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Desideri cellulari

Il cellulare è un oggetto tecno-sociale che oggi più che mai tende a far convergere tecnologia e socialità nel desiderio, nel rapporto desiderante tra individuo e oggetto e tra individui aventi lo stesso oggetto. Secondo Jean Baudrillard “a livello dell’oggetto tecnico perfezionato” è presente “un simbolismo non più legato alle funzioni primarie, ma alle funzioni sovrastrutturali: l’uomo non proietta più negli oggetti automatizzati i suoi gesti, la sua energia, i suoi bisogni, l’immagine del suo corpo, ma l’autonomia della sua coscienza, il potere di controllo, l’individualità specifica, l’idea della sua persona” (J. Braudillard, 1972, pag. 145). E’ ineludibile la prospettiva di studiare il telefono cellulare analizzando il legame sociale, analisi che non può prescindere l’analisi di un’etica e un’estetica del desiderio: il desiderio dell’oggetto tecnologico(che non si esaurisce in una mera oggettualità), nella coscienza individuale di un soggetto che si rapporta all’oggetto del desiderio nel desiderio di connettività. Si è perché si desidera, si è tra e con desideranti, se e solo se, desiderati. Il cellulare è la rappresentazione fisica e tangibile di questo nostro essere sociali e desideranti ma anche della peculiarità di una socialità desiderante nell’immaginario attuale. Ma una tangibilità sempre al limite della sua negazione: una anoressia cellulare che affranchi la nostra necessità comunicativa dai media che la rendono possibile . Peso e dimensioni di oggetti del desiderio che rasentano l’immateriale, ed è proprio questa tensione all’immateriale a renderceli tanto desiderabili. La legerezza, al di là degli aspetti pratico-funzionali, diviene un imperativo, quasi che la levità dell’oggetto(ergo della comunicazione come possibilità che l’oggetto incarna) ci sgravasse dalla pesantezza del reale. Quasi che la leggerezza dell’oggetto si trasferisca agli esiti delle relazioni, trasportandoci in quella che Flichy definisce ‘bolla comunicazionale’, una bolla che ci sollevi dalla gravità del resto. E una leggerezza del luogo: il cellulare mette in contatto soggetti presenti in luoghi diversi, e assenti agli altri soggetti presenti nello stesso luogo. Producendo cioè un isolamento dei presenti in favore di un contatto con gli assenti. Un contatto, sia chiaro, che prescinde dai contenuti della comunicazione, e che punta essenzialmente a mantenere questo contatto al di là dei contenuti. A rassicurare il soggetto della sua desiderabilità. Forse proprio questo isolamento ci rassicura: abbiamo bisogno di sentirci per non sentirci soli . Così come ci rassicura la perfezione formale di un oggetto che è vera e propria magia tecnologica, il cui mistero ci seduce, ma allo stesso tempo anche oggetto d’uso quotidiano che, parafrasando Alberoni, trova perfetta collocazione nella serie degli accessori personali. E si acquistano personalità, non semplici oggetti funzionali. Personalità da collocare nella serie di propri accessori personali. Ma una personalizzazione preconfezionata e comunque limitata. I prodotti infatti tendono a differenziarsi tra loro e in loro stessi attraverso la scelta del consumatore al momento dell’acquisto e la sua fruizione del prodotto, una volta acquistato, ma come afferma Baudrillard “le differenze specifiche sono prodotte industrialmente, la scelta potenziale è pietrificata a priori: ciò che rimane è una pura illusione di una differenziazione personale poiché ogni differenza è già integrata precedentemente”. Quindi se la chiave della desiderabilità dell’oggetto è la sua personalità(e quindi personalizzazione), è vero tuttavia che la scelta si limita ad una selezione di personalità tra quelle disponibili sul mercato ed esperibili dall’industria. Il controsenso sta proprio qui: il cellulare tende a nascondersi nella soggettività dell’utente, la cui sogettività viene ad identificarsi con una porzione di possibilità supposte infinite e invece predeterminate. A questo si aggiunga una assenza implosa in una presenza iperattuale, quella degli oggetti che esprimono la nostra sogettività. Una soggettività reclamata in fondo dall’oggetto stesso. Tomografia cellulare: oggi (o domani, per quel che vale la differenza) è possibile inserire il codice Pin coi nostri tratti somatici. Il cellulare riconosce la nostra faccia. Prima di farci accedere al menu controlla sia la nostra faccia e non un’altra. Resta da chiedersi se basti essere riconosciuti dal proprio cellulare per esserne davvero certi.

di Andrea Silvestri