Berlusconi, ovvero politica e modernità


1. Perché Berlusconi ha vinto: tv, consumi e politica
“Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo ad un passato politicamente ed economicamente fallimentare”.
Così Silvio Berlusconi annuncia alle televisioni, il 26 gennaio 1994, la volontà di entrare in politica. La bufera-tangentopoli si è appena abbattuta sul mondo politico italiano e, di pari passo con lo scioglimento del blocco comunista est-europeo e i conseguenti, traumatici mutamenti che hanno coinvolto i partiti di matrice socialista, ha demolito a suon di arresti e di “nevrosi” parlamentari un lungo periodo della vita pubblica italiana. Viene di solito associata a questi due fenomeni la cavalcata politica di Berlusconi, che in pochi mesi fonda un nuovo movimento, che raccoglie professionalità di mondi diversi, dal marketing alla pubblicità alla tv alla sfera intellettuale alla stessa politica, e, a capo del polo di centro-destra, vince le elezioni del ’94.
C’è una parte di verità in tutto ciò. Ma non c’è tutta la verità. Tangentopoli rappresenta il punto di definitiva divaricazione tra l’opinione pubblica e il mondo politico tutto. Ma la divaricazione affonda le proprie radici e fonda la propria solidità in fenomeni assai più profondi, verso cui gli intellettuali sono stati tradizionalmente ciechi e superficiali.
Gli anni ’80 si contrappongono agli anni ’70 per la grande ondata di ottimismo che travolge il vissuto quotidiano occidentale. Sono anni in cui la propensione al benessere, ai consumi, alla valorizzazione del proprio corpo si accompagnano alla definitiva implosione delle vecchie agenzie di socializzazione . La frattura tra elettorato e mondo politico si fa a questo punto inevitabile: la politica italiana, pienamente investita dalla crisi delle agenzie di socializzazione, paga il rapporto di totale dissintonia e incomprensione con il fenomeno del consumo, proprio nelle due tradizioni politiche di maggior spicco, quella comunista e quella democristiana. Principale volano del consumo diviene la tv privata, in Italia incarnata dalla figura del Cavaliere (una politica assolutamente miope consente il “tutti contro tutti” in piena anarchia e senza regole in quel campo inesplorato ma troppo ghiotto rappresentato dalle nuove tv), che in pochi anni conquista l’intero mondo televisivo privato e, a questo punto, diviene egli stesso televisione, assieme al proprio pubblico. Berlusconi diviene l’uomo che incarna i desideri degli spettatori , quel pubblico fatto di teleutenti assidui e appassionati ma di elettori delusi. Ebbene, nel 1994 assieme a Berlusconi, vanno al potere le culture del consumo, e tutti quei linguaggi incarnati dalla tv privata e ignorati dalla cultura istituzionale e dalla politica tradizionale. In un certo senso, Berlusconi è riuscito a dare rappresentanza a tutti coloro che non erano rappresentati. Per un motivo o per un altro, questi ultimi si sono rivelati la maggioranza.

2. Perché Berlusconi ha perso: un comunista in Puglia.
Cosa è successo oggi? Perché la marcia inarrestabile di Berlusconi si è piano piano arrestata, fino a divenire una caduta? Basteranno le elezioni regionali perse (assieme, probabilmente, alle prossime politiche) per archiviare il fenomeno-Berlusconi come una comparsata della cronaca? E, soprattutto, ritorneranno in auge le tradizioni politiche consolidate?
Lo stato delle cose è assai complesso. Alla prima domanda la risposta più efficace sembra provenire dall’incrocio di due fenomeni. Da un lato, Berlusconi appare oggi sempre più omologato nel mondo politico e lontano dalle sue origini televisivo-consumistiche. Impegnato tra cene ufficiali, vertici, tentativi (moltiplicatisi nel tempo) di tenere assieme una maggioranza che in tutto ricalca, al contrario delle previsioni, le maggioranze instabili della prima e della seconda repubblica, sembra sempre più distante da quel cittadino-consumatore che più di ogni altro aveva costituito la sua forza. L’energia anti-politica di Berlusconi si è ormai esaurita. Come si è esaurito, ed è il secondo fenomeno importante, il sogno di un miracolo italiano che Berlusconi aveva promesso e che, proprio come per gli uomini della vecchia politica, non è arrivato.
Invece, le ultime due domande sono strettamente collegate tra loro. Berlusconi non resterà una comparsa della cronaca, e ogni tentativo di politici (non solo avversari) e intellettuali di attuare una riduzione di questo genere sarà una lettura miope della realtà. Il fenomeno Berlusconi ci ha regalato una grande lezione, mai realmente colta: un bisogno di partecipazione politica che travalica vecchie agenzie e istituzioni. Il pubblico televisivo voleva partecipare alla gestione della cosa pubblica, ma non poteva farlo, perché le vecchie tradizioni politiche non erano in grado di rappresentarlo. Ebbene, la domanda di partecipazione politica non si esaurisce assieme a Berlusconi, e un fenomeno per certi versi opposto ce lo indica. Si tratta della clamorosa vittoria di Nichi Vendola a presidente della regione Puglia. Personaggio assai inconsueto nella politica italiana, intellettuale dinamico, comunista, omosessuale, dal look non omologato, Vendola ha chiamato a sé per la vittoria la partecipazione di centinaia di migliaia di elettori, sia nelle primarie, dove ha battuto un candidato più moderato, sia nelle elezioni, in cui ha sconfitto il Presidente uscente che fino a poche settimane prima appariva imbattibile. Ebbene, in questa storia, il segno di una domanda di partecipazione politica, ma di una partecipazione comunque originale e diversa, ha molto in comune con la cavalcata politica di Berlusconi, e ci segnala come non sarà una restaurazione delle forze e delle istituzioni politiche tradizionali a poter raccogliere questa domanda, ma ci sarà bisogno di nuove, e più coinvolgenti e attraenti risposte. Anche, perché no, in un’utopia tecnologico-democratica come quella paventata da Pierre Lévy .

di Simone Luciani