A forza di camminare nelle zone dell'incerto

 



Il futuro che l’industria stava realizzando non si attuava nell’ordine, ma nel caos e nella complessità della concorrenza e della globalizzazione dei mercati.

La convivenza di linguaggi standard e di linguaggi anarchici, di tecnologie primitive e avanzate di prodotti di massa e individuali, di oggetti eterni e provvisori, era parte fondamentale del futuro, e non del nostro passato. Le categorie centrali della nuova cultura diventano la complessità e l’ibridazione in luogo dell’ordine e della programmazione, previsti dai razionalisti della modernità.

La metropoli, nel contesto post-industriale assume caratteristiche indefinite. La metropoli ibrida nasceva dal ribaltamento complessivo del teorema centrale della modernità, che affermava la certezza che il caos e le contraddizioni presenti nella società erano destinati a scomparire nell’ordine del progresso industriale.Tale progresso avrebbe realizzato una società logica, razionale e programmata. Il caos dei linguaggi, i conflitti di logiche e comportamenti che esistevano nella società erano per i razionalisti europei un effetto dei ritardi nei processi di trasformazione industriale, ed erano destinati a scomparire nell’orizzonte d’ordine della modernità.

Ma questa ipotesi non teneva conto che lo sviluppo dell’industria era strettamente legato allo sfruttamento dei consumi, quindi alla moltiplicazione dei linguaggi e alla diversificazione dei modelli; il mercato non stava producendo una omologazione delle forme e delle tecnologie, ma la loro contaminazione e ibridazione.

Il prodotto industriale, collocato in questo scenario dinamico, dove si mescolano tante culture, comportamenti , tanti territori immaginari, doveva riuscire a comunicare in tempi brevi la propria identità, i propri sistemi di relazioni e i suoi modi di consumo.

I tempi dei vecchi prodotti che andavano bene per tutti erano tramontati; si doveva adesso progettare producendo selezione e diversità; prodotti ad alta o bassa tecnologia, con cui stabilire relazioni complesse, funzionali, ma anche poetiche e letterarie.

Questo è lo scenario della società post industriale. Questa svolta epocale valorizzò la tendenza del design a porsi come cultura eccentrica rispetto alla modernità classica.

La frantumazione dei grandi mercati di massa in mercati di nicchia rivolti a gruppi semantici e di tendenza, e quindi la domanda di qualità espressive sempre più sofisticate già erano presenti nella storia del design italiano. Laboratori sperimentali come Alchimia e Memphis (derivati dalla ricerca sul radical design) sin dalla seconda metà degli anni Settanta esprimevano nuovi segni eccentrici, rispetto alla modernità classica, questo è il IL NEW DESIGN.

Uno dei personaggi simbolo di questo movimento, è Ettore Sottsass. L'immagine qui a lato rappresenta la libreria Carlton (per Menphis 1981), di Ettore Sottsass .

“A forza di camminare nelle zone dell’incerto…a forza di colloquiare con la metafora e l’utopia…a forza di toglierci di mezzo…adesso ci troviamo con una certa esperienza, siamo diventati bravi esploratori…adesso possiamo finalmente procedere con passo leggero, il peggio è passato”.

Lasciatasi alle spalle la lunga fase di elaborazione concettuale, culminata nella collaborazione con”Studio alchimia”, e nuovamente deciso a riprendere il dialogo con produttori e pubblico, cosi Ettore Sottsass presenta, nel settembre del 1981, “Memphis, the New International Style”, alla showroom Arc 74’, a Milano.

“Memphis”produce mobili, lampade e ceramiche, tessuti e argenti, progettati, oltre che da Sottsass, da giovani architetti che lavorano con lui, Cibic, Zanini, Thun, De lucchi.

Memphis, sfida aperta al “buongusto”, usa il laminato plastico, accosta colori violenti, decora le superfici, inclina i piani. Senza dar troppo a vedere di quali e quante ricerche sia frutto, e neppure scongiurare che si tratti di una moda e come una moda sia destinata a morire, il fenomeno “Memphis” entra nei musei di tutto il mondo, influenza il modo di vestire, e non solo di abitare, offre il proprio stile a negozi e riviste.Una dichiarazione pacifica di vittoria, sulla mediocrità, sul conformismo e sulla tradizione

di Simona Giuliani