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C'era una volta la tv

 

 

 

“Il verbo greco metamorfòo, usato prevalentemente al medio o al passivo, indica un processo di mutazione, una trasformazione sensibile, in cui il mutamento di apparenza non comporta solo un “diventare diverso” (metaschematizesthai), ma “ diventare qualcosa d’altro” (metamorfousthai)”. Trasfigurazione[1], Luisa Valeriani

C’era una volta la tv. Poi la televisione si è sublimata in una nube di fantasmatiche tele-visioni. Attraverso l’emergere di una soggettività sempre più polimorfa e polidimensionale, il fruitore di televisione non si è più accontentato di appiattirsi su uno schermo tridimensionale(sul piano della forma), che riproponesse all’interno del salotto contenuti obsoleti dell’immaginario collettivo(ma attraverso lo spettacolo della tecnologia:la tv stessa). E’ noto l’assunto di McLuhan, secondo cui nuove tecnologie sposano vecchi contenuti; così anche la televisione nella sua preistoria presupponeva un fruitore non ancora alfabetizzato ai suoi linguaggi. Ma l’alfabetizzazione televisiva ha subito un processo di accelerazione con l’avvento del telecomando,nel 1956 ad opera di Robert Adler, che ha rappresentato un vero e proprio strumento di emancipazione della soggettività. Secondo Abruzzese , proprio attraverso il telecomando, “il consumatore si è fatto più forte dei testi, il suo tempo interiore più forte della loro struttura esteriore, della loro oggettivazione del tempo e dello spazio”[2]. Da uno spettatore piatto di fronte allo schermo tridimensionale, si è allora passati ad uno schermo che andava via via appiattendosi di fronte ad un soggetto (non più spettatore ma spett-attore) che afferma la propria tridimensionalità. Il processo di miniaturizzazione tecnologica degli anni Settanta si è accompagnato ad un processo esattamente inverso: quello della gigantizzazione(che nei suoi eccessi è stata una vera e propria ipertrofia)della soggettività. Come afferma Rosalind Krauss infatti, quel “doppio che compare sullo schermo non si può chiamare un vero oggetto esterno, è piuttosto uno spostamento del sé, una dislocazione da sé a riflesso”. In pratica ciò che pubblicizza la tecnologia televisiva, ossia l’effetto finestra, che annulla ogni linea di demarcazione tra lo schermo(come cornice) e il mondo circostante, nella sua massima esaltazione trova proprio un punto di rottura:l’annullamento della televisione, in una nube di tele-visioni in cui ciò che viene offerto alla vista non è tanto una finestra sul mondo, quanto una finestra(o meglio:uno specchio) su se stessi. Questo è del tutto evidente sul piano contenutistico, se guardiamo alla serializzazione del reality show, del talk show e dei reality games. La tv perde il suo carattere monumentale, erigendo un monumento alla soggettività cedendole una dimensione, la profondità: esemplare “l’ultrapiatto “Aquos” della Sharp, disegnato da Toshiyuki Kita nel 2000, [che] ne emblematizza, insieme agli analoghi prodotti della Philips , il modello estremo: ciò che resta dell’apparecchio è solo lo schermo, il che ne fa un oggetto bidimensionale, che si estende nello spazio, ma è privo di profondità. Lo spontaneo proporsi del televisore come struttura parietale – che ne sottolinea l’immagine metamorfica della “finestra” - viene così ribadito dalla sua configurazione, che però è frutto non tanto del suo progetto formale, quanto di quello tecnico. Senza gli sviluppi degli schermi a cristalli liquidi quella soluzione non sarebbe stata possibile. Il design, che ha molto faticato per trovare la sua giusta collocazione nell’ideazione di questo prodotto, si è fatto semmai portatore di un’esigenza d’ordine spaziale e arredativo, giacché ha molto lavorato intorno a volumi sempre meno massicci e monumentali”[3].

Come eravamo

La televisione nasce nel 1884, di parto prematuro. E’ infatti nel decennio 1950-1960 che si assiste alla diffusione della televisione[4]. Nel 1939 viene venduto il primo apparecchio televisivo e appena un ventennio dopo, negli USA , alla nascita delle prime emittenti a colori, si possono già contare 55 milioni di apparecchi. Fra il 1960 ed il 1970 la televisione ha un tumultuoso sviluppo, grazie anche all'impiego dei transistor, sia nella radio che nella televisione e, “a partire dal 1964, dei circuiti integrati che, oltre ad essere un ulteriore passo avanti nel processo di miniaturizzazione degli apparecchi, eliminano una serie di operazioni di saldatura e cablaggio, diminuendo le cause di guasti e riducendo drasticamente i costi di produzione”[5] . La tv è ora davvero di massa. Gli anni Settanta sono gli anni di una ricerca formale, calibrata tra eccessi e rigore ma capace di trasformare il televisore in un elegante totem, attraverso un attento equilibrio di linee tonde e squadrate, un sapiente uso di finiture e materiali sofisticati. Agli inizi degli anni Ottanta con la tv digitale e il Dolby surround il cinema entra nel salotto, e il salotto comincia a strutturarsi attorno alla televisione. Non soltanto funzionalmente(e ancora di più dall’avvento dell’home theatre) ma anche in linea di continuità col passato, le tv si costituiscono come baricentri estetici delle monadi abitative. Agli inizi degli anni ‘90 la tv è high tech, è minimalista, è neopop, o addirittura etnica: comunque sempre più integrata con l’ambiente e il corpo dell’uomo.La distanza semantica tra schermo e occhio si assottiglia, e lo schermo si adatta alla visione in maniera del tutto naturale, dallo schermo 16/9 allo schermo senza sfarfallioe a bassa riflessione. Il design deve allora necessariamente porsi come disciplina progettuale, dovendo far fronte a un mercato internazionale sempre più articolato ed esigente. La creatività del designer si accompagna allora a “competenze specifiche, che vanno dalle nozioni sui materiali e le tecniche di lavorazione all’ergonomia e al marketing”[6].

Come saremo

La Tv del terzo millennio sarà Fed, la televisione a emissione di campo, il cui principio di funzionamento è “tanto simile al tubo catodico dei televisori odierni da renderne semplicissima la sostituzione. Estremamente piatto, senza filtri colorati che ne riducano la luminosità, di grande semplicità realizzativa e dal funzionamento molto simile a quello di un comune tubo a raggi catodici, il televisore a emissione di campo sarà un sistema economico e affidabile: un sicuro erede dell'esperienza, ormai centenaria, dei tubi catodici”[7]. Gli scenari che sembrano prefigurarsi mirano inoltre ad una rivalutazione dei videoproiettori (un segno di contiguità-continuità con il cinema), grazie alla miniaturizzazione dei dispositivi di proiezione come il Micro Mirror. In un unico mobile saranno racchiusi sia il proiettore che lo schermo. Prossime frontiere della visione è la televisione “pellicolare”, e la visione ologrammattica, anche se per ora è più facile aspettarsi una diffusione capillare(a seguito dell’abbassamento dei costi e delle esigenze spaziali delle celle abitative) del

plasma e dell’LCD(per gli schermi di dimensioni più ridotte).

C’eravamo tanto amati

Il carattere passionale della fruizione televisiva si è progressivamente eroso, lasciando il posto a una fruizione distratta, disincantata. Se nella preistoria televisiva la fruizione era essenzialmente patica e collettiva, e in qualche modo il “paradiso” del teatro all’italiana si era riversato nelle sale dei bar o nei salotti(non più quelli intellettuali ottocenteschi, ma quelli postbellici di “Lascia o raddoppia”). Questo carattere teatral-cafe chantant era palesato dalle forme lignee e rigorose della tv, il cui schermo tendeva a prefigurarsi non già schermo ma sipario. La tv aveva sostituito la centralità della radio nel salotto, in qualche modo non designando uno scarto quanto piuttosto un continuum: della radio(oltre che contenuti e personaggi), la tv prende le forme. “Allorché presero a trasferirsi in massa dai locali pubblici - dove a contare era la “televisione”, non il suo voluminoso medium – alle abitazione, [le televisioni] si proposero come “monumenti” tecnologici che sconvolsero l’equilibrio spaziale dei vecchi salotti.[…]Ciò fece del televisore un vero e proprio pezzo di arredo, ma dotato di un’imponenza oggettiva e funzionale che il design si incaricò di inserire senza traumi nell’ambiente domestico. Il piedistallo del Brionvega “TVC26” , disegnato nel 1978 da Mario e Dario Bellini, ne accentuò la monumentalità, ma ne rese meno pesante l’ingombro spaziale; il rivestimento del corpo tecnico in materiale morbido e l’equilibrio architettonico raggiunto tra la superficie vetrata del monitor e l’alta fascia delle strumentazione, studiati nel 1978 da Cesare ed Emanuele Ponzio per l’ “AX16” dell’Autovox, tesero ad adeguare l’impatto visivo a una concezione più moderna e suadente dell’arredamento”[8]. Pian piano il rigore delle linee, oltre che dei formati e degli stili di conduzione, andavano facendosi sempre più sinuose e funzionali , rendendo elusiva la demarcazione tra tecnologia e natura. La tv scandisce i ritmi del quotidiano, e il quotidiano entra di diritto nella televisione: la tv entra in cucina, nella camera da letto, si moltiplica nelle abitazioni perché ogni individuo disponga della sua tele-visione. La tv diviene sempre più versatile e portatile: nell’incessante miniaturizzazione diviene orologio, occhiale e gioiello, fino a vaporizzare nella più recente polimedialità (accorpando armonicamente media diversi tra loro e con l’ambiente circostante).

Una televisione da indossare più che elemento d’arredo, da sfoggiare più che da guardare,in una parola:da vivere. La passionalità della fruizione lascia il posto alla passionalità delle forme. La presenza fisica dell’oggetto e la sua identità funzionale trovano un equilibrio già sul finire degli anni 50, con il televisore della Sony, mentre oggi assistiamo non tanto ad una evoluzione di questo delicato equilibrio, quanto all’esplosione dell’identità funzionale dell’oggetto in concomitanza alla implosione della sua presenza fisica. Se “lo sviluppo dell’elettronica e dell’informatica fu di per sé promotore di una ricerca formale, implicita, ma non per questo meno significativa”[9], l’incontro con un pubblico di massa è stato possibile grazie ad una sensibilità diffusa ad accogliere nuove forme. In questo processo di differenziazione della fruizione televisiva, di democratizzazione della visione, di diffusione pervasiva nei territori metropolitani, il telecomando (scettro e clava del consumatore) ha rivestito un ruolo assolutamente centrale. Il successo di un programma come blob si spiega anche e soprattutto attraverso questo: di-mostrare come proprio la decontestualizzazione dei testi televisivi possa creare nuovi testi, in piena autonomia semantica. Ma è la televisione che attraverso il telecomando e il potere dello zapping si è fatta blob, rivelando infondate le generalizzate demonizzazioni della tv come moderno Moloch e fondando nuove paure:lo spettatore è il nuovo mostro e lo share il nuovo sovrano.

Conclusioni

Stiamo vivendo un passaggio epocale: un mutamento di forme che investe le sostanze più intime della nostra soggettività. L’emersione di una soggettività plurima e polidimensionale che nonpuò più trovare espressione e appagamento nelle forme che fino a qualche tempo fa ci erano tanto famigliari. Lo schermo si è appiattito, perché i vecchi monumenti si sono erosi alla prova con il tempo(così come la rappresentaza partitica e le istituzioni storiche), assurgendo a nuovi totem parietali per il culto narcisistico di un futuro che ancora non ci appartiene.

Bibliografia

·Abruzzese A.,Lessico della comunicazione, Meltemi: Roma 2003

·Abruzzese A., Lo splendore della TV, Costa & Nolan: Roma 2000

·Abruzzese A. Semiramide e noi , Milano:Bompiani,1998

·Abruzzese A., L’industria culturale,tracce e immagini di un privilegio, con Borrelli D., Roma :Carocci, 2000

·Abruzzese A., Metafore della pubblicità,Genova: Costa & Nolan,1989

·Benjamin W., L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Torino:Einauidi, 2000

·Carmagnola F. e Ferraresi M., Merci di culto Ipermerce e società mediale, Castelvecchi, Roma:1999

·Menduni E. I linguaggi della radio e della televisione, Roma:Laterza 2002

·Morcellini M. Mediazione della cultura.Introduzione all’analisi dei consumi televisivi e culturali, in Id (a cura di) ,Lo spettacolo del consumo.Televisione e cultura di massa nella legittimazione sociale, Milano: Angeli,1968

·Pitteri, Polaroid dal pianeta terra, Roma:Laterza 2000

·Valentini V., Allo specchio, Roma:1998

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[1] Trasfigurazione, Luisa Valeriani in Lessico della comunicazione, Alberto Abruzzese, Meltemi: Roma 2003, cit. p.587

[2] Lessico della comunicazione, Alberto Abruzzese, Meltemi: Roma 2003, cit. p. 384

[3] Vitta cit. p.329

[4] Il brevetto di P. Nipkow era relativo ad un disco che presentava una serie di fori disposti a spirale, che, posto di fronte ad un'immagine e fatto ruotare, permetteva ai raggi luminosi, provenienti da ciascuno dei punti dell'immagine stessa, di passare un’unica volta scomponendola quindi in una serie di punti luminosi. K. F. Braun inventa, nel 1897, il "tubo elettronico a radiazione catodica", alla base dei moderni cinescopi, mentre il tedesco O. von Bronk nel 1902 deposita un brevetto per la risoluzione delle immagini con una serie di punti paralleli. Nel 1909 è l’americano H.Gernsback a coniare il termine “televisore”. Molti sono i tentativi, negli anni '20 di trasmissione di immagine. Nel 1924 presso la Telefunken di Berlino, A. Karolus realizza il primo apparato sperimentale televisivo a 12,5 immagini e 48 righe, con il quale realizza diverse trasmissioni. Il russo V. K. Zworykin, nel 1923 realizza un ricevitore di immagini televisive, che impiega un tubo di Braun, con il quale, a Londra, vengono realizzate trasmissioni sperimentali che subiranno una lunga interruzione, causata dalla seconda guerra mondiale, ma che riprenderanno 10 anni dopo. .Di televisione a colori già si parla nel 1928, in Inghilterra, Germania e Stati Uniti. Il primo apparecchio elettronico viene prodotto negli USA dalla società RCA (Radio Corporation of America) nel 1939, e nello stesso anno Karolus raggiunge le 875 righe e le 25 immagini al secondo.Il radar (radio detection and ranging), dispositivo che consente la rilevazione e la misura via radio della distanza di lontani oggetti, quasi un ibrido fra radio e televisione, le cui ricerche sono iniziate negli anni '30 in Gran Bretagna, Germania, Francia e Stati Uniti, viene realizzato dagli inglesi all'inizio degli anni 40 e rappresenterà per gli Alleati un fattore difensivo di eccezionale importanza. Basato sull'uso di onde elettromagnetiche con lunghezza d'onda molto corta, e quindi altissima frequenza, sfrutta il fatto che esse vengono riflesse da oggetti solidi e, viaggiando a velocità costante, permettono, misurando il tempo da esse impiegato dalla trasmissione alla ricezione dopo la riflessione, di dedurre la distanza dell'oggetto.Le prime trasmissioni sperimentali di televisione a colori vengono effettuate negli USA nel 1941 dalla società CBS (Columbia Broadcasting Corporation); con la fine della guerra viene ripreso lo sviluppo delle reti televisive e sempre negli USA, nel 1951 viene realizzato il primo collegamento televisivo "from coast to coast" di 9600km.

[5]Fonte internet

[6]Fonte internet

[7]Fonte internet

[8] Vitta cit. p.274

[9] Vitta cit. p. 304

 




di A. Silvestri con la collaborazione di A.Falcone