identità reciproca. Disperati si rendono conto di essersi innamorati ciascuno del proprio peggior nemico.
Al cader della notte, Romeo si nasconde nel giardino dei Capuleti. Qui si avvicina sotto il balcone di Giulietta e le dichiara il suo amore. Tutti e due fanno a gara nel pronunciare dichiarazione d’amore appassionate. Perdutamente innamorato il giorno dopo, Romeo si confida con fra Lorenzo, il suo confessore. Anche se Inizialmente incredulo, fra Lorenzo tuttavia gli promette di aiutarlo e di celebrare il suo matrimonio, nutrendo anche la speranza riconciliare Capuleti e Montecchi.
Successivamente Tebaldo, cugino di Giulietta, sfida Romeo a duello. Ma il giovane rifiuta di battersi mosso da una simpatia “fraterna” e dall’amore per Giulietta. Così interviene Mercuzio che si affretta a sostituirlo e a battersi contro Tebaldo. Ma quest’ultimo ha la meglio ferendolo a morte. Romeo, saputo dell’accaduto, vendica la morte dell’amico e uccide Tebaldo. Ricercato sarà costretto a fuggire, lasciando Giulietta in Preda al dolore.
Il padre preoccupato, decide di accelerare il matrimonio con il Conte di Parigi. Ma Giulietta si rifiuta e in preda al panico corre da fra Lorenzo che le propone un filtro che può darle l’aspetto della morta per 40 ore: credendola morta la chiuderanno nella tomba e fra Lorenzo verrà allora a liberarla. Il frate promette di informare Romeo dello stratagemma. Giulietta accetta il piano e beve il filtro. La mattina successiva la governante la scopre inanimata.
A Mantova dove Romeo è in esilio, riceve la notizia ed ha subito un raido pensiero: procurarsi del veleno e ritornare a Verona per morire accanto alla sua amata. Durante questo lasso di tempo fra Lorenzo si accorge che un imprevisto ha impedito il suo messaggero di informare Romeo del suo stratagemma e si affretta a recarsi alla tomba di Giulietta per liberarla.
Ma quando arriva il dramma è già avvenuto: Romeo prima ha un duello con il Conte di Parigi, poi vedendo la bellezza luminosa di Giulietta l’abbraccia e successivamente beve il veleno. Fra Lorenzo è sconvolto. Aspetta il risveglio di Giulietta per convincerla a seguirlo in convento. Ma Giulietta scopre il corpo di Romeo mortogli vicino e si pugnala con la spada dell’amante.


RIFLESSIONI:

Abbiamo scelto Romeo e Giulietta per l’amore contrastato tra le famiglie: metafora che meglio rispecchia la conflittualità etnico - religiosa tra cristiani e mussulmani. Dell’esempio di cui abbiamo parlato, ma ce ne sono tanti altri, come la carta dei diritti umani possa essere considerata una sovrastruttura universale se entra in contrasto con la struttura, cioè i valori religiosi che permettono all’uomo di dare una giustificazione ai propri istinti individuali. Infatti l’articolo 18 della carta dei diritti dell’uomo sancisce che:

ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Che entra in contraddizione con l’articolo 16 comma 1 – 2 :

Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza e religione. Essi hanno uguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.

Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

Questo paradosso si verifica in quanto la religione invade in modo totalizzante la coscienza dell’individuo, costringendolo a seguire precetti morali che egli stesso non condivide, limitandolo nell’esercizio dei diritti inalienabili, in primis quello di poter scegliere. In questo modo possono giustificarsi crimini, come il delitto d’onore, che trovano la loro legittimazione nell’esecuzione di norme religiose.
Infatti come sostiene Durkheim, la società esercita una forza coercitiva rispetto alle coscienze individuali che di conseguenza non possono influenzare la struttura sociale. Questo potrebbe essere uno dei motivi per il quale sarà difficilissimo porvi fine. Visto che l’uomo non può influenzare la società, la religione continuerà a costringerlo a rispettare le sue regole, permettendogli così di compiere altre “non violenze” chiamandole: diritto d’onore.
Inoltre un notevole sforzo dovrebbe essere fatto da parte del governo. È quest’ultimo che dovrebbe incidere sul costume, favorire l’educazione, insomma trasformare in profondità la società. Ma una tale volontà non esiste, anzi in certi ambienti islamici vicini al potere considerano la promozione della donna un infamia e reclamano perfino una riforma della legge islamica sulla famiglia del 1961, che riconosce alla donna alcuni diritti fondamentali. Perciò nessuna azione governativa contro il delitto d’onore figura all’ordine del giorno, in quanto, come afferma una avvocatessa e membro della commissione nazionale per la condizione della donna:<< il fronte religioso è troppo potente >>.


Storia: Evoluzione del delitto d’onore in Italia

Fino a qualche decennio fa la società e le leggi italiane non erano tanto diverse da quelle attualmente in vigore in molte zone del mondo: la maggior parte dei delitti erano legati all’onore, e la legge li condonava.
Il codice Rocco, promulgato durante il fascismo, all’art. 587 prevedeva:

“ Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira, determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale con il coniuge, con la figlia o con la sorella”.

È importante sottolineare: parlando di scoperta della “illegittima relazione carnale” non esigeva la scoperta in fragranza dei due “amanti illegittimi”, come gli articoli del precedente codice Zanardelli, ma bastava la “scoperta” della relazione e quindi anche solo la notizia; intesa come sospetto o come semplice “voce che girava”.
Infatti nel dopoguerra, la cronaca nera, in precedenza bandita dal fascismo, era piena di racconti, talvolta romanzati “delitti d’onore”: padri che uccidevano figlie “disonorate”, mariti che uccidevano la moglie adultera. Tribunali di famiglia e matrimoni riparatori erano gli unici in grado di salvare dall’esecuzione del delitto.
Pietro Germi nel 1961 riscosse successo internazionale e un Oscar alla sceneggiatura con il film:” Divorzio all’italiana” nel quale con i toni della farsa affrontava lo spinoso problema del delitto d’onore, in questo caso usato come “alternativa” del divorzio, ancora illegale.
Nel film il Barone Fefè Cefalù, innamorato della giovane cugina, spinge la moglie nelle braccia di un vecchio spasimante. Così potrà ucciderla e scontare una pena simbolica invocando il “delitto d’onore”.
Dopo le battaglie degli anni ’70 per il divorzio e l’aborto, dopo la promulgazione del nuovo codice di famiglia nel 1975, l’Italia non era più la stessa e la permanenza di simili leggi arcaiche diventava sempre più stridente. In ogni caso il delitto d’onore in Italia è stato abolito soltanto nel 1981 con la legge n° 442 con la quale si abrogava la rilevanza penale della causa d’onore, abolendo sia il matrimonio riparatore sia il delitto d’onore.

Mentre l’Italia è riuscita a nascondere questa legittimazione così non hanno fatto i paesi mussulmani. Qui la superiorità dell’elemento religioso comporta la soggezione del credente al diritto islamico indipendentemente dalla sua appartenenza ad uno stato con un diverso sistema giudico. Le norme relative ai riti, alla famiglia, all’eredità sono le più legate ai precetti sacri.

Diritto penale islamico
Non presenta una distinzione netta tra reato e peccato, dato il carattere religioso dell’intero sistema giuridico. Di conseguenza, il diritto penale fa la sua apparizione verso XII sec. Prendono il nome di Hodood: norme che puniscono i comportamenti contrari ad una legge islamica. Sono i più gravi e i giudici ha nei loro riguardi un potere discrezionale molto limitato. Contro questi reatila religione viene difesa con durezza: la flagellazione e la pena di morte colpiscono i reati contro Allah, quali l’apostasia, la bestemmia o l’adulterio. Pene corporali severe vengono applicate a reati gravi come il furto o il brigantaggio. Questi reati vengono sempre perseguiti d’ ufficio, perché rivolti contro dio, e lo stato è il vicario di Dio sulla terra.
Da una ventina d’anni l’avanzata di un islam integralista e la generazione della sharia hanno avuto un forte impatto sulla sorte delle donne. I decreti del 1979 secondo cui l’adulterio e la fornicazione sono crimini passibili dalla pena di morte, non solo hanno trasformato infrazioni penali in crimini religiosi, ma hanno rafforzato le peggio tradizioni tribali. Proprio come depenalizzazione dello stupro, molto diffuso in Pakistan: ormai la prova è a carico della vittima.
Il Pakistan, come gi altri paesi, non vede la necessità di rispettare i diritti dell’uomo. E ancora meno quelli della donna.

CONCLUSIONI

Oltre alle motivazioni istituzionali e religiose, il discorso ci porta a conclusioni di ordine sociologico. Se consideriamo la società come una sovrastruttura coercitiva, riferendoci a Durkheim, allora dobbiamo evincere che essa ha bisogno di creare schemi: entro i quali “confezionare” gli individui, per non dar loro modo di essere devianti.
Invece se la guardiamo dal punto di vista degli Psicologi Sociali, i quali sostengono che la società sia il riflesso della forma mentis interna dell’individuo e del suo modo di percepire la realtà, di conseguenza sarà l’individuo a chiudere la società in schemi coercitivi vincolanti per se stesso, come è appunto è l’esempio della religione.
Allo stesso modo anche la Sociologia della traslazione parte dalle analisi delle azioni degli individui per arrivare a spiegare la struttura sociale, ma arrivando a conclusioni diverse rispetto alla psicologia sociale.
Da qualsiasi angolazione la si veda, rimane sempre il “quid” in sospeso: come ma l’individuo ha bisogno di chiudersi in schemi che non gli permettono di vivere liberamente i propri istinti?
E perché una volta delineati ha bisogno di un “alter ego” per evaderli?

di LUDOVICA E ROBERTA